“Statevi parati”

(Il pezzo è stato modificato in seguito a una puntualizzazione dell’assessore di Jerzu, vedi i commenti)


Come non sciogliere i nodi

La scorsa settimana, proprio mentre mi stavo domandando se esiste ancora in Italia qualcuno che si possa definire cattolico e progressista, è scoppiato un vespaio sugli atti di un convegno degli scout cattolici in cui si parlava di omosessualità: e non se ne parlava in modo molto progressista, diciamo. Quello dell’omosessualità nello scoutismo italiano (cattolico) è un nodo che prima o poi sarebbe venuto al pettine: mi dispiace che sia successo in questo modo. Per esempio vorrei manifestare tutta la mia solidarietà per gli scout di Jerzu (Update: non ci sono scout a Jerzu, avevo capito male: vedi la replica dell’assessore), un paese dell’Ogliastra che non fa 4000 abitanti, che per quanto ne so non hanno mai discriminato un omosessuale, ai quali tuttavia dall’oggi al domani un assessore ha tolto i locali per le attività: e glieli ha tolti sulla base di quel che ha letto su Repubblica, ovvero che l’Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani (da qui in poi AGESCI) avrebbe diramato “linee guida” omofobe. Il che non è vero, è un’invenzione, tra le altre, di un giornalista. Non uno qualunque: quello che se non sei d’accordo con lui ti dà dell’antisemita sull’homepage di Repubblica, si mette a insinuare che tu faccia lezioni antisemite ai tuoi studenti finché un altro assessore, o un sottosegretario, non ti manda gli ispettori. Per dire l’eterogenesi dei fini: il giornalista ha scritto un pezzo prendendo per “linee guida da condividere con i 177mila soci” gli atti di un convegno che non sono “linee guida”; a centinaia di chilometri un assessore di Jerzu ci ha creduto e adesso gli scout non hanno più i loro locali per fare attività. In un paesino sardo di meno di 4000 abitanti che immagino sia pieno di svaghi per il tempo libero di bambini e adolescenti.

Ma probabilmente a voi non frega nulla dei paesini di meno di 4000 abitanti, o perlomeno ritenete che sconfiggere l’omofobia sia una priorità di fronte alla quale gli adolescenti di Jerzu (etero e omo) possono anche temporaneamente andare a farsi fottere. Qui devo fare coming out: io sono nato in un paesino di meno di 4000 abitanti e il mio giudizio sulla faccenda ne è probabilmente influenzato. Già che ci sono faccio un ulteriore coming out: sono stato uno scout cattolico per tantissimo tempo, perché nel mio paesino era di gran lunga la cosa più fica che ci fosse. Per la verità c’era anche suonare chitarre distorte in un garage, e ho fatto entrambe le cose, ma sulla distanza lo scoutismo mi ha dato di più. Per dire, il mestiere che faccio adesso, se so farlo (sottolineo se) è grazie alla formazione Agesci, certo non grazie alla non-formazione professionale che non ho mai ricevuto. Più in generale, è stato negli scout che ho imparato a conoscere le persone, a viverci insieme. Tra queste persone c’erano anche dei gay, com’era statisticamente necessario. Almeno uno ha fatto coming out diversi anni dopo, altri non lo hanno mai fatto e infatti è una mia idea che loro siano gay, magari loro non sono d’accordo, non lo so, non sto parlando di te, va bene? Sto parlando di un altro, dai, hai capito benissimo. Ecco. Nel mio gruppo scout nessuno ha mai fatto coming out. Secondo voi ciò è successo perché dall’alto qualcuno ci imponeva di non vivere la nostra sessualità? O perché recepivamo linee guida da chicchessia, preti o cardinalesse? No. Nessuno ha mai fatto coming out perché il nostro era un paesino di provincia di meno 4000 abitanti negli anni Ottanta, e nessuno era pronto. Non eravamo nemmeno omofobi, secondo me, magari eravamo peggio: del tutto omoignari, omoinconsapevoli. Non sapevamo quasi nulla del mondo, ma di buono c’era che ci guardavamo intorno. A farci guardare intorno sono stati gli scout. Se un assessore ci avesse chiuso i locali, non saremmo diventati improvvisamente più tolleranti. Ci saremmo incarogniti e basta. Questa è la mia piccola e locale esperienza; magari i paesini sardi brulicano di vita e iniziative ed esperienze, non lo so.

Questo lo scrivo anche per gli ex scout o tuttora-scout che in questi giorni hanno difeso l’Associazione dicendo: Ma guardate che l’Agesci non è mica così, i miei migliori compagni di tenda sono gay, io sono gay e me ne vanto in Comunità Capi, facciamo più educazione sessuale di tutti e la facciamo sul campo, abbiamo il distributore di preservativi nella sede associativa eccetera: piano. Dipende. I gruppi scout sono fatti da persone, e le persone vivono in ambienti diversi. Ci sono scout smaliziati di periferia, scout fighetti di centro, scout ingenui di campagna (presente!) Le “linee guida” su questo argomento non le fa nessun convegno, per il semplice motivo che le “linee guida” in un gruppo scout le fanno le persone, compreso il prete, che però tra gli scout non ha spesso l’ultima parola. Io posso anche immaginare che la maggior parte dei gruppi scout italiani siano intolleranti nei confronti di educatori o adolescenti omosessuali, non in base a un documento leggiucchiato in rete, ma semplicemente perché la maggior parte della popolazione italiana è tuttora intollerante nei confronti dell’omosessualità: omofoba o, più spesso, omoignara.

Poi ci saranno realtà molto più avanzate, e lo spero: il più delle volte saranno realtà urbane. Però a me le città interessano fino a un certo punto. Mi interessano di più i paesini, perché, sbaglierò, ma è nei paesini che lo scoutismo ti salva la vita. A me capita a volte di accompagnare preadolescenti in montagna – mica tutti poveri, eh – e scoprire con raccapriccio che non ne hanno mai vista una: a 12 anni non sanno com’è fatta una montagna. Io a otto anni lo sapevo. Senza gli scout probabilmente sarei diventato un bambino grassoccio e incapace di relazionarmi con gli altri e le altre. Non è andata esattamente così, grazie al cielo – no, grazie a persone che spesso non avevano neanche dieci anni più di me e mi hanno portato dappertutto, e mi hanno insegnato a fare i nodi, a cantare e a parlare in pubblico, e a voler bene alla gente prima di giudicarla. Non è solo una questione di montagne: c’è un modo di mettersi in gioco, di imparare a lavorare a contatto con persone più giovani, coetanei e anziani, che lo scoutismo ti insegna a diciott’anni. Non ci sono molti ambiti in Italia dove a 18 ti investono già di tanta responsabilità. Fuori danno tutti per scontato che tu sia inutile, decorativo, e che debba spendere molti soldi tentando o fingendo di divertirti. Negli scout a 18 sei già un adulto, anche nel senso che puoi commettere guai enormi.

Io non sono più scout da un pezzo e probabilmente, viste le mie posizioni, non sono nemmeno più definibile come cattolico; resto convinto che l’Agesci sia l’associazione cattolica più progressista in Italia. Non lo dico in base alle mie limitate esperienze, ma sulla base di un fatto semplice: l’Agesci è l’unica associazione laica che pur lavorando nelle parrocchie, a stretto contatto con i preti, non fa capo alla gerarchia ecclesiastica, ma ha una sua struttura, ramificata dal paesino al vertice nazionale, totalmente democratica. Dove i preti, se contano, contano un voto, come tutti gli altri. Gli associati potranno anche decidere che gli educatori omosessuali non devono fare coming out (non lo hanno ancora deciso, checché ne scriva un giornalista su Repubblica), ma lo faranno democraticamente: spero che non lo facciano, spero che i membri della più importante associazione cattolica presente sul territorio abbiano nel complesso una posizione più avanzata di quella della CEI (ci vuol poco) e di quella espressa nei famigerati atti del convegno. Spero insomma che in Italia ci sia ancora un cattolicesimo laico più progressista di quello che la CEI pretenderebbe. Spero.

Però alla fine non mi posso sempre aspettare che lo scout del paesino, e lo scout del quartiere, e lo scout del centro, abbiano mediamente idee più avanzate dell’abitante del paesino, dell’abitante del quartiere, dell’abitante del centro. Se l’Italia è ancora omofoba, mi sembra abbastanza sciocco prendersela con gli scout, che sono educatori non professionisti (e non remunerati). Come se nel paesino, ma anche nel quartiere, ma anche nel centro, la maggioranza dei genitori non vedesse l’ora di affidare i propri frugoletti a educatori non professionisti omosessuali. L’Agesci ha fatto molto per cambiare la società italiana, anche se molti non lo sanno: è stata la prima associazione scoutistica al mondo ad aprire gruppi misti, maschi con femmine, nel lontano 1974. Però non è che possa fare tutto: una cosa per esempio che non può fare è cambiare la testa dei genitori, degli adulti. Nei paesini, soprattutto.

Un altro motivo per cui insisto sui paesini è che secondo il censimento 50 milioni di persone vivono in centri con meno di 100.000 abitanti. L’Italia non è fatta di metropoli, ma di paesini e paesoni: di solito chi non lo capisce ha difficoltà a capire Berlusconi, difficoltà a capire la Lega, difficoltà a capire cosa siano le province, e di solito è nato o si è trasferito in una di quelle città dal mezzo milione in su. Sbaglierò, ma ho la sensazione che facciano parte della stessa categoria coloro che qualche giorno fa si sono svegliati e hanno scoperto che un’associazione cattolica basata nelle parrocchie dei paesini non consiglia ai propri educatori di fare coming out. Come se invece negli stessi paesini un sacco di gente facesse coming out, specie tra gli educatori dei bambini e degli adolescenti. Ecco, questo improvviso indignarsi perché in posti come Jerzu, Ogliastra, i gay non sono rispettati come a Londra o in alcuni quartieri non periferici di Milano, mi chiedo che senso abbia. Forse è una cosa da social network, l’esigenza di indignarsi a intervalli regolari, che dopo un po’ partorisce dei mostri. Ma lo sapete che per la Chiesa cattolica un omosessuale non casto è in peccato mortale? No, perché secondo me un buon 80% degli italiani lo sa, senza essere andato all’università. Sono cose che nei paesini si sanno. Per l’80% dei paesini italiani gli atti di quel convegno sono un’apertura persino dirompente – per me no, ma sono convinto che se c’è una strada che può portare all’accettazione dell’omosessualità tra i cattolici, quella strada passa dall’Agesci, che è un’associazione democratica: perché è la democrazia che ti obbliga a recepire le spinte della società. E dei paesini.

Io non biasimo chi se ne va dai paesini – me ne sono andato anch’io – però se ve ne andate da un contesto omofobo, il contesto non diventa meno omofobo. Ve ne siete andati, pace: non prendetevela con chi resta, non date per scontato che siano in grado di combattere le battaglie che voi, quand’eravate lì, non avete vinto. Molto spesso in questi casi si cita Rosa Parks. Mi sembra un esempio sbagliato per molti versi – un’altra volta magari tenterò di spiegare perché – tra l’altro tutte queste Rose Parks, in Italia, non le vedo (magari non guardo dalla parte giusta, non lo so). In particolare, inneggiare a Rosa Parks su un social network non crea nessuna Rosa Parks. Chiudere un locale a un’associazione giovanile non crea molte Rose Parks. Un educatore cattolico che in un paesino facesse coming out e ne sopportasse le conseguenze sarebbe per certi versi assimilabile a Rosa Parks (e per altri no: ad esempio, non andrebbe in galera perché il coming out non è vietato in Italia, come lo era per un afroamericana sedersi su certi seggiolini in Alabama). Quell’educatore farebbe un passo importante, e avrebbe senz’altro il mio sostegno, e spero anche il vostro. Ma non è che nel frattempo si possano insultare sui social network tutti gli educatori cattolici che non se la sentono. Cioè, si può fare, ma questo non sposta di un millimetro il fronte della battaglia per il riconoscimento dei diritti GLBT. Non è che Martin Luther King andasse in giro a insultare le afroamericane che non avevano il fegato di sedersi sui seggiolini per bianchi.

Quando è uscito il pezzo su Repubblica, molta gente che lo scoutismo non lo conosce si è sentita in dovere di commentare, attingendo al repertorio dei luoghi comuni: bambini vestiti da cretini eccetera. Si è sentita un’intolleranza, una voglia di arrivare subito alle conclusioni, che secondo me non fanno bene a nessuna causa. Insultare persone che non si conoscono, chiudere locali pubblici, sono azioni che non contrastano nessun tipo di omofobia: procurano soltanto una soddisfazione immediata a chi si sente in guerra, a chi si diverte a starci, perché in guerra tutto è concesso, anche sputare a nemici che non si conoscono. Di solito a comportarsi così sono quelli che la guerra non la vogliono nemmeno veramente finire, neanche a costo di vincerla.

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146 risposte

  1. Gli scout sonopericolosi cattocomunisti, hanno persino un Comitato Centrale, l'ultimo rimasto da quando e' scomparsa l'Urss. Del resto nel Pato associativo si richiede persino di fare una scelta antifascista. Pericolosissimi…

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  2. perchè, il tuo stato Italiano ti permette di essere fascista? perchè gli scout dovrebbero farlo?

    Rispondi grazie!

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  3. Credo che tutte le reazioni che hai enumerato, e che non ti piacciono, chiaramente, siano tutte un modo di dare voce alla vergogna di vivere in un paese dove comunque l'omosessualità è un “problema”

    Paesi, paesini e città, non si può nascondere che se (ripeto se perché non ho letto tutti gli atti del congresso, ma solo l'inizio) le conclusioni sono che un omosessuale non può essere un educatore, una guida, allora lo sdegno ha le sue motivazioni.

    Si può anche nascondersi dietro un pregiudizio comune nei piccoli centri (non so, sono cresciuto in una città di 300.00 abitanti, ma comunque non specialmente tollerante), ma una cosa è un privato che ha un pregiudizio, che fa parte della sua sfera personale, una cosa diversa è che un'associazione nazionale dedicata alla formazione dei ragazzi faccia passare il principio che se sei omosessuale forse è meglio se te lo tieni per te.

    Poi ancora forse il negare gli spazi all'AGESCI non è la risposta più funzionale, ma bisognerebbe pure che l'AGESCI dica forte e chiaro che quella conclusione (meglio non fare outing) non è né sarà mai una sua direttiva, ma nemmeno un suo consiglio, né probabilmente una buona idea. Non gli aderenti all'AGESCI, intendimi, ma i vertici (ce ne saranno immagino).

    La storia, con le “cose cattoliche” mi pare sempre la stessa. C'è una base, più o meno liberale nel pensiero, che giustifica una direzione, oscurantista e medievale, cui quasi tutto è permesso perché tanto “i cattolici non sono questi”.

    mah
    Andrea

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  4. Grazie per questo intervento. Anch'io da ex-scout in una famiglia di scout (genitori, zii, fratelli) spero che l'AGESCI compia quei passi di apertura e accoglienza dell'altro (in particolare GLBT) che la Chiesa non riesce ancora a fare.
    Buona strada!

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  5. Concordo sulla tua “difesa” dello scoutismo, ma avrei posto di più l'accento sullo scandalo di un articolo del genere pubblicato da quello che è sempre più un giornalaccio volto a dare in pasto al suo pubblico qualcuno o qualcosa per poter organizzare sui social network il quarto d'ora d'odio quotidiano (come è puntualmente successo con questo pezzo sugli scout).

    Chi si fosse preso la briga di leggere il documento del convegno (appunto: NON LINEE GUIDA) in cui venivano riportate le OPINIONI DEI RELATORI, si sarebbe accorto che in esso non viene detto niente di quello che si sostiene nell'articolo!

    In particolare:

    1)L'articolo sostiene che nel documento si paragonino l'adozione dei bambini da parte di omosessuali e la tortura… ma se si va a leggere l'originale il tema viene trattato dal prete intervenuto a proposito della concezione dell'adozione da parte di omosessuali in inghilterra. Il discorso non è: adozione da parte di coppie omosessuali = tortura. Il contrario! Il discorso è: lo stato inglese ritiene che avere figli sia un diritto, indi > NEGARE L'ADOZIONE ALLE COPPIE OMOSESSUALI = TORTURA = VIOLAZIONE DI UN DIRITTO FONDAMENTALE!!!

    2) Nel documento NON SI DICE che i capi scout non debbano fare outing NELLA LORO VITA PRIVATA, nè si dice che non debbano fare outing NEI CONFRONTI DEGLI ALTRI CAPI, ma CI SI INTERROGA circa la convenienza o meno che i capi – in quanto educatori – facciano outing, comunicando i loro orientamenti sessuali AI RAGAZZI CHE GUIDANO (e quindi ai lupetti, o più probabilmente al reparto).

    3) Con un esempio a mio modo di vedere appropriato e pertinente (perchè per certi versi gli scout sono un organismo molto “politico”) uno dei relatori paragona la questione a quella dell'adesione a un partito politico. Nessuno chiede allo scout di non essere gay o di non essere impegnato politicamente, o di non lasciar trapelare quelli che sono aspetti decisivi della propria personalità (le idee politiche o i propri orientamenti sessuali), la questione è se sia giusto “manifestare” – in senso stretto – tali convinzioni al proprio gruppo, col rischio che questa rivendicazione risulti troppo “ingombrante” nei confronti di quelli spazio vitale che dovrebbe essere sempre lasciato ai ragazzi che si educa per far sì che essi sviluppino le LORO idee, i LORO orientamenti.
    Il che non significa che si ritiene che il gay possa fare “propaganda” nei confronti dell'essere gay, “traviando” le giovani menti, ma significa che un capo che fa outing in modo esplicito col proprio gruppo (proprio come qualcuno che dicesse “io sono di sinistra, voto questo e quello e penso che tizio sia un grande e caio faccia schifo”) potrebbe indirizzare i ragazzi a idee che magari sono anche giuste (“la sessualità va vissuta liberamente”, “essere gay è un'opzione valida come un'altra”, “il capitalismo è un sistema da cambiare”) ma a cui i ragazzi dovrebbero essere liberi di pervenire per la propria strada.
    Dell'educazione — almeno di quella “sana” propugnata dagli scout — fa sempre parte la libertà dell'individuo, libertà di sbagliare strada, di fare scelte erronee, e anche la tolleranza nei confronti degli omossessuali dovrebbe essere insegnata tramite l'esempio e la pratica della fratellanza nei confronti degli altri uomini e non tramite l'outing programmatico dei proprio capi omosessuali.

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  6. Non ho simpatia per i paesini.
    Producono più disattati di quanto facciano le città fighette da mezzo milione di abitanti in su.

    “When you're growing up in a small town
    You know you'll grow down in a small town
    There is only one good use for a small town
    You hate it and you'll know you have to leave.”

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  7. Definisci “fascista”.
    Se per te è fascismo avere opinioni omofobe, ahimè, lo Stato italiano non te lo impedisce di certo.
    Tieni conto che non sappiamo quanti omofobi ci siano nell'Agesci: quel documento è omofobo, ma non rappresenta l'associazione

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  8. E però secondo me Drella è stato Drella anche perché veniva dal paesino.
    Comunque: i paesini ci vogliono. Ed è auspicabile che ci siano gli stessi diritti civili delle grandi città. Il problema è come arrivarci: chiudendo la sede di un gruppo scout?

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  9. ma gli scout sono vestiti da cretini

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  10. Andrea, tu vorresti che i vertici dell'Agesci dicessero forte e chiaro una cosa. In pratica, invece di prendere le direttive dai vescovi della Conferenza Episcopale, dovrebbero prenderle da te (o da Pasqua, il giornalista che la sta prendendo nello stesso modo: l'agesci deve dichiarare questo e prendere le distanze da quello).
    Secondo me l'Agesci, che ha un vertice eletto democraticamente, non deve prendere le direttive né dai vescovi, né da Pasqua, ma dagli associati. In ciò consiste appunto la democrazia.

    Il fatto che tra migliaia di associati ci sia una percentuale di omofobi (che non saprei quantificare) è una cosa che l'Agesci divide con tantissime altre associazioni italiane, e con tutti i partiti tranne (forse) SEL.

    La vergogna di vivere in un Paese dove l'omosessualità è un problema la capisco: mi chiedo però in quale altro Paese non lo sia, perlomeno a giudicare dalla posizione sull'omosessualità assunta dalle associazioni scoutistiche in altri Paesi cosiddetti evoluti (e non a maggioranza cattolica). Non so, guarda la policy dei Boy Scouts of America: ti sembra più avanzata di quella ufficiosa dell'Agesci?

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  11. Fingiamo, per un attimo, di non parlare di Agesci, giornalisti dlla dubbia etica, comuni sardi, ma di paesini e diritti civili.

    Immagino tu conosca questo video:
    http://www.youtube.com/watch?v=HVqvCuOwpZU

    University of Mississipi. 1962. Feriti, morti.
    Da una parte la brava gente dei paesini che la pensa nella cara e vecchia maniera di una volta, dall'altra la guardia nazionale chiamata in causa per non lasciare che venisse oltrepassata la linea del principio.

    Certo, magari con il passare dei decenni e con un faticoso dialogo saremmo arrivati alla rispettosa e reciproca affermazione dei diritti di chiunque. Magari no.

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  12. qualche osservazione: non si dice outing, ma coming out. Outing è quando qualcuno dice in giro che qualcun altro è gay, coming out invece quando qualcuno dichiara la propria omosessualità.
    I dati ormai accertati ci dicono che il 10% della popolazione è omosessuale e che l'omosessualità è dalla medicina ritenuta semplicemente una variante naturale della sessualità ( e non solo del uomo, ma anche degli animali) Cosa ci dicono queste due cose? Primo, che le persone omosessuali sono UGUALI alle persone eterosessuali e assolutamente irriconoscibili, altrimenti avremmo la percezione di questa percentuale e invece ci sembra esagerata, quindi l'idea che siano riconoscibili, più effemminati ( o mascoline se lesbiche) o con caratteri più dolci e sensibili ( come afferma il relatore prete del famoso convegno) sono solo pregiudizi.
    Secondo: l'omosessualità come l'eterosessualità è una caratteristica profonda della persona, non può variare, non può essere emulata, ne può influenzare il comportamento di altri, neppure se gli altri sono giovani affidati alle cure di una persona omosessuale.
    Detto questo c'è da cosiderare come purtroppo, sebbene eterosessualità e omosessualità siano da considerare nello stesso modo, ancora oggi, nei paesini, ma anche nelle grandi città sia difficile accettare anche per se stessi la propria omosessualità.Vivere sentendosi sbagliati, dover nascondere a tutti i propri sentimenti, non poter mai accennare alla persona che si ama ( provate a immaginare di non poter parlare di chi vi piace per qualche ora!!!) è faticosissimo e per giovani omosessuali che stanno iniziando adesso a scoprire il proprio orientamento sessuale potrebbe essere di grande aiuto e conforto sapere che anche una persona che amano e stimano, il loro capo scout, è come loro sospettano di essere.
    Detto tutto ciò non resta che sottolineare al fatto che l'omosessualità, come l'eterosessualità non è una scelta: l'amore e l'innamoramento sono pulsioni che non hanno nulla a che fare con la razionalità e il ragionamento. Non esistono ragionamenti che possano indurre e convincere qualuno ad innamorarsi di persone dello stesso o dell'altro sesso, mentre potrebbe essere possibile elencare i pro o i contro relativamente all'adesione di ideologie o fedi politiche o quant'altro e influenzare quindi l'aderenza a una corrente di pensiero piuttosto che ad un'altra.

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  13. Nel suo discorso non vedo alcuna obiezione al mio. E niente vieta che il capo scout comunichi di essere gay a qualcuno del gruppo se lo crede.
    Io intendevo sottolineare semplicemente come il documento si opponesse esplicitamente solo al “coming out” come gesto -per così dire – “politico”, mentre non si chiede di “restare nascosti” nella propria vita di tutti i giorni, e nemmeno nel gruppo. C'è una serie di gradazioni tra il riunire il reparto e annunciare “sono gay” e l'essere costretto a non parlarne o a fingere di essere etero (come magari è nell'esercito).

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  14. Non so chi siano queste persone che ti avrebbero insegnato “a parlare in pubblico, e a voler bene alla gente prima di giudicarla”. Ma credo non abbiano fatto un buon lavoro.
    Se parli come scrivi, ovvero prevalentemente del tuo ombelico, non sei molto capace di parlare in pubblico. E quanto al voler bene, credo che nessuno tra i lettori omosessuali di questo pezzo abbia sentito chissa' quale affetto. Peraltro nemmeno gli allievi ebrei della Albertoni si saranno sentiti chissa' quanto stimati, ma a te sta simpatica la Albertoni
    Che dire, Leonardo, fai pena. Tu “vuoi bene” solo a quelli che sono come te (cattolici, non ebrei e nemmeno omosessuali). Se questo e' quel che si impara negli scout, chiudere i centri non e' questa gran perdita.

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  15. Ma a voi sembra giusto che un educatore degli scout faccia outing dichiarando ai ragazzini di essere etero sessuale? no, pensateci bene, potrebbe indirizzare i ragazzi a idee che magari sono anche giuste ma a cui i ragazzi dovrebbero essere liberi di pervenire per la propria strada.

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  16. Solo i bambini, il problema sono i cretini vestiti da bambini 🙂

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  17. Brunvand, mi sembra il classico esempio che manda a monte tutta la discussione. Una cosa che l'Agesci non ha mai fatto sono appunto “feriti, morti”. È un'associazione che ha lasciato l'Italia delle parrocchie molto migliore e molto più avanti di quanto non l'ha trovata. Non organizza cacce al gay: ha indetto un convegno per discutere del problema, e in quel convegno alcuni, parlando, hanno mostrato una mentalità più 1980 che 2010. Nel frattempo ci sono gay in tanti gruppi scout: come se la cavano? Si sentono emarginati? Se ne sa qualcosa? Si salta a delle conclusioni perché Pasqua ha letto gli atti di un convegno?

    L'Agesci è stata la prima associazione al mondo a fare gruppi misti. Sono un po' indietro sulla parità con gli omosessuali? (Altrove nel mondo ci sono associazioni scout cattoliche meno indietro?) Io spero che vadano avanti. Chiudere delle sedi non li aiuta in nessun modo ad andare avanti.

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  18. D'accordo, ma ti pregavo di non parlare dell'agesci, appunto.
    Mi concentravo su un'altro punto della tua esposizione: i paesini, le difficoltà della battaglia sui diritti civili, il desiderio di progresso, comunque.

    Spero di averti offerto un esempio opposto a rosa sparks, james meredith. Non l'epico esempio di un individuo contro il pregiudizio, ma la cruenta risposta della collettività contro il sopruso.
    Chissà. Magari c'era più di un U.S. marshall a cui non fotteva un cazzo dei diritti dei negri. Intanto vennero feriti in 40. Chi c'era dall'altra parte, armi in mano?
    Segregazionisti, filosofi del diritto naturale e politici e insieme a loro i paesini. I paesini del cazzo, appunto.

    Non credo che gli scout di Jerzu avranno problemi a sostituire la loro auletta comunale con una stanzetta parrocchiale.
    Nel frattempo, nei bar di Jerzu, gli abitanti di questo glorioso paesino di meno di 4000 anime stanno discutendo di cosa è successo, e perchè. Di chi abbia ragione o torto, senza dare nulla per scontato, e forse questa è la strada.

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  19. Caro Leonardo, mi permetto di darti del tu perchè leggendo l'articolo credo siamo più o meno della stessa generazione (io del 65).
    Mi ha segnalato questo tuo blog un giovane scout (che ha diversi amici gay suoi coetanei che frequentano l'arcigay) che ho avuto occasione di conoscere circa 10 giorni fa in occasione di una iniziativa organizzata dagli scout della mia provincia (Modena) per affrontare diverse tematiche che loro (e non solo loro) vedono o percepiscono come problematiche, o meglio che secondo loro (e non solo loro) chi vive quelle situazioni può trovarsi, a torto o a ragione, chi più chi meno, in difficoltà o a rischio di emarginazione.
    Io sono stato invitato a confrontarmi con loro in quanto presidente dell'Arcigay locale e referente nazionale per Arcigay di immigrazione ed asilo ed è quindi evidente cosa avrei dovuto affrontare con loro.
    Erano circa 150 tra ragazze e ragazzi e divisi in diversi gruppetti di circa 10/12 persone avevano l'occasione di confrontarsi con alcuni testimoni su appunto diversi argomenti.
    E' stato per me una domenica pomeriggio entusiasmante e mi è dispiaciuto di aver potuto incontrare, al pari degli altri testimoni, solo due gruppi.
    Ho trovato come immaginavo delle ragazze e dei ragazzi svegli (nonostante abbiamo iniziato subito dopo il loro pranzo per cui a rischio digestione), curiosi, vivaci e anche “provocatori”. Sapevo che non finivo nella tana del lupo così come difficilmente accade quando si ha a che fare con dei giovani. L'importante, credo, è aver voglia di ascoltarli e fargli fare domande e soprattutto quanto meno provare a dar loro delle risposte anche se la domanda può non essere piacevole.

    Mi è piaciuto il tuo articolo e ammetto che anche io come tanti altri sono montato su seppure non contro Agesci ma contro quel documento (ammetto senza averlo letto prima e fidandomi un po' di quanto scritto su Repubblica) ma affermando con molta convinzione, e lo ribadisco che NON credo che quel documento rappresenti tutta l'AGESCI (e mi confermate che in effetti così non è visto che non sono linee guida) e che sicuramente all'interno di questa associazione ci sia un dibattito (forse poco pubblico, ma credo sia anche normale visto che riguarda un'associazione) che vede tante sfumature.
    Rispetto al comune sardo condivido che sia probabilmente un errore affrontare la questione in quel modo, forse poteva invece proporsi, nel caso ci fosse bisogno, come istituzione che promuove lo scambio e la conoscenza tra associazioni e realtà, forse, diverse, chessò invitando giovani di Arcigay (o latre associazioni LGBT) perchè si potessero confrontare con il gruppeto Agesci di quel territorio 😉 e caso mai proporre attività comuni come ad esempio pulire un parco, fare assistenza ad anziani o altro… sicuramente contribuirebbe di più a far maturare giovani che rischiano di non comunicare tra loro o lasciarli con i propri pregiudizi…
    Da parte mia, spero di poter incontrare nuovamente altri gruppi scout e spero che questa esperienza la possano fare anche altri.
    Ciao
    Giorgio

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  20. Veramente l'assessore ha detto che non concederà gli spazi a nessun gruppo che non si dissoci da quelle posizioni.
    Ergo qualsiasi gruppo disposto a dissociarsi pubblicamente da quelle posizioni potrà avere i suoi spazi.
    Mi sembra che l'omissione di questo fatto sia piuttosto grave visto che cambia totalmente le carte in tavola (e forse è proprio per questo che è stato omesso, l'articolo non sarebbe venuto altrettanto bene se l'assessore non fosse stato un vero cattivo)

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  21. Grazie Leo, l'hai detto bene e l'hai detto tutto. Semel. Semper.

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  22. L'assessore ha dichiarato che non concederà gli spazi a un gruppo non disposto “a dissociarsi e a non applicare le linee guida”… che non esistono, che non sono linee guida.

    A Roma tre persone hanno detto una cazzata. A Jerzu un assessore ha chiuso dei locali. Non credo che sia un “vero cattivo”. Magari poteva avere meno fretta e più attenzione.

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  23. Grazie di quello che hai scritto!
    una capo scout AGESCI

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  24. Beh, grazie di tutto.

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  25. Guarda, se un gruppo Agesci si ritrova a usare una struttura comunale, è il segno che la parrocchia o li ha sloggiati o non ha veramente posto.

    Comunque forse c'è un equivoco. Io non è che difendo l'umanità dei paesini e pasolinismi vari. Dal paesino me ne sono andato anch'io. Mi pongo solo il problema: chi è che aiuta la gente a crescere (e a guardarsi attorno) nei paesini? Se penso alla mia esperienza, l'Agesci è stato tutto. È stato anche il luogo del confronto, per cui tendo a pensare che nel bar di Jerzu non si andrà molto oltre alla barzelletta sui gay (e a quella sui boy scout) mentre in un gruppo di certe cose si discute davvero, tra ragazzi e tra adulti. Se c'è una sede dove discuterne; sennò in montagna. Anche l'altra volta che l'autorità comunale chiuse le sedi ci si trovava in montagna. È successo nel ventennio.

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  26. Mi chiamo Gianluigi Piras, sono quell'Assessore che secondo la ricostruzione fantasiosa di questo pezzo fazioso, avrei tolto gli spazi a dei poveri scout in un paesino di meno 4000 abitanti, per il semplice fatto di aver letto un articolo bugiardo su “La Repubblica”.E tutto ciò per aver fatto passare per linee guida dell'Agesci un semplicissimo seminario di studi. Proverò ad esprimere qualche piccolo chiarimento in estrema sintesi: 1) Sono iscritto al movimento dei Cristiano Sociali e non soffro di sindrome da laicismo rampante; 2) A jerzu non ci sono gruppi scout a cui abbiamo concesso e quindi successivamente sottratto spazi pubblici, semplicemente, da diverso tempo, concediamo le strutture a gruppi scout provenienti dalle diverse parti della sardegna qualora ne facessero richiesta; 3)Per noi è indifferente che si tratti di linee guida dirette dell'associazione o che si tratti del “non essersi dissociati” da valutazioni di un relatore consapevolmente invitato dall'associazione medesima a parlare all'interno di un seminario ufficiale organizzato dalla medesima associazione e i quali contenuti sono stati pubblicati e diffusi sempre dalla stessa associazione; 4) la nostra posizione non è in polemica con i singoli gruppi scout dell'agesci che operano in tutto il territorio nazionale e che difendiamo con convinzione poichè composti in una gran parte da persone rispettose delle non discriminazioni rispetto alle condizioni dell'individuo; 5)Siamo impegnati da tempo, essendo appunto un piccolo comune dell'entroterra, e con tutte le difficoltà che questo comporta, in iniziative di informazione e sensibilizzazione tra i nostri giovani al fine di accrescere un sentimento di tolleranza, non discriminazione etc…6) Abbiamo semplicemente prodotto un atto di indirizzo dove diciamo che CONCEDIAMO da ora in poi queste strutture a qualunque associazione, A CONDIZIONE CHE firmi, nel rispetto della Dichiarazione universale dei diritti umani, delle normative comunitarie, della costituzione repubblicana ( in particolare dell'art.3) e delle leggi in materia di anti discriminazione, una dichiarazione dove si attesta che si condannano ogni forma di discriminazione siano esse legate all'orientamento sessuale, religioso o per l'etnia e/o colore della pelle 7) Ad oggi, fermo restando che gli atti di quel documento non sono linee guida dell'agesci, ci è parso che, i vertici nazionali dell'agesci ( e preciso nazionali), rispetto alle polemiche scaturite, precise o imprecise che siano,si siano limitati a precisare la qualità formale di quei documenti,ma non a dissociarsi da affermazioni gravissime legate alla condizione dell'omosessualità, dell'adeguatezza o meno di un omosessuale ad esercitare il ruolo di capo scout e di educatore, del paragone assurdo alla tortura nel caso un bambino dovesse essere adottato da una coppia gay, del consiglio a dover ricorrere allo psicologo in caso ci si trovasse in quella situazione etc…Affermazioni registrate nei documenti ufficiali di un seminario ufficiale e diffuse ufficialmente dall'Agesci stessa. 8) Per l'organizzazione mondiale della sanità, per l'Unione Europea, per l'interpretazione autentica della nostra Costituzione repubblicana e per le normative in materia, non esiste nulla da approfondire sulla questione di assoluta normalità della condizione dell'essere omosessuale,e su come debbano essere combattute ma anche prevenute qualsiasi iniziative anche solo rischiosamente discriminatorie, quantomeno in questo senso, da parte di uno Stato laico e di un Comune che di quel medesimo Stato è soggetto Costituzionalmente riconosciuto. Abbiamo ricevuto tanta solidarietà anche da parte di tanti singoli gruppi locali scout dell'agesci. Andiamo avanti.

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  27. Dimenticavo, ho contattato personalmente i dirigenti dell'Agesci della Sardegna,una conversazione e un confronto davvero cordiali, invitandoli a prendere in considerazione l'idea di un confronto e un approfondimento pubblico su questi ed altri temi.

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  28. Va bene assessore Piras, avevo capito male il comunicato che ho letto sul blog di Scalfarotto: prendo atto che a Jerzu non c'è nessun gruppo scout. Mi spiace ugualmente che si sia voluto complicare la vita a gente che non ha fatto nulla di omofobo, semplicemente perché a Roma membri della stessa associazione hanno fatto dichiarazioni omofobe.

    Mi sembra che il punto 6 non rispecchi esattamente il contenuto del comunicato originale, nel quale lei non aveva chiesto una condanna “di ogni forma di discriminazione”, ma l'”apposita comunicazione del singolo gruppo scout, richiedente la concessione, a dissociarsi e a non applicare le linee guida indicate negli atti del seminario – proposta educativa “omosessualità: nodi da sciogliere nelle comunità capi””:

    …insomma, nel comunicato originale lei chiedeva ai gruppi scout di dissociarsi da un documento che non li rappresenta, perché non fa parte delle linee guida. Io ci vedo una forzatura, e bella grossa: perché chiedeva a gruppi Agesci di dissociarsi da una cosa che l'Agesci ufficialmente non ha dichiarato? Prendo atto che adesso la cosa è un po' più sfumata, meglio così per tutti.

    La vera buona notizia è che tanti singoli gruppi scout dell'Agesci le abbiano manifestato solidarietà. La strada secondo me è quella che parte dal basso: se nel territorio ci sono realtà non omofobe, quello di cui parlano tre persone a Roma resterà irrilevante.

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  29. Solidarietà anche da parte mia.
    Non si vede come chi non abbia voglia di accettare neppure l'abc della convivenza civile poi abbia pure il coraggio di reclamare sussidi e concessioni dalla società stessa.

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  30. @Piras:
    A parte l'ovvia considerazione che, prima di deliberare, magari era meglio leggere i suddetti atti incriminati (che sono pubblici e diffusi dall'associazione, come lei stesso a ricordato), ci sono un paio di punti che non mi tornano:

    A)Il testo della delibera è sbagliato: da quello che mi sembra di capire lei non contesta questo fatto. Infatti si legge “che negli atti ufficiali e nelle ultime conclusioni del seminario di novembre dell’AGESCI su “Scout – proposta educativa”, emergerebbero le seguenti considerazioni e linee guida[…]”. Inoltre si stabilisce il divieto di concedere gli spazi pubblici ai gruppi AGESCI “salvo apposita comunicazione del singolo gruppo scout, richiedente la concessione, a dissociarsi e a non applicare le linee guida indicate” (non si fa riferimento ad una dichiarazione di “condanna di ogni forma di discriminazione”). In tali atti non sono indicate conclusioni, nè linee guida (quindi non c'è nulla da “applicare”). Le dichiarazioni contestate sono state espresse a titolo personale dai relatori (principalmente, sono state espresse da padre Compagnoni) e, anzi, negli interventi successivi alcuni relatori hanno apertamente contradetto le affermazioni in questione). Non capisco su quale base lei pensi che un gruppo scout AGESCI debba firmare una tale dichiarazione (perchè i gruppi AGESCI si e gli altri no?)
    B) Buona parte delle affermazioni di Compagnoni da lei contestate, pur non essendo in alcun modo legate alle posizioni ufficiali dell'AGESCI, riportano in maniera alquanto fedele la posizione (ufficiale) della Chiesa Cattolica in fatto di omosessualità. Se semplicemente l'aver dato a Compagnoni la possibilità di parlare (senza convalidare in alcun modo le sue posizioni, che anzi in alcuni casi sono state contraddette dai relatori successivi) è motivo sufficiente per richiedere ai gruppi scout di firmare una dichiazrazione in cui si prendono le distanze da tali posizioni, perchè tale provvedimento non è stato esteso alla Chiesa Cattolica (ripeto, la cui posizione UFFICIALE è descritta abbastanza fedelmente da tali dichiarazioni)?

    Ora, i casi sono due:
    1) La delibera è nata dall'erronea convinzione che la posizione ufficiale dell'AGESCI fosse rispecchiata da tali dichiarazioni; in tal caso, però, essendo tale posizione infondata, la delibera dovrebbe essere annullata (e, ripeto, una decisione più consapevole e informata non avrebbe guastato)
    2) Il solo fatto di aver permesso a padre Compagniìoni di parlare è motivo sufficiente per chiedere ad ogni gruppo AGESCI di dissociarsi pubblicamente dalle sue posizioni. A questo punto però è per me incomprensibile perchè tale provvedimento non è esteso anche alla Chiesa (reputo che “prendere tali dichiarazioni come posizione ufficiale” sia in qualche modo peggio di “permettere ad una persona di esprimere le posizioni ufficiali dall'organizzazione che rappresenta”). Perchè non è stato fatto? Perchè non si è deliberato che la concessione di spazi pubblici alla Chiesa e alle associazioni parrocchiali può avvenire solo previa dichiarazione di condanna contro tutte le discriminazioni?

    Infine, mi permetto di ricordarle che, come gi sottolineato in un commento precedente, nessuno in quegli atti ha mai paragonato l'adozione di bambini da parte di coppie omosessuali alla tortura. Ribadisco che prima di prendere una decisione (giusta o sbagliata che sia) sarebbe opportuno documentarsi adeguatamente, senza fidarsi unicamente di ciò che è riportato dai giornali.

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  31. Fate bene a rimanere anonimi quando dite queste idiozie

    Luca

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  32. Commento da fiera guida dell'agesci da 8 anni ormai. Credo di concordare su tutto quello che hai scritto nell'articolo, lo scoutismo è composto di persone e paesi, non di entità astratte. Personalmente spero che il CEI e la comunità capi facciano marcia indietro, perchè è sopratutto in quei paesini isolati, al sud come al nord, che gli scout hanno portato tolleranza e rispetto dove molti politici non ci erano riusciti. Ricordiamoci vi prego delle Aquile Randage che durante il periodo fascista (quando lo scoutismo era vietato) hanno aiutato un sacco di ebrei a fuggire attraverso le montagne portandoli ai loro campi estivi, tanto che a Colico (CO) la gente del posto ha deciso di regalare loro la terra dove si riunivano. L'antifascismo, la fratellanza, la solidarietà sono alla base dell'agesci e io ne sono una delle prove viventi. Vorrei sottolineare che nel mio percorso di coming out lo scoutismo ha aiutato molto, oltre ad essermici innamorata della mia prima ragazza durante il reparto, mi hanno aiutata ad accettarmi come persona e mi hanno sempre sostenuta. Sono delusa ma sono anche speranzosa, perchè solo chi lo vive sa cos'è veramente lo scoutismo e può permettersi davvero di indignarsi.
    Iliofora

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  33. LEGGETE IL DOCUMENTO! NON C'è ALCUN PARAGONE DELL'ADOZIONE DA PARTE DI OMOSESSUALI CON LA TORTURA!!! E' UNA BUFALA!!! SI DICE ESATTAMENTE IL CONTRARIO!!!

    Parlando del caso inglese: NEGARE l'adozione alle coppie omosessuali = violare un diritto fondamentale = tortura

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  34. Gentile assessore, considerando che la Chiesa cattolica vieta ai candidati omosessuali l'ingresso al seminario, mi domandavo se lo stesso documento che intende far firmare ai gruppi AGESCI verrebbe proposto al Pontefice o al CEI qualora venissero in visita nel suo comune e chiedessero l'uso delle vostre strutture.

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  35. magari avessimo noi a Brescia assessori così!
    Grande rispetto!

    simona

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  36. se le persone che parlano sono coloro che vi rappresentano le dichiarazioni che fanno sono rilevanti, ECCOME!!!!! invece di arrabbiarvi con chi scrive gli articoli (pur se imprecisi..) prendetevela con coloro che vi hanno fatto una totale figura di ………. Questo sarebbe comportamento intelligente, non sindacare su linee guida o non linee guida. Non è questo il punto! Il punto è che chi vi rappresenta ha permesso a certa gene di dire cose offensive, perchè per noi gay sono offensive e trasmettono un solo ed unico insegnamento: SE SEI GAY VA BENE MA STAI NASCOSTO!!! è una vergogna!

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  37. perfetto, allora dovresti essere indignata perchè coloro che in teoria vi dovrebbero rappresentare hanno detto certe dichiarazioni che sono del tutto vergognose e che molto probabilmente non rappresentano affatto gli scout o per lo meno la maggior parte!

    simona

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  38. Leonardo, ti stanno gia' ridendo dietro in vari forum e newsgroup. http://tinyurl.com/d837o4b
    Accetta un consiglio amichevole: smettila. E' evidente che non riesci nemmeno a immaginare quanto sia intricata la questione a livello pastorale.
    Come ti hanno gia' fatto notare, manchi di empatia per alcune minoranze, tra le piu' sfortunate della storia, a proposito delle quali non fai altro che urlare all'eccesso di sensibilita' e di tutela.
    A leggerti sembra che gli ebrei non abbiano altro in mente che opprimere i non ebrei, e gli omosessuali siano una lobby inferocita per tremila anni di persecuzioni, determinati a instaurare una dittatura in cui la psicopolizia perseguiti ogni traccia di desiderio eterosessuale (e di cattolicesimo).
    Ti dimentichi che gli sproloqui sull'eccessivo potere degli ebrei e dei gay -che vorrebbero cambiare la definizione stessa di famiglia per i loro porci comodi bla bla bla- sono parte dello stesso complesso di pregiudizi che ogni persona di buon senso dovrebbe provare a smantellare, iniziando ovviamente dai propri, e inconsci.
    Pertanto, davvero, accetta un consiglio: lascia perdere ebrei e gay. Ci sono tanti altri argomenti di cui puoi parlare, e molto meglio.

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  39. questa discussione è assurda!
    vi rendete conto che c'è un clima di terrore giornalistico e di opinione tale che appena si prova a PARLARE di omossesualità, a INTERROGARSI, come sta provando a fare l'Associazione, le conclusioni sono sempre e solo 2: o sei pro-gay o sei omofobo?

    Sono un capo scout appassionato da vari anni, la nostra associazione non tratta chiaramente questi temi e sta provando a intavolare una discussione per capirne l'opportunità, le problematiche, le possibilità, i pro e i contro, il punto di vista delle famiglia, dei ragazzi, dei capi, degli associati, della chiesa… gli atti in questione sono il primo passo per iniziare a parlarne. Non mi vergogno di quello che hanno detto e non mi dissocio: voglio capirne le ragione.

    E invece no, non c'è uno che sia uno di commento sui contenuti proposti, la conclusione è solo una: poni la questione omosessualità? sei un omofobo. Ti interroghi se sia opportuno che i ragazzi che tu educhi sappiano se sei gay o etero? sei un omofobo. Ascolti il parere di uno che dice che certe cose non centrano con l'essere educatore e quindi puoi benissimo tranquillamente tenertele per te nel tuo initmo? sei un omofobo.

    Non rinneghiamo mai la possibilità di discutere di qualsiasi tema a mente aperta, avendo il coraggio di vedere tutti i punti di vista e dire e ascoltare cose scomode: non si è detto nulla di offensivo, è che di certi temi non si può proprio parlare, se non sei un omofobo.

    In questo l'AGESCI si è mostrata ancora una volta più democratica e avanti rispetto a tutta la società italiana, senza paura di formarsi un proprio punto di vista che sia scomodo o meno, che piaccia o non piaccia, che crei proteste o meno, che rappresenti tutti o solo il pensiero di un relatore, che consenta successive discussioni.

    Perchè prendere distanze o auspicare che l'AGESCI dica cose diverse dalla CEI, così, a priori? Il centro dell'azione AGESCI è il bene dei ragazzi che educa, non la tutela della sensibilità di un capo LGBT. L'unico punto della questione è: è opportuno che un educatore manifesti la propria tendenza sessuale? Serve ai ragazzi che educa? Se si concluderà che è un bene, W IL COMING OUT! Se si conclude che non c'entra con la dinamica educativa, ognuno abbia il pudore di gestirsi la propria sessualità nel privato.

    Il resto è POLEMICA e difesa di interessi particolari. E attendo il documento conclusivo dell'associazione che arriverà con calma e ponderazione tra almeno un paio di anni, prima di dissociarmi da alcunchè.

    Walter
    walter.ferrari@alice.it

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  40. “Ti stanno gia' ridendo dietro in vari forum e newsgroup”:
    segue link a thread aperto da Zanardo e letto, al momento, solo da lui. Ma Zanardo, si sa, è legione.

    E dovremmo interrompere la discussione, qui, che è articolata e interessante, a cui sono intervenuti scout e gay (e scout gay che hanno fatto coming out), oltre all'assessore di cui si parla nel pezzo… perché su IPI Zanardo ha postato due righe.

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  41. signor anonimo, “smettila” lo dirà in casa sua, che qui lei è ospite. Impari le regole della buona educazione, chè la sua ignoranza indica una mancanza di rispetto per il prossimo che è peggio di qualsiasi pregiudizio

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  42. Walter, il problema non è l'iniziativa AGESCI di aprire un dibattito, che è cosa buona, il problema è il risultato di tale dibattito. E quando si tirano in ballo teorie superate e ormai francamente risibili (omosessualità legata a fattori ormonali o come risultato di abusi o cattive esperienze con l'altro sesso, necessità di ricorrere allo psicologo nel caso in cui un ragazzo manifesti tali tendenze o incertezze), mi spiace, la reazione legittima è il rifiuto netto.
    Una precisazione: seguendo il tuo ragionamento, siccome le tendenze sessuali non c'entrano nulla con l'educazione (e su questo posso anche essere d'accordo), allora due capi scout etero che si sposano dovrebbero tenere nascosto il loro matrimonio. Non mi pare che la cosa accada, giustamente. E allora fammi capire perchè se un capo scout che fa capire di avere una relazione omossessuale (magari senza annunci in pompa magna) sta “ostentando”, mentre se è eterosessuale il problema non si pone neppure.
    Poi vorrei anche capire cosa intendi per “pro-gay”. Nessuno qui crede che i gay siano migliori di altri, semplicemente che chi si oppone alla discriminazione e chi no.
    Flora

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  43. Bell'articolo, che condivido in larga parte. Non facciamo la caccia alle streghe. Però è importante anche non sottovalutare il documento di proposta educativa, che per me giovane (beh, 34 anni…) non di paesino ed ex scout agesci è in molti punti agghiacciante.
    Grazie
    Marta

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  44. Ho dimenticato questa perla: “Le persone omosessuali, in linea generale, hanno dei problemi non solo sul piano sociale, ma anche con loro stessi”. Per favore, basta. Perchè se “l'inizio della riflessione” parte da presupposti a dir poco dogmatici allora non può che essere stigmatizzata. Pure io sono cattolica e vengo dal paesino, ma ciò non mi esime dall'aprire gli occhi sulla realtà e finirla con le baggianate.
    Flora

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  45. amen! quoto tutto, specialmente questo punto:

    “Il centro dell'azione AGESCI è il bene dei ragazzi che educa, non la tutela della sensibilità di un capo LGBT. L'unico punto della questione è: è opportuno che un educatore manifesti la propria tendenza sessuale? Serve ai ragazzi che educa? Se si concluderà che è un bene, W IL COMING OUT! Se si conclude che non c'entra con la dinamica educativa, ognuno abbia il pudore di gestirsi la propria sessualità nel privato. “

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  46. Fatemi capire, una associazione cattolica ha diritto o no di educare secondo la religione cattolica?
    E se il modello di uomo e di donna che la Chiesa propone è eterosessuale (e casto fino al matrimonio), ha diritto o no di chiedersi se una figura differente può essere o no un buon modello per i ragazzi che è chiamato ad educare?

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  47. Sì però non avete ancora risposto all'obiezione qui sotto. Provate a pensare a quante volte manifestate inconsapevolmente la vostra tendenza eterosessuale (quando dite “vado a fare la spesa con mio marito” “domani mi vedo con la fidanzata” eccetera) e immaginatevi che quelle espressioni siano viste come forme di “ostentazione” da reprimere dei ragazzini.
    Flora

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  48. vabbè scusate i refusi, “da reprimere per il bene dei ragazzini”.
    Flora

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  49. il problema è che sembra di avere già in mano la risposta. Non lo so. Non lo so se è un bene che io manifesti il mio rapporto di coppia etero ai ragazzi che educo. Non lo so se può essere utile esplicitare mie eventuali tendenze. Non lo so e mi piacerebbe saperlo, discutendo e ascoltando tutte le campane, quelle più progressiste e più conservatori.
    Ma mai mi scandalizzarò perchè uno esprime la propria opinione. Nè prenderò le distanze da chi esprime un punto di vista magari diverso dal mio. Preferisco ascoltare le opinioni altrui piuttosto che allontanarmi accusando razzismo e massimalismo (non mi riferisco a te, flora). Qui si propone dibattito e ascolto e si risponde con accusa e prese di distanza.

    Leggete, ma davvero, gli atti del convegno: è stato un convegno nel segno della più totale apertura al dibattito e al confronto, con un attenzione ribadita alla delicatezza del tema. Pone domande, non offre soluzioni: quelle sono rimandate a un dibattito interno all'ssociazione più ampio.
    Walter

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  50. Se anche le risposte alle tue domande fossero sì-sì, perchè mai un comune dovrebbe concedere i propri locali a chi discrimina in base alla sessualità?

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