La nostra epoca batte tanti record, piccoli e grandi, alcuni veramente bizzarri e difficilmente immaginabili in altre epoche (che non ci capiranno); per esempio:
Il giorno dopo ci fu chi parlò di profanazione, ma in effetti non era successo nulla di penalmente rilevante: i manifestanti non avevano pregato sul sagrato del Duomo, ma in una porzione di una piazza italiana che era stata loro concessa per una manifestazione; non avevano inflitto nessuna offesa all’edificio di culto cattolico; semplicemente avevano pregato un altro Dio in un’altra direzione, ignorando la cattolicità del Duomo come la ignorano tanti milanesi di passaggio. Non solo, ma il giorno dopo alcuni promotori della manifestazione chiesero pubblicamente scusa: non ricordo se la chiesero allo Stato o direttamente alla Curia, ma a quel punto, in effetti, che differenza faceva? A ogni buon conto il ministro Maroni richiamò i prefetti sulla necessità da quel momento in poi di tenere lontane le manifestazioni da aree “di particolare importanza dal punto di vista sociale, simbolico, religioso”, cioè in pratica da tutti i centri storici italiani, ricolmi di luoghi simbolici e – soprattutto di chiese cattoliche. Ce n’è più o meno una in ogni piazza in cui valga la pena di manifestare.
Per come fu annunziata, la direttiva consentiva ai prefetti di proibire in pratica qualsiasi manifestazione che non si svolgesse nelle periferie, eppure la cosa non suscitò l’indignazione di molti: nemmeno di Beppe Grillo, che nelle piazze italiane porta tuttora molti più fedeli del profeta Maometto. Del resto si leggeva, tra le righe, evidentissimo, che la proibizione avrebbe riguardato soltanto le manifestazioni dei musulmani. Sia come sia, sembra che essi abbiano imparato la lezione: l’Italia sarà anche uno Stato laico, tutte le religioni saranno anche uguali davanti alla legge, ma alcune più delle altre e non è evidentemente il caso dell’Islam. Pregare non è un reato; formare associazioni e comunità religiose è un diritto costituzionale, certo, sì; tutto bene finché il Dio non è Allah, finché le comunità non seguono Maometto. Inginocchiarsi in Italia non è mai stato così tanto pericoloso.
Ma lo è davvero? Cosa c’era, cosa c’è di così intollerabile in un gesto umile (in apparenza), da far fremere il sentimento identitario anche di gente che in Duomo non ci metteva i piedi da anni? Se durante una manifestazione politica e religiosa un musulmano incita i suoi correligionari all’odio razziale o al crimine, possiamo perseguirlo per istigazione all’odio razziale o apologia di reato (certo, ce ne accorgeremmo più facilmente se l’istigazione avvenisse in una manifestazione o un luogo pubblico, piuttosto che nello scantinato di una moschea clandestina). Ma i musulmani, a Milano, tre anni fa, non incitarono all’odio o altri crimini (perlomeno, alla procura non risulta). Tutto quello che fecero di rilevante fu inginocchiarsi. E un gesto così semplice bastò a far saltare in aria tutta la nostra tolleranza di facciata.
Forse dovremmo entrarci più spesso, in quel Duomo, anche se non siamo praticanti e spesso nemmeno cattolici – giusto per dare un’occhiata a quei simboli che riteniamo facciano parte della nostra identità e che spesso nemmeno conosciamo. E scoprire che ogni giorno, a intervalli regolari, gruppi di fedeli si inginocchiano anche loro, proprio come quei musulmani là fuori pretendevano di fare. A volte, leggendo i salmi, un sacerdote finge di esultare per la rovina di potenti sovrani – Og, re di Basan, Sicon re degli Amorrei – e interi popoli a cui la Sacra Bibbia sembra voler negare lo stesso diritto all’esistenza. Le nostre radici, se proprio ci teniamo così tanto, sono queste. È vero che sono tra noi. È vero che a volte stentiamo a riconoscerle. http://leonardo.blogspot.com

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