Cheap day return

Ian Anderson non è per tutti. Lo so, lo accetto.
C’è un sacco di gente che odia il progressive. È roba pretenziosa, la rivincita dei secchioni delle belle arti sui proletari del rock. Tutto prima o poi è tornato di moda, ma il prog no – troppo pesante per qualsiasi rigurgito di hype. Il prog è vecchio, e se lo ascolti sei patetico. Lo so, lo accetto.
C’è un po’ di gente che ama il progressive, ma non sopporta comunque i Jethro Tull, che non erano veramente prog. Hard rock col flauto, questo facevano. Lo fanno ancora, se è per questo, e o li ami o li odi. In realtà no. Ti possono anche lasciare indifferenti.

Ma Cheap day return la devi ascoltare. Dura un minuto. Dove lo trovi un pezzo orchestrale di un minuto? Quelli erano tempi in cui bisognava dimostrare di aver studiato solfeggio, sotto i cinque si scendeva raramente. Cheap day return è appena uno schizzo, la storia di una visita al padre in casa di riposo. Ian abbozza un sospetto sulla badante, ma poi lei gli chiede un autografo, che risate. C’è una chitarra acustica che dialoga coi violini, e sembra la cosa più naturale del mondo. E no che non lo è. Cheap day return è un piccolo gioiello di semplice ma straordinaria fattura, se fossi stato un critico musicale in quegli anni avrei scritto così, incastonato nel primo lato di Aqualung, che comprai ad occhi chiusi la mattina in cui scoprii che non mi avevano rimandato. Mi meritavo dunque un disco a prezzo intero, anche se uscito più di vent’anni prima. L’anacronismo in sé non era un problema, i miei compagni compravano Pink Floyd e Genesis senza pudore. Ma io ero affascinato ancor più impudicamente da certi dischi che suonavano ancora più antichi di quel che erano; come la voce di Robert Plant che a volte sembra riverberare direttamente sulle pietre di Stonehenge, o come i Jethro Tull che avevano questa immagine medioevale già allora imbarazzante, ma a quel tempo me ne fregavo alla grande di quello che potevate pensare di me. La migliore colonna sonora per leggersi il Signore degli anelli, come feci quell’estate; e misi giù anche il pavimento del terrazzo, ma non venne bene. Poi lunghi e tortuosi giri in bicicletta, durante i quali pioppi e cipressi di Albareto impararono a memoria il primo lato di Aqualung. E se ci tornassi, uno di questi pomeriggi, senza queste stupide cuffiette, so che me lo canterebbero ancora, solco dopo solco, dal riff iniziale alle risate di chiusura. Ma fa troppo caldo.

Non ci giro più molto in bicicletta. Il Signore degli Anelli non lo tengo neanche in casa. Il pavimento del terrazzo è stato rifatto da personale competente, e comunque ora è un terrazzo di casa d’altri. La paura di essere rimandato a settembre in qualcosa è una sensazione che non riesco più nemmeno a evocare. Sono insomma un’altra persona, fatta di cellule in gran parte generate nei vent’anni successivi. Se m’incontrassi non mi capirei, anzi mi prenderei a ceffoni. Ma per fortuna non mi può succedere. Tranne una volta all’anno, quando ascolto Aqualung. Neanche tutto. Il primo lato. Ed è come se il ragazzo venisse a trovarmi all’ospizio, ciao vecchio, come va, la nurse ti tratta bene? On Preston platform, do you hear shoe shuffle dance?

24 Comments

  1. Non giro più in bicicletta per via delle emorroidi, ma Aqualung, che comprai appena uscito, lo ascolto ancora (tutto, compreso il lato B con My God e Locomotive Breath) e mi sento il quindicenne che ero e che a volte sono.

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  2. probabilmente un pò datata e anche un pò professoressa che dopo 10 anni ha ripreso ad insegnare, il tuo articolo mi ballava davanti agli occhiali da presbite dalla gradazione sbagliata nel disperato tentativo di distinguere tra tutte quelle parole il titolo del brano ed il nome del cantante..posso solo dirti che mi piace molto, grazie per avermelo scovato

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  3. Li ho rivisti, l'ultima volta, due anni fa a Sogliano, patria del formaggio di fossa, i Jethro Tull. In barba ai suoi 60, Ian Anderson ha lasciato partire il gruppo sul palco senza di lui, poi ha preso la rincorsa dietro al parco, ha scavalcato la scaletta con due balzi, e col terzo balzo è arrivato sulla linea del palco, prendendo al volo la nota di flauto giusta mentre i piedi toccavano terra. Poi due ore di concerto, mentre sullo schermo, per festeggiare 40 anni di carriera, scorrevano le immagini di loro impudicamente ventenni, fregandosene del confronto tra le due età. Dove mai li trovi dei nonnetti così? Forever Young.

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  4. I Jethro Tull sono uno dei tanti buchi nella mia fettina stantia di groviera musicale, che si sta ormai venando di blu Gorgonzola, ma “Il signore degli Anelli” è un tentativo di lettura pietosamente abortito che ancora mi cruccia con la sua presenza un po' inquietante nella libreria, dove spicca per la sua larghezza e per il suo aspetto tristemente “nuovo”, da zitella tirata a lucido e rimasta comunque a fare da tappezzeria.
    Siccome l'ho trovato lambiccato e pedante nei dialoghi e nei ragionamenti, l'ho abbandonato dopo nemmeno cento pagine (e i sensi di colpa mi hanno poi portato a finire controvoglia un altro libro che proprio non riusciva a penetrarmi il mitocondrio).

    Mi è piaciuta molto la trilogia cinematografica di Jackson e mi chiedo da anni se la scrittura di Tolkien è davvero noiosa rispetto ai suoi contenuti, se non l'ho capita io, o se la traduzione fa cagare. Mi piacerebbe leggere qualche opinione al riguardo (però non offendete, eh?), se non è troppo off topic.

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  5. Io sto riscoprendo il rock progressivo proprio in queste ferie agostane… ho cominciato con gli italiani PFM e Banco, ai Jethro Tull mi aveva iniziato mio cugino qualche anno fa… si accettano suggerimenti per i prossimi ascolti.

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  6. @ Antani
    Gentle Giants (tutto, o almeno i primi 4 LP)
    Soft Machine (i primi 4, finché c'è stato Robert Wyatt)
    i primi 2 dischi solisti di Robert Wyatt (The end of an ear, Rock bottom) e il primo dei Matching Mole (omonimo)
    Hatfield and the North
    Caravan (In the Land of grey and Pink)
    Gong (tutto quello fatto con Daevid Allen, primo e secondo periodo)
    i dischi solisti di Daevid Allen
    (e, per farla breve, qualunque cosa provenga da Canterbury, a parte Geoffrey Chaucer, che è più rock blues che prog)
    Van der Graaf Generator (tutti), e tutti i dischi di Peter Hammill
    [visto che qualcuno li considera prog, io li metterei a parte come genere a se stante, ma comunque] King Krimson (periodo 1969-1974) – il I LP (omonimo) da imparare a memoria, testi compresi da tatuarsi sui pettorali (ad averne)
    però, se tra l'uno e l'altro vuoi guardare il mondo da un oblò, sedere sulla sedia di lillà, chiederti quante volte hai guardato il cielo, cercare un centro di gravità permanente… 🙂

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  7. Il mio vinile di Aqualung ha l'autografo di Ian Anderson. Me l'ha firmato due anni fa. Era sorpreso da quanto disco, fodera interna e confezione fossero usurati. Non sono un collezionista e questo è l'unico LP che possiedo firmato da un artista. L'ho ascoltato e amato tantissimo.
    claudio

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  8. Il Signore degli Anelli, se non lo avete letto a 15 anni, forse è meglio lasciarlo sulla mensola.

    COME E' VERO ! Ci ho provato, ma è proprio così. In compenso a 15 anni è stato un trip di una settimana, senza fiato, senza interruzione, mi ha cambiato la mente, credo.

    E poi possiamo dire molte cose del film, ma la parte finale, in cui tutte le storie si avvicinano e diventano una è proprio perfetta, in tutto. Nei tempi, nelle scenografie, nei personaggi. Tutto. Amen

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  9. Grazie anche a Leo e a Giac. Mi rimarrà questo buco, insieme ai baci non dati e agli abbracci rimandati, e un po' mi dispiace.
    Maledizione, non avevo proprio bisogno di un altro rimpianto, uff.

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