un destino minuscolo

Una delle battaglie che perdo tutti i giorni è quella intorno alle lettere maiuscole. Poi per forza uno dice sei depresso – vi sembra qualcosa per cui vivere? Un motivo per svegliarsi la mattina? E guardate che dalla vita non chiedevo mica Waterloo o Stalingrado, eh, ma qualcosa di più interessante che consumare i giorni a correggere gente che non ritiene necessario mettere la maiuscola dopo il punto, personcine che trovano eccentrico il firmarsi con le iniziali maiuscole, scrivere Italia con la maiuscola…
Uno sarebbe anche tentato di dire vabbè, chissenefrega, ho una vita sola, arrangiatevi. Probabilmente a questa conclusione sono arrivate per prime le mie colleghe delle elementari, perché le ultime infornate di bambini che ci hanno consegnato non hanno proprio più la minima idea.
Molti hanno tagliato il nodo gordiano: scrivono tutto in stampatello e amen. Tu spieghi che lo stampatello è scomodo, che conoscere due grafie è meglio che saperne scrivere una sola, che è il momento di acquisire più manualità, di sperimentare la comodità, la fluidità del corsivo. Loro restano scettici. Tu li ammazzi con due ore di dettato. Lo scetticismo diminuisce. Ma rimane sempre il problema che non sanno dove mettere le maiuscole. Tu glielo spieghi. Loro ti guardano strano. Cos’è questo punto fermo che ci obbliga a mettere una maiuscola, talvolta persino ad andare a capo, ma chi si crede di essere? Ma poi in generale cos’è questa storia degli obblighi, delle regole, posso uscire? Voglio parlarne col preside. Posso mandargli mio padre? Mio padre si firma tutto minuscolo e non gli è mai successo niente.

Tu glielo spieghi. Tutti i santi giorni, tu gli ripeti i motivi per cui le maiuscole servono. Ci aiutano a orientarci sulla pagina. A distinguere il nome comune dal nome proprio. A dare importanza alle cose che se lo meritano. Il mondo è così vasto e così ricco di cose interessanti da studiare, ma non c’è mai abbastanza tempo perché ogni santo giorno bisogna ribadire il concetto che non vi potete firmare con le lettere minuscole, piccoli deficienti. Comunque è il mio mestiere, eh, mi pagano, per cui insisto. Ogni giorno.

Tempo buttato via. Soldi sprecati.

61 Comments

  1. Sono un “grammar nazi” (anche se di solito dopo un'affermazione del genere si incorre in una topica mostruosa, come scrivere “un affermazione” senza apostrofo, che ti fa subito deridere nel commento successivo… ammazza che inciso lungo, però) e gli errori di ortografia mi fanno accapponare la pelle (ogni volta che qualcuno scrive “un pò” un gattino muore in Asia Minore).

    Epperò non esageriamo. La foto di Cannavaro non è un esempio di prosa ma di grafica, che segue (e spesso non segue) regole tutte sue.
    Nei titoli, nelle testate, nelle copertine di libri e CD, et similia il “case” può essere tutto maiuscolo, tutto minuscolo, “camelide” (camel case) o come si voglia, per mero gusto estetico.

    Off topic trivia: il font utilizzato per il nome dei calciatori è stato creato appositamente per le magliette dell'Italia da un font designer.

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  2. Questa idea che i grafici non debbano rispettare le regole dell'ortografia è pura ispirazione satanica.

    Sarebbe come dire che gli architetti non devono rispettare le regole dell'urbanistica, ecco, riflettendoci anche lì Satana ha ispirato molto.

    Sono sicurissimo che il font utilizzato per il nome dei calciatori sia stato creato appositamente per le magliette dell'Italia da un pagatissimo font designer CHE DEVE MARCIRE NEL LUOGO PIù TRENDY DELL'INFERNO.

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  3. Il problema è un altro (che frase originale, nevvero?)…

    I bravi artisti (architetti, pittori, grafici) sanno andare oltre le regole, per generare capolavori o comunque opere di rottura.

    Picasso, Fontana, Burri, etc. solo per rimanere nel campo dell'arte…

    Tutti costoro sapevano applicare correttamente le regole standard (non è che Picasso non sapesse disegnare in maniera realistica, no?) ma sceglievano di andare oltre.

    Il problema è (e finalmente giustifico la frase di apertura) quando si vuole applicare il concetto inverso in maniera fallace: siccome vado oltre le regole, sono bravo (o anticonformista o trendy o quel-che-è).

    Quando la deriva dalla regola è occasionale e concettualmente giustificata dall'autore, è concessa. Che piaccia o meno (se facessimo un sondaggio di popolarità di Kandinskij o Picasso avremmo una percentuale da Rifondazione Comunista).

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  4. Prima cosa mi presento, sono Antonio_Libero.
    Concordo pienamente sull'uso della maiuscola dopo il punto. Se la grammatica italiana contempla questo uso ci sarà un motivo. Tra l'altro sto leggendo per l'ennesima volta “Storie di ordinaria follia” di Bukowski e mi chiedo sempre perché nei dialoghi dopo il punto non ci sia la maiuscola..
    Complimenti per il blog, davvero interessante; è inoltre molto bello vedere che viene aggiornato molto frequentemente.
    Ho un blog dove pubblico poesie e racconti, se hai voglia.. http://desertodinotte.blogspot.com/

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  5. Secondo me, una persona adulta, che non sia affetta da deficenza senile, deve aver la DECENZA, di sapere almeno, che; i nomi e cogniomi, si scrivono, con l'iniziale maiuscola.
    Poichè lo insegniano, alle elementari!!!
    Il resto, manifesta erretratezza ottusità stoltaggine, a volte tutte assieme.

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  6. vivo in brasile e qui ogni tanto(alcune decadi) si procede ad un accordo ortografico tra i molti paesi che sul pianeta parlano la lingua portoghese, nel tentativo di omogeneizzarla;

    mi sembra giusto che la lingua possa fare dei cambiamenti , diciamo ogni 20 anni, per adeguarsi ai tempi;

    io per esempio toglierei le maiuscole, semplicemente perché è piú comodo, e non toglie nulla alla comprensione del testo.

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