I prigionieri

Cosa c’è nella scatola

Ricapitolando: esistono miti e mitologie (e poi esistono studiosi che potrebbero giustamente fulminarmi per l’uso non accademico di questi due termini, ma è solo per intendersi in un discorso da blog, ok?) I miti vengono prima: sono racconti autoconclusivi che cercano di spiegare un enigma, non riuscendoci, e quindi restando profondamente pregni di mistero. Rimangono bagliori nell’oscurità, diventano archetipi, si assomigliano un po’ tutti. Le mitologie sono rielaborazioni di età già relativamente più rischiarate, dove non si tratta di spiegare il Mistero del Tuono, ma di mettere in ordine quanti figli e nipoti abbia avuto il signor Giove, da chi dove perché e con quali conseguenze.

Più che discendente del mito, la mitologia è il mito stesso, (mal)cresciuto. Quando il bambino apre lo Hobbit per la prima volta trova un ometto misterioso che vive in una caverna, contattato da un mago e da altre creature strane che gli propongono un viaggio in un mondo sconosciuto. Milleduecento pagine dopo, alla fine del Signore degli Anelli c’è una tabella cronologica con tutti gli avvenimenti degli ultimi cinquemila anni della terra di mezzo, il corso di elfico, eccetera eccetera. Quando chiude il libro il bambino è diventato un ragazzo brufoloso.

Può darsi che dia fastidio la volgarizzazione di tutti i miti in insipide soap (e in effetti l’estrema decadenza della mitologia è una soap di dei ed eroi che si sposano, fanno figli che muoiono in incidenti cruentissimi ma poi magari risorgono, senza che succeda mai nulla di irreparabile o realmente interessante), però esistono alternative? In fondo stiamo parlando di intrattenimento: romanzi, fumetti, serie tv, produzione di massa: la mitologizzazione è un processo obbligatorio quando devi spremere dallo stesso mito centinaia e centinaia di puntate. La serialità lunga non può che uccidere il mito. Almeno fino a Lost. Ah, già, dovevo svelare il mistero di Lost.

Beh, non è un gran mistero: Lost è il primo tentativo riuscito di far sopravvivere il mito in tv. Non le mitologie. Non le genealogie. Non i complessi rapporti tra personaggi e i calcoli sullo spazio-tempo e le realtà alternative. Tutte queste cose in Lost ci sono, ma è stato chiaro quasi subito che erano l’arredo (quando hanno rischiato di prendere il sopravvento, ci siamo spazientiti). Quel che conta in Lost è il mistero. C’è un’isola. Non si sa dove sia. Dopo cinque stagioni, ancora nessuno si è preso la briga di dircelo. In un certo senso è come se la storia non avesse mai fatto passi avanti dalla prima puntata. Riuscire a mandare avanti baracca e burattini senza avere svelato nemmeno il primo mistero ha qualcosa di miracoloso.

I personaggi di Lost, lo intuiamo, non sono del tutto vivi, ma come sospesi in un mondo di ombre. Prova ne è che non si spiegano, né tra loro né con noi. Da anni ci aspettiamo la classica scena in cui il cattivo trionfante, pistola in mano, fa la “spiega generale” di tutto il complotto (prima di essere miracolosamente sconfitto da un buono che arriva all’ultimo momento). Possiamo rassegnarci, un momento così non lo avremo mai. Per contro abbiamo misteri che si trascinano assurdamente, come la Dharma Initiative: possibile che dal 1977 in poi nessuno dei protagonisti abbia avuto un po’ di tempo per chiedere e capire cos’è questa benedetta Dharma, cosa cerca sull’isola, quali sono i suoi fini, eccetera? Ma i personaggi di Lost non sanno chiedere o spiegare il perché, non è tra le loro opzioni. Possono baciarsi, sparare, sperare di tornare a casa, detonare bombe atomiche e poco altro.

Quello che ha tenuto la maggior parte di noi davanti a Lost, anche quando la trama diventava impossibile da ricostruire e i personaggi cominciavano a dividersi in schieramenti incomprensibili, sono state le oscurità di cui la storia è cosparsa, illuminate da improvvisi bagliori che facevano rizzare i capelli. Gli scrittori di Lost non fanno che chiederci, da anni: cosa c’è nella scatola? Promettono di dircelo. Lasciano intendere che non potranno non farlo, che la storia non potrebbe proseguire senza sapere cosa c’è nella scatola. E invece prosegue, con un’altra scatola e un altro mistero. Tutto questo sin dal primo episodio: perché c’è un orso bianco su un’isola tropicale? La botola, che si illumina solo una volta in tutta la prima stagione. Sapevamo che era un indovinello sleale, ma non potevamo fare a meno di chiederci: cosa c’è dentro? Quando ce lo diranno? I numeri della fine del mondo. L’urlo di Jacob nel buio della capanna. La sfinge – che è un classico esempio del modo in cui gli scrittori di Lost ci fanno entrare nel mito: per illuminazioni improvvise, a cui segue il buio. In tutta la serie, la sfinge compare interamente per pochi fotogrammi. Il resto sono frammenti, oscurità, mistero. Non sono più limitazioni imposte da un budget, queste. Sono chiaroscuri consapevoli, ombre manovrate da scrittori che hanno capito come si riportano gli spettatori all’età primigenia del mito: quando i fulmini e i giganti fanno paura, e vorremmo sapere dai grandi il Perché delle cose.

È cominciata l’ultima stagione, e siamo un po’ tesi. A questo punto Lost può solo deluderci. Come possono cinque anni di misteri trovare una soluzione soddisfacente? Ma anche qualora succedesse, è davvero quello che vogliamo? Un’isola finalmente illuminata a giorno, senza più misteri? È probabile che gli autori abbiano optato per una via intermedia: qualche cosa ce la spiegheranno, il più lo lasceranno libero alle interpretazioni. Circoleranno ancora per molti anni mitologie fantasiose su forum all’uopo. E poi, tra trent’anni, a qualcun altro verrà in mente di raccontarci la storia misteriosa di qualcuno perso su un’isola, che per tornare a casa deve capire sé stesso. In fondo i miti si assomigliano un po’ tutti.

16 Comments

  1. Esatto. Aspetterò, non lo guarderò subito. Se mi dicono che c'è la spiega, lo showdown, i nodi al pettine, allora desisto. Mi tengo il mistero, mi piace di più.

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  2. Ho visto il Video
    veramente spaziale non mi sono mai divertita tanto:)non vorrei essere in loro
    anzi sto ancora ridendo.
    (lo sapevo che c'era di mezzo una tartaruga )
    sono veramente geniali questi creatori di scatole cinesi,
    e se dentro alla scatola ci fosse un altra scatola?
    sempre più piccola
    e in fine
    nell'ultima una piccola chiave x Diario?
    segreto?
    un segreto nel segreto?
    arrivando al diario che lo si troverà dopo varie peripezie
    e dentro c'è disegnata una X
    gigantesca
    o meglio ancora un 😕
    Credo di non averci capito niente,mi sto irrigidendo che te ne pare
    Leonardo?

    (si vede che non ho visto neanche una puntata).
    naturalmente il diario non è di carta
    troppo banale e biodegradabile,
    il diario è fatto dell'osso di tartaruga
    cioè la Corrazza?
    A presto.
    Amelie Anna

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  3. ma perché non pubblichi queste cose sull'Unità. Magari sbaglio, ma ho l'impressione che sulla carta stampata ti venga di essere “più abbottonato” di quanto tu non sia online. Scatenati pure lì, mi raccomdando

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  4. Beh, premesso che finora all'Unità hanno pubblicato tutto quello che gli ho mandato senza batter ciglio, un pezzo di quindicimila battute in tre puntate su un telefilm che in Italia non ha avuto nemmeno molto successo non mi sembra il modo migliore di abusare della loro ospitalità.

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  5. Comunque, leona', stai un po' indietro sulla dharma.
    Le cose sono state spiegate, mancano alcuni piccoli dettagli. Eppoi secondo me la genialità di lost è nella capacità degli autori di rappresentare il mistero e il mito ci azzecca molto poco o solo in maniera strumentale al mistero (capisco che per amore di argomentazione ti
    sei affezionato al concetto). Da quello che intuisco sono tre le tecniche di rappresentazione del mistero (o che rendono una storia misteriosa):
    a) una direi che è per diluzione; metti un mistero e lo diluisci in cento altri misteri creando un desis senza né peripeteia né lusis; così anche quando conosci la soluzione te ne freghi perché è stata diluita in un mistero ancora più fitto. E.g. “Che c'è nella botola?”-> “Chi è Desmond?”->”Che cosa sono i numeri?” -> “come è alimentata quella stazione?” -> “Che cosa è la Dharma?”->ad infinitum, anche se credo che il cerchio si chiudera con la spiegazione di che cosa siano le ossa trovate nella caverna della prima stagione;

    b) la seconda modalità rappresentativa del mistero è l'assenza di un protagonista o di un personaggio principale. Sembra di assistere a una simulazione ad agenti, di cui osserviamo l'attività attraverso flash-back, flash-forward e flash-beside.

    c) la terza è la capacità degli autori di creare delle macchine di Robinson-Goldberg i cui pezzi sono degli esseri umani.
    http://tinyurl.com/3mjtrk

    ciao,
    Gl

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  6. Alcuni dettagli del tipo Chi Sono E Cosa Ci Facevano Sull'Isola… Ma la cosa forte è che alcuni personaggi ci hanno lavorato per 3 anni, mi sembra? E non hanno niente da spiegare, anche perché tutti si guardano bene da chiedergli alcunché. In questo la comesichiama, la fidanzata di Sawyer, mi sembra incredibile. In teoria dovrebbe sapere un fracco di robe; ha mai pensato di condividerle con qualcuno? Evidentemente non poteva, con le ombre si può flirtare anche a lungo, ma non si possono dare spiegazioni.

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  7. Vero ! The Prisoner e Lost sono davvero parenti stretti.

    Infatti il primo mi ha squietato da piccolo, ed ho smesso di guardarlo. Il secondo mi ha squietato da grande, ed ho smesso di guardarlo.

    Basta l'idea iniziale, in realtà, poi la tua mente completa ed arricchisce, meglio degli sceneggiatori.

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  8. “Riuscire a mandare avanti baracca e burattini senza avere svelato nemmeno il primo mistero ha qualcosa di miracoloso. “

    imho l'unica cosa miracolosa è l'encefalogramma piatto di chi continua a vedere baracca e burattini nonostante non venga spiegato nemmeno il primo misteo, piuttosto. Vuol dire che non si chiede niente. “Lost” è lo spettatore della quinta stagione, non il serial.:D

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  9. Gente, la forza di Lost (per il poco che ne ho visto) e consimili, non è nei “propri” misteri ma nella capacità di evocare quelli dello spettatore.

    Un po' come uno psicanalista sui generis che, invece di far parlare voi, parli lui continuamente e alquanto a vanvera, ma in maniera da attivare associazioni e induzioni nella vostra mente.

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  10. a Leonà mi sa che stai un po' indietro… Ancora stai a pensà alla Dharma? Jacob perdona loro perchè non sanno quello che dicono. L'ultima puntata è l'esatta dimostrazione di come gli autori intendono svelare i misteri. Non avrete mai, voi scettici eretici, la puntata con lo “spiegone” come nella maggior parte delle storie. Avrete sorprese puntata dopo puntata. Prima del grandioso, epico finale della serie tv più sconvolgente della storia. Per amare Lost bisogna capirlo. E non è da tutti, purtroppo

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  11. L'eccesso di spiegazioni è conosciuto anche come Effetto Midichlorians (dalla seconda trilogia di Star Wars)

    Io amavo Lost, ultimamente però sono sfiduciata, perché Ben non ammazza nessuno da 5 episodi. Bisogna che ammazzi qualcuno al più presto.

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