Proletario, proprio

Coraggio, ormai ci siamo. Ancora qualche mese, forse appena qualche settimana, e poi Cesare Battisti sarà estradato in Italia: e il mondo finalmente sarà un luogo più sicuro per tutti. Un giardino fiorito dove portare i figli a giocare, senza più dover temere le insidie degli empi Proletari Armati per il Comunismo.
Sul serio, fa bene al cuore sapere che non c’è luogo al mondo dove un terrorista possa nascondersi all’occhio di una Giustizia implacabile. Anche se dopo tante chiacchiere forse abbiamo perso un po’ di vista la vicenda in sé. Forse è meglio tornare ai fondamentali: perché merita di scontare l’ergastolo, Cesare Battisti?

Per aver ucciso il maresciallo della polizia penitenziaria Antonio Santoro? Questo almeno secondo il pentito Mutti, ex compagno di Battisti. In cambio del nome dell’assassino, Mutti ottenne uno sconto di pena. Quando poi nuove prove costrinsero Mutti ad ammettere che Santoro lo aveva ucciso lui, Battisti rimane collegato all’omicidio in qualità di “copertura”. Uhm.

Per aver ucciso il macellaio Sabbadin? Anche questo risulterebbe dalla testimonianza del pentito Mutti. A un certo punto però un altro ex compagno, Diego Giacomin, confessa di aver ucciso Sabbadin insieme a Mutti. E anche stavolta quella di Battisti rimane una “copertura armata”.

Per aver ucciso il gioielliere Pierluigi Torregiani? Eh, ma in questo caso ha un alibi: stava facendo la “copertura armata” ai due che lo stesso giorno ammazzavano Sabbadin. In questo caso Battisti è stato condannato in qualità di co-ideatore e co-organizzatore.

Per aver ferito il figlio di Torregiani, che è quel signore sulla sedia a rotelle che spesso viene intervistato in qualità di parente delle vittime, e vittima egli stesso? Ma a ferirlo fu proprio il padre, che rispose al fuoco dei Proletari Armati. Battisti nemmeno c’era (stava coprendo, secondo Mutti, gli assassini di Sabbadin).

Allora per aver ucciso l’agente Digos Andrea Campagna… in questo caso almeno è stato riconosciuto come esecutore materiale… sì, ma sempre in base alla testimonianza di Mutti, (altro giro, altro sconto di pena). E dire che anche in questo caso c’è un reo confesso, Giuseppe Memeo. Aveva un complice, biondo, alto 1 metro e 90. L’identikit preciso di Cesare Battisti, cotonato, e con 30 cm. di tacco.

E allora, insomma, siamo sicuri che se lo merita un ergastolo, Cesare Battisti? Altroché. Almeno per i motivi che vado ad elencare.

1. Perché ha scommesso sugli asili politici sbagliati: il Sudamerica e soprattutto la Francia, con quella Dottrina Mitterand che all’inizio sembrava il bengodi, ma a ben vedere non era che la capricciosa concessione di un sovrano illuminato. Morto il re, fine della Dottrina. Se Battisti si fosse studiato un po’ meglio il mondo, se avesse scelto come asilo un Paese davvero serio, ad es., il Giappone… oggi probabilmente gestirebbe una fiorente attività di import-export, e ogni tanto si farebbe anche fare qualche intervista telefonica in Rai. Peggio per lui, doveva pensarci prima: ergastolo.

2. Perché ha fatto lo scrittore e diciamolo, un ex terrorista che fa lo scrittore non ce la conta giusta. Specie lo scrittore noir. Insomma, non ha l’aria di una cosa seria. Vuoi mettere con Zorzi e il suo import-export? è roba da adulti, un modo per dire lasciatemi stare, non faccio più politica, faccio soldi. Oppure un bell’impegno nel sociale, tipo che so, attivista di Nessuno Tocchi Caino… ecco, se prima ammazzavi la gente e poi ti trovi un posto a Nessuno Tocchi Caino, è chiaro che lo fai perché sei pentito del male che hai fatto, perché vuoi salvare tante meritevoli vite umane, e questo noi italiani lo capiamo: siamo cattolici, perdio, anche Pannella. Cioè alla fine cosa vuoi che sia la complicità in quattro omicidi, per giunta comprovata in processi farsa… quello che ci premeva, Cesare, è che tu ti facessi un pianto, che ci chiedessi scusa. Ma i noir, come si fa a chieder scusa coi noir? E allora ergastolo, tie’.

3. Perché può farsi tutti i romanzi e tutti gli scioperi della fame che vuole, ma in fin dei conti resta sempre e solo un ladruncolo, Cesare Battisti. Uno che se lo arrestano, cosa fa? Scappa! Che razza di comportamento. Proletario, proprio. Un terrorista di classe non si comporta così. Un terrorista di classe per prima cosa vende qualche ex compagno in cambio di uno sconto di pena. Vedi Mutti: ha ammazzato più o meno le stesse persone che ha ucciso Battisti, e in otto anni si è sistemato, altro che ergastolo. Oppure si ficca in qualche meritevole Onlus, e facendo due conti… se Fioravanti per una novantina di omicidi si è fatto 26 anni, a Battisti con quattro morti e qualche altra rapina quanti mesi avrebbero dato? Giusto il tempo di buttar giù un noir di tema carcerario. Che poi come minimo glielo avrebbe pubblicato Mondadori. Ecco, si vede da queste piccole cose che non è uomo di mondo, Battisti. E allora basta, ergastolo. Niente di personale, ma te lo meriti tutto.

A questo punto però io ho una proposta. Visto che ormai lo abbiamo preso, e con tutto il baccano che ha fatto è difficile che lo libereremo mai più (è diventato un simbolo, e coi simboli non si scherza); visto che i vecchi processi non si possono rifare… non potremmo aprirne altri, e condannarlo per qualcosa di più importante, come per esempio la bomba alla stazione di Bologna? Rifletteteci bene. A lui non costerebbe un giorno solo in più, ma in compenso il suo sacrificio ci aiuterebbe a crescere i nostri bambini. Sì, perché questa cosa della liberazione di Fioravanti e Mambro alla lunga si rivelerà destabilizzante. Come si fa a crescere dei bimbi rispettosi della legge, in un Paese dove uno che si è preso 8 ergastoli gira per strada… secondo me persino Fioravanti e la Mambro hanno qualche difficoltà.

F. MAMBRO: Non devi picchiare i tuoi compagni con la catena del motorino.
BAMBINO: Perché?
F. MAMBRO: Perché non è giusto.
BAMBINO: Sì, ma concretamente cosa rischio? Mi togliete l’uso della playstation per cinque minuti con la condizionale?
F. MAMBRO: I prepotenti fanno una brutta fine.
BAMBINO: Ahahah, mamma, sei un vero spasso.

116 Comments

  1. Albigin, ok, al 56esimo commento o giù di lì ci avverti che non hai una sorella. Che dire, ne prendo atto.

    E gli occhi per vedere i link ce li hai? Perché erano nel post. Il post che hai commentato. Hai commentato un post con delle cose scritte in marron, che se ci clicchi sopra si apre il sito che ho usato come fonte.

    In pratica: sei arrivato qui credendo che si trattasse di un sito d'informazione. Non c'è scritto da nessuna parte, ma lo hai capito. Forse dal pezzo in cui denuncio la possessione demoniaca della Santanchè, o quello in cui incontro Gesù in un corridoio della scuola.

    Detto questo, non è che ti sei fermato a leggere, a cliccare un po' per vedere le fonti. Perché mai? si fa molto prima a chiederle allo scrivente, con un commento stizzosetto.

    Ma naturalmente il suscettibile sono io: tu sei senz'altro per tutti un esempio di equilibrio e buona educazione.

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  2. Cito Leo di pochi post or sono, tanto per chiarire chi ha tirato in ballo le sorelle:
    “Cioè, praticamente è come sventolarmi un fazzoletto rosso nella plaza de toros. Voyager.
    E poi “metti da parte la suscettibilità”. Voyager. Tua sorella, lei sì ha da metter da parte la suscettibilità.”

    Per il resto, decidano i lettori.

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  3. Mai dire Voyager. Comunque io un'opinione sull'innocenza di Battisti non ce l'ho, e non desidero neanche averla, però mi sta un po' sulle palle, sì, proprio per quell'aria da maudit, di quelli che guardano in camera e sforzandosi di dire una cosa intelligente, gli escono fuori cavolatine come “noi stavamo a fa' 'a rivoluzione, ma si sa, la storia la scrivono i vincitori”.

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  4. Albigin, sai che hai scritto 3 o 4 commenti e non hai ancora portato uno straccio di argomento, uno, alla tua tesi?

    Guarda che non hai proprio capito. Io non sono la rai, sono un privato cittadino. Nessuno mi obbliga a citare fonti di più parti.

    D'altro canto, se io cito una parte, non ti proibisco di citare l'altra parte, e magari di convincermi con documenti e argomenti migliori dei miei. Perché sono un individuo rude ma ospitale, alla fine.

    Ma tu ti guardi bene da arricchire la discussione con argomenti o documenti. Sei solo venuto a dire: prrrr, Voyager, sei di parte e non lo avevi detto, non fai informazione (e sticazzi), decideranno i lettori.

    Ecco, il punto è che i pochi lettori di questo sito hanno già deciso, da settimane o mesi o anni, che i miei punti di vista sono magari non sempre condivisibili ma interessanti. Altrimenti non verrebbero, no? Nessuno li paga, nemmeno loro.

    Quindi se tu pensi di arrivare, darmi del voyager, fare l'offeso, e poi pensare che i lettori ti troveranno più convincente di me, mah, secondo me continui a non aver capito dove sei e come funziona il giochino.

    Sei convinto che Battisti sia colpevole? Spiega qui perché un teste è affidabile e un altro no. Non chiedo di meglio.

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  5. Capisco che tu scriva per provocare, ma, al solito: quante banalità, e per di più tutte assieme, e per di più da una persona che leggo da mesi e che stimo parecchio, e da una persona che ha dichiarato pubblicamente di essersi rotto le palle di subire ricatti di fiducia. Ma no, ciò che sto per scrivere lo intendo seriamente, e te lo scrivo esclusivamente per dialogare: di certo non ti nego la fiducia che t'ho accordata in questi mesi.
    Ho esitato molto prima di scrivere: non avevi ancora visto un mio commento tra queste pagine, ma sapevo che sarebbe stato inevitabile che finisse per comparire proprio nel momento in cui non avrei potuto concordare meno. E non nel merito dei fatti in oggetto, ma sulla logica che sottende l'intero ragionamento.
    Un intero ragionamento che mi appare negare il totale relativismo che rivendicavi, per farne in più punti un'incredibile questione ideologica, che nega in se stesso il fatto politico per ricondurre ogni comportamento alla ratio legislativa, per invocare implicitamente una sorta di criterio di proporzionalità al quale l'accusato ha scelto, sua sponte, di sottrarsi.

    La vicenda giudiziaria di Battisti è complessa e molto controversa, come giustamente su Carmilla fan notare. E' stato condannato a parecchi anni (poi all'ergastolo in contumacia) per delitti che sembra non abbia commesso, sulla base delle confessioni determinanti di un pentito che si è dimostrato più volte inaffidabile.

    Ma sì, è esatto: il problema è innanzitutto che è scappato. Il secondo problema è che ha continuato a volersi presentare come personaggio pubblico, ha scritto del suo passato, ha continuato a parlare. E' stato il primo a volersi trasformare in un simbolo, e adesso che l'ha ottenuto, e dopo decenni di fiorente cresta dell'onda, costantemente amplificati dai ripetuti assalti politici italiani e richieste di estradizione e passaggi di documenti, che creavano un hype neanche fosse Inglourious Basterds (perché negare gli effetti collaterali, ovvero i benefici economici e politici che gli son derivati dalla sua latitanza? Battisti non è ricco, scrivono su Carmilla. Battisti non è affatto povero, ed ha tanti amici, gli si dovrebbe spiegare); dopo tutto questo, adesso è spacciato. A ragione, secondo me.

    A Delfo Zorzi non si tributa la giusta attenzione? Non direi: se non fosse che è entrato in occultamento, ed ha rinunciato a farsi simbolo, il caso sarebbe pressoché identico. A nulla osta il fatto che il Giappone non sia disponibile a concedere l'estradizione: è stata esattamente, e per anni, la condizione francese. E allora latita, dal Messico alla Francia e al Brasile; ma alla fine prendilo in culo, torna in Italia, sconta i tuoi anni di galera, attenditi che siano pesanti. Ormai sei un simbolo.

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  6. (2 – cont.)

    Battisti ha creato Battisti: ricordo le sue dichiarazioni antigovernative in Francia. Ricordo le interviste al vetriolo, in cui dichiarava cose incredibili, in cui surrettiziamente negava il pentimento (già, su Carmilla dicono bene: non rileva in affari giudiziari; ma rileva se sei latitante, perché diventa una faccenda prettamente politica, e di scambio e mercimonio tra stati, e di figure e di simboli, non più legale. Eppure si pretende l'immunità dallo Stato, mentre si agisce in tutto e del tutto in maniera politica? Uau, che acume. Negare che Battisti non abbia valutato ogni conseguenza delle sue azioni equivale davvero a sottrargli quell'intelligenza che per altre parti gli si riversa addosso (per dire: i suoi romanzi fanno proprio cagare – o vogliamo sempre e per forza difendere l'uomo del popolo, l'ex-portinaio che ha imparato a mettere un paio di frasi in fila? E vabbé, neanche questo rileva).

    Quanto poi all'exploit su persone uscite dal carcere ed entrate in Nessuno Tocchi Caino, penso che mai punto più basso sia stato toccato su queste pagine virtuali. La solita storia: la pena è ingiusta. Troppo poco!, troppo!, e urliamo. Giustizia retributiva, completa negazione delle possibilità di recupero. Le carceri servono a confinarci le persone che non ci piacciono in attesa che schiattino. Peccato che abbiano chiuso i nosocomi – quello stronzo di Basaglia, eh.
    Le persone che ci piacciono, invece, nelle carceri non dovrebbero entrare. Hanno scelto di trasformarsi in simboli? Sono degli eroi.

    Cum grano salis, ed esponendo la patente logica del tutto relativista del mio discorso: se Battisti non fosse evaso e fuggito, e se in questo momento (ma ne dubito fortemente) fosse ancora in carcere, adesso mi starei battendo per lui.

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  7. Sì, ma se io fossi Battisti preferirei essere libero e che tu ti battessi per qualcun altro.

    Le mie sono banalità, senz'altro (scrivo pezzi brevi e ironici) ma tu me le confermi tutte quante: “delitti che sembra non abbia commesso, sulla base delle confessioni determinanti di un pentito che si è dimostrato più volte inaffidabile”. Se concordi con questo, non capisco di cosa dovremmo discutere. Siam d'accordo.

    Poi ho scritto che il motivo per cui Battisti sconterà l'ergastolo è che si è fatto simbolo: sarà una banalità, ma tu hai scritto la stessa cosa.

    Però scusa, dov'è che faccio di Battisti un eroe? Sul serio, dove? Mi sta anche un po' sulle palle. Non desidero il suo ergastolo per quello, certo.

    E poi c'è il colpo di pedale. Parlo di questo passaggio qui:

    Quanto poi all'exploit su persone uscite dal carcere ed entrate in Nessuno Tocchi Caino, penso che mai punto più basso sia stato toccato su queste pagine virtuali. La solita storia: la pena è ingiusta. Troppo poco!, troppo!, e urliamo. Giustizia retributiva, completa negazione delle possibilità di recupero. Le carceri servono a confinarci le persone che non ci piacciono in attesa che schiattino. Peccato che abbiano chiuso i nosocomi – quello stronzo di Basaglia, eh.

    Allora, questo è il classico punto in cui si alza la voce per evitare di capirsi. Nosocomi, Basaglia, fine pena mai, eccetera. Non ho scritto niente di tutto questo, semplicemente. Vedi, è soprattutto questione di sfumature. Ci sarà anche chi augura a Fioravanti e Mambro di schiattare in galera, ma io semplicemente non l'ho fatto, non è la cosa che si legge qui sopra.

    Qui sopra si cerca di fare ironia su una cosa che è pesantissima, mi rendo conto. Per me però è liberatorio. Non ho niente di personale contro la Mambro e Fioravanti: se hanno fatto un loro percorso personale me ne rallegro. Loro però sono due, al massimo tre; gli italiani sono sessanta milioni e hanno bisogno, per vivere in un Paese civile, di credere in alcuni punti fermi. Ad esempio, la certezza della pena. Non “fine pena mai”: la certezza che se ti prendi otto ergastoli, con tutti i gradi di giudizio al loro posto, non è che dopo 26 anni sei libero come appena nato. C'è una sproporzione. Sì, lo so, 26 anni sono sempre 26 anni. Lo so, la giustizia italiana non è retributiva. Lo so, si può cambiare, cambiare vita, convertirsi (è buffo che me lo vengano a spiegare i laicissimi radicali). Però ti hanno dato 8 ergastoli, santo Dio. Ho come il sospetto che un qualsiasi tagliagole romeno farà molta fatica a convertirsi allo stesso modo, ma questo è un altro discorso.

    Qui potrebbe anche partire un altro post, tesi: le conversioni era meglio quando le facevano i preti, che conoscevano il mestiere. Prima cosa ti cambiavano il nome (possibilmente anche i connotati), e magari ti spedivano a fare il missionario nella jungla nera, lontano dagli occhi e dalla memoria della gente a cui avevi ammazzato i parenti. Una saggezza che s'è persa, adesso c'è D'Elia che se sollevi qualche dubbio sulla conversione degli ergastolani ti dà dello stronzo in diretta tv. C'è ancora molto da imparare.

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  8. M'è piaciuta la risposta: ficcante quanto basta per punzecchiare, ritrattante quanto basta per uscirne con la coscienza candida.
    Inizio dalla fine: d'Elia. Immagino tu abbia fatto un brevissimo giro sul mio blog, oppure è una divertita coincidenza – in ogni caso, sembra messo lì apposta. Anche lui ha i suoi problemi, come scrivevo in quelle sperdute lande (nonostante Adinolfi continui ad essere molto, ma molto più stronzo, secondo me).
    Anzitutto, ammetto che mi son fatto prendere la mano: però, anche tu, d'accordo con il post ironico e tutto il resto, ma sembrava che per te la tesi fosse una, ed una sola: i fascisti, colpevoli per loro stessa ammissione, si aggirano impuniti per il mondo; Battisti, poveraccio, vittima di un sistema giuridico repressivo, di una condanna politica (come si tenta di spiegare malamente su Carmilla, senza aver evidentemente inteso quale fosse il punto sul quale si sarebbero dovuti esprimere i giudici brasiliani), dentro.
    Visto che sulla questione Battisti, una volta spiegato il tuo punto di vista, siamo tornati suppergiù sulle stesse posizioni: se non che io non 'desidero' l'ergastolo, ma ne comprendo tutti gli estremi giuridici, ed anche la plausibilità dei motivi per i quali il governo italiano abbia premuto per un decennio buono per la sua consegna. Ripeto: il sistema non è retributivo se tu accetti di farne parte. E ripeto: presa la sua condanna a dodic'anni, ridotta in appello, scontata per metà, sarebbe stato fuori in poco o nulla. Vuoi un mero parere fuori dai denti? Adesso, dopo una quindicina di libri, un pacco di articoli, un bel po' di soldini, l'amicizia di molti personaggi politici influenti, sono cazzi suoi.

    E' un punto sul quale restiamo distanti anni luce: per me dopo vent'anni, e dopo le perizie psichiatriche del caso, devi essere fuori (ristretto, controllato, ma fuori dal carcere. Sì, lo so che a volte si esce anche prima). E so che non sarei altrettanto lucido se mi avessero ammazzato la famiglia, ma altrimenti davvero non ha alcun senso mantenere un sistema carcerario di questo tipo. Diventa preferibile scegliere un territorio alpino, cingerlo e presidiarlo, costruirci tante casette e infilarci dentro l'intera popolazione ergastolana italiana: che si autoregoli e viva lì dentro senza più alcun contatto con il mondo esterno, e non rompano più il cazzo al mondo.
    Non voglio questo, sinceramente.

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  9. Sono andato un pò in giro in Internet a raccogliere notizie su Battisti. Anche Arrigo Cavallini ex ideologo e fondatore dei PAC lascia chiaramente intendere che Battisti mente quando dice di essere estraneo agli omioidi. Cavallini non è un pentito ed oggi è un libero cittadino che ha pagato il suo conto con la giustizia. Battisti non era un ladruncolo prima di entrare nei PAC ma un delinquente con i tratti del balordo, è strano che fosse entrato in una formazione terroristica per poi stare a guardare. Perché non ha raccontato la sua verità nei processi? Saremmo stati felici di sentirla.

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  10. Io posso capire quelli che odiano Battisti e lo vorrebbero vedere in galera.
    Quello che non capisco sono quelli che considerano immorale il fatto che sia evaso e scappato.
    Siete peggio dei peggio preti, sappiatelo.
    Corri Cesare, corri ancora!

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  11. Battisti ha avuto la possibilità di scegliere, come tanti della sua generazione poteva “farsi il culo” lavorando per uno stipendio di fame, per mantenere una famiglia e per costruire qualcosa. Ma no, lui ha preferito aderire ai PAC e rubacchiare e sparacchiare qua e la. Farlo diventare un simbolo dell'iniquità della giustizia italiana mi sembra quantomeno offensivo per chi, in quegli anni, ha fatto altre scelte. Non mi importa se è stato lui a tirare il grilletto, certo non era uno stinco di santo. Quindi ora se ne torni in Italia per rispetto alla sentenza, poi ingaggi un avvocato per dimostrare la sua estraneita agli omicidi.

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  12. Ovviamente l'ideologo dei PAC si chiama Arrigo Cavallina e non Cavallini. Un'ultima cosa: Cesare Battisti non vuol farsi processare perchè dice di essere perseguitato da dei giudici fascisti e bla bla bla….Mi ricorda un tipo molto in vista che non vuol farsi processare perché dice di essere perseguitato da dei giudici comunisti e bla bla bla…Chissà perché mi ricordano il tifoso romanista che uccise con un razzo antigrandine il tifoso laziale Vincenzo Paparelli e diceva di temere i giudici laziali e bla bla bla….

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  13. alla fin fine, dai commenti sembra emergere una quarta motivazione più forte delle prime tre: battisti magari è innocente, ma ci sta sui coglioni, e quindi ergastolo.

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  14. @ L. Rotundo

    In questo post di Leonardo e in quelli di Carmilla ci vedo (anche? solo? soprattutto?) la voglia di capire come sono andate davvero le cose. Le chiacchiere stanno a zero: esistono prove inconfutabili degli omicidi commessi da Battisti? Che io sappia no, ma sarei ben felice se qualcuno che le possiede le divulgasse.
    A proposito del “tipo molto in vista”, tanto per dirne una, ricordo delle sue telefonate a Saccà in cui parla di ragazze da piazzare in RAI, di Senatori cui far saltare il fosso, di fiction a carico dei contribuenti per far contenti gli alleati… insomma, fermandoci ai fatti per ora non li metterei proprio sullo stesso piano. E senza tirare in ballo conflitto di interessi e monopolio mediatico. No?

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  15. Scusate se faccio un passo indietro, è solo per capire.

    La provocazione iniziale di Leonardo – che alle mie orecchie suona così: visto che le responsabilità del Battisti sono già state ricostruite un po' a casacciо e visto che ora l'abbiam pure catturato, magari mettiamogli in conto anche qualche mistero d'Italia; così lui è ancora più colpevole e noi archiviamo qualche grosso caso irrisolto – a me sta tutto sommato bene; purtroppo, non capisco dove si voglia andare a parare, ma non vedo alcun problema nel convenire sull'idea che Battisti non è ubiquo, e/o che le “confessioni” di coloro cui è promesso uno sconto di pena andrebbero prese – ma dove? in un mondo ideale? – con le pinze.

    Altro discorso, però, è sollevare “dubbi su una sentenza di colpevolezza”. Qui innanzitutto c'è una lacuna da colmare: i capi di imputazione di Battisti erano parecchi, dalla banda armata all'omicidio, per cui: su quali di questi si stanno avanzando dei dubbi? su tutti o solo su alcuni? quali imputazioni si voglion contestare? solo gli omicidi? solo i reati di sangue? tutti?
    Va poi detto se questa contestazione la si sta facendo dall'interno o dall'esterno del sistema, ovvero accettandone o meno le regole.
    Infine: con quale strategia? dei reati ordinari sarebbero stati erroneamente puniti come reati speciali? il teorema accusatorio si reggerebbe interamente sulle testimonianze di Mutti o chi per lui, che però sarebbero completamente inventate? le irregolarità procedurali avrebbero viziato a monte tutto quello che è seguito?

    La risposta a queste domande passa per la conoscenza esatta dei i reati contestati, delle sentenze sui singoli capi di imputazione, e delle loro motivazioni; insomma non certo per la consultazione delle FAQ di Carmilla. Senza questa conoscenza non dovrebbe esserci opinione; a meno, ovviamente, di non voler definire opinione una qualsivoglia frase che inizia con la formula magica “secondo me”, nel qual caso secondo me il sole è una gigantesca tazza di the vista dall'alto.

    Un altro piccolo problemino mi pare il seguente: “mi chiedete le prove. Le prove dei dubbi? Non è così che funziona. Quando si parla di una cosa seria come la colpevolezza di una persona (non filosofumi tipo Dio c'è o no, ecc.) l'onere della prova spetta a chi accusa”; ora lasciam peredere gli dei, intorno a cui evidentemente si può ciarlare a piacere, ma qui, ovvero contro Battisti, ci sono già delle sentenze definitive; quindi: le si vuol contestare? bene, lo si faccia, io resto in ascolto; ma proprio per questo non è certo Albigin quello che deve sbattersi!

    E poi ci sarebbero mille altre cose da dire.
    Una l'ho già detta: quelli che, pur non essendo stati riconosciuti colpevoli di reati di sangue, e magari condannati anch'essi in base a dubbie delazioni, si son beccati una bella valanga d'anni di carcere non sono pochi; perciò mi meraviglia che ci si meravigli solo per Battisti, specie se poi è acquisito il punto del discorso politico soggiacente – su cui credo abbia detto bene qubrick.
    Ancora: il pentitismo in fondo ha pagato; le BR hanno subito più danni dalle testimonianze di Peci che dal resto dell'universo degli eventi; certo poi sarebbero state comunque sgominate dalla Milano da bere, o dai videogames, ma per sicurezza teniamoci Peci; certo poi l'emergenza rappresenta comunque una “sconfitta” dello stato, perchè il nemico è stato battuto solo attraverso la negazione di alcuni principi basilari, e dunque dello stato stesso; ma appunto trattasi di “sconfitta”, con le virgolette, cioè di un qualcosa che interessa davvero a pochi. Le leggi speciali, peraltro, non hanno massacrato soltanto il “terrorismo”, ma la stessa idea di libertà individuale, di cittadinanza, di normalità.

    PS: “onere della prova” no, dai; puzza lontano un parsec di it.wiki, attivissimo, e compagnia; e non è che sia roba molto letteraria, quella là.

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  16. @atlantropa
    appunto. C'era una guerra, riconosciuta come tale dallo stato visto che ha adottato un regime di leggi speciali come avviene solo in guerra, la guerra è stata vinta e quindi l'eccezione termina. Questo vale per Battisti e per tutti coloro che hanno abbracciato la lotta armata, visto che in base a quelle leggi furono giudicati con sentenze già scritte dall'inizio.

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  17. vedi caro leonardo, il problema è che purtroppo chi difende la magistratura e invita i politici a rispettarne le sentenze lo fa con due pesi e due misure. sicché le scelta di concedere la libertà alla mambro la si ritiene “destabilizzante” (perché la mambro non fa parte della propria cerchia ideale) mentre per battisti si è pronti a stracciarsi le vesti e a fare accurate, accuratissime ricerche. allo stesso modo, quelli che (molto giustamente) criticano e attaccano il presidente del consiglio per il suo modo di relazionarsi all'universo femminile, sono gli stessi che scendono in campo a difendere polanski. perché polanski è un grande regista, un intellettuale, suvvia.

    sicché apprendiamo oggi che i registi (e gli scrittori) possono godere di uno speciale trattamento di fronte alla legge. “primi super pares”, esattamente come qualcun altro vorrebbe stabilire per sé, a colpi di legge…

    mi spieghi perché a battisti dovrebbe essere riconosciuto lo status di rifugiato politico?
    io ingenuamente credevo che i rifugiati politici fossero persone che scappano dai regimi dittatoriali e dalle persecuzioni, minacciate per la semplice rivendicazione del diritto all'esercizio delle libertà democratiche, isolate e segregate per le loro opinioni e le loro idee.

    insomma io ero convinto che gli esuli politici italiani fossero sandro pertini, piero gobetti, carlo rosselli, filippo turati, pietro nenni, ferruccio parri. invece scopro oggi che devo aggiungere alla lista il nome di cesare battisti.
    ma ripeto, io sono un povero ingenuo.

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  18. quando non puoi subire un equo processo, se scappi sei un rifugiato politico.
    l'italia non estrada persone in paesi in cui vige la pena di morte ad esempio.
    per quanto riguarda la lotta armata, si puo' non essere solidali con chi scelse quel percorso, ma certo non si possono ritenere dei vigliacchi, dato che rischiavano la pelle.
    la polizia prima ti sparava e poi vedeva chi eri in quegli anni, si sparava a vista.
    i nap sono stati quasi tutti uccisi dalle froze dell'ordine.
    ci credevano ma hanno perso.

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  19. @Cob
    Non ho letto le carte processuali ma da quello che tutti riferiscono si sa che Battisti nei processi non è stato accusato solo da Mutti. Certo, si può pensare che abbiano tutti mentito per poter accusare un altro e così usufruire degli sconti di pena; si può inoltre pensare che i giudici fossero degli stupidi che non l'hanno capito o che fossero anche loro d'accordo, si può aggiungere che i giornalisti che si sono occupati del caso siano dei pennivenmdoli e che le associazioni internazionali per i diritti umani in tutti questi anni non si siano accorti di nulla.Insomma c'è stato il solito complotto che spiega tutto. Se fosse avvenuto tutto questo però ci sarebbe la soluzione, Battisti potrebbe chiedere la revisione dei processi, in Italia questo è previsto, il Brasile potrebbe concedere l'estradizione con la clausola che i processi vengano svolti di nuovo, accordi di questo tipo avvengono fra gli stati. Adesso l'emergenza del terrorismo di sinistra è finita, Battisti sorretto da parte dell'opinione pubblica internazionale avrebbe un processo equilibrato e potrebbe raccontare la sua verità e sputtanare ai 4 venti i suoi accusatori che sarebbero oltre che degli assassini anche dei bugiardi che hanno fatto condannare un innocente. Ma voi ed io sappiamo benissimo che Battisti questo non lo farà mai.

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  20. Ma anch'io penso che Battisti non sia estraneo ad almeno uno dei quattro omicidi; il punto non è questo: il punto è che alle sue sentenze definitive ci si è arrivati in modo secondo me discutibile. In quegli anni si sono fatti processi molto discutibili: sarà anche stato un modo per risolvere un emergenza, ma non è che possiamo far finta di sorprenderci se qualcuno si contrabbanda all'estero come rifugiato politico.

    Alcuni paletti. Battisti non è della mia “cerchia”: non nutro nemmeno molta simpatia per lui. Credo, questo sì, che la strategia della fuga non sia meno disonorevole di quella della delazione; comunque è evidente, ha sbagliato strategia, sbagliato “cerchia”, sbagliato via di fuga, e se andrà in galera sarà fondamentalmente per questo.

    Nel pezzo faccio solo presente questo: non applico “due pesi due misure”. Al massimo faccio presente che sono stati applicati pesi e misure molto diverse: vedi Zorzi, vedi Fioravanti.

    Quibrick, no, confesso che non avevo letto il tuo blog, però questo pezzo ha cominciato a maturarmi nella testa proprio mentre vedevo D'Elia che dava dello stronzo ad Adinolfi. Proprio su un argomento (la possibilità di convertirsi, diventare uomini nuovi) dove un radicale e un cattolico dovrebbero andare d'amore e d'accordo. Cosa succede? Succede che se da un lato Adinolfi è un cattolico con dei rancori (ma nessuno è santo), dall'altra D'Elia è, almeno in questo caso, un arrogante che conosce la verità e non perde due minuti a tentare di convincere qualcun altro: voi non capite, voi non c'eravate, la gente può cambiare, stronzi.

    Di questo passo non si va da nessuna parte: si resta nel partitino da prefisso telefonico, ci si finanzia in un qualche modo, si costruisce una lobby di amici che riescono a convertire qualche amico di amico (non so quanti tagliagole rumeni abbiano la possibilità di lavorare per Nessuno Tocchi Caino, magari centinaia, nel qual caso chiedo scusa per i miei pregiudizi). Poi, effettivamente, a un certo punto qualche ex assassino di massa si ritrova in libertà, e a te va bene, e magari hai ragione. Ma si ritrova in libertà in un Paese in cui l'italiano medio si scopre di giorno in giorno sempre più un linciatore in potenza, perché nessuno ha l'umiltà di spiegargli la storia del perdono, della riabilitazione, ecc. ecc. E questo a te va ancora bene? Così, te lo chiedo. Dando dello stronzo ad Adinolfi e a tutti quelli che si sentono un po' offesi dalla libertà di Fioravanti, pensi che D'Elia abbia convinto qualcuno? Pensi che oggi in Italia ci sia anche solo un linciatore in meno? Giudicando dai dati di vendita del Fatto Quotidiano, direi di no.

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  21. Se ti ha fatto venire dei dubbi su Bologna tanto meglio (io li avevo già e non mi pare che D'Elia abbia messo sul fuoco qualche nuovo dettaglio), ma non era quello il punto.

    Il punto è: ci sono centinaia di migliaia di italiani, lì fuori, che pensano che la loro civile convivenza sia fondata sulla certezza della pena. Molti di loro si sentono offesi dal fatto che un pluriergastolano sia in libertà. Non perché sono parenti delle vittime. Non perché non appartengono alla “cerchia” del colpevole. Non perché negli anni Settanta credevano in questo o in quello. Ma semplicemente perché vorrebbero vivere in un Paese dove c'è giustizia, e la giustizia si fonda sulla certezza della pena.

    A tutte queste persone, rappresentate in quell'occasione da Adinolfi, cosa dice D'Elia sostanzialmente? Voi non sapete, le cose non sono andate come ve le hanno raccontate, stronzi.

    Io ci leggo un po' l'atteggiamento del radicale italiano nei confronti delle masse: io so le cose, voi no, fottetevi. Magari è un pregiudizio mio. Mi limito a osservare che chi si sentiva offeso dalla libertà di Fioravanti, quando si sente chiamare “stronzo” non comincia a mettere in discussione le sue idee. Che sarebbe poi l'unica cosa importante.

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  22. @ L. Rotundo
    Io non sto supportando nessuna teoria del complotto: mi capita, sempre più raramente per fortuna, di vedere la televisione e in parecchi tg la vicenda di Battisti è stata data come prima notizia. Conoscendola marginamente ho cercato informazioni e la ricostruzione più circostanziata mi è sembrata quella di Carmilla. Confrontando con la versione ufficiale mi sono venuti parecchi dubbi e in questo non ci trovo niente di male, anzi tutt'altro.
    Se poi la domanda è cosa avrei fatto io al posto di Battisti, istintivamente penso che avrei cercato di essere scagionato formalmente. Ma non sono un frequentatore abituale di carceri, né ho vissuto braccato dall'FBI, nel qual caso avrei potuto mettere sul piatto della bilancia altre motivazioni per cercare di restare in Brasile.
    Se però oggi si parla ancora di testimonianze, ricostruzioni, pentiti, probabilmente una prova inconfutabile che scagioni o accusi Battisti non c'è e in questo caso non vedo come potrebbe sputtanare chicchessia o essere sputtanato a sua volta.

    @ Leonardo
    Non ho capito se la tua ultima considerazione è un boutade, ma indipendentemente da questo cosa ti fa collegare FQ al linciaggio? A me sembra piuttosto che tra classe politica e classe dirigenziale, in quanto a moralità e rispetto delle regole, abbiamo toccato il fondo e scavato parecchio. Pur essendo un Amnistiano quindi nel denunciare lo sfacelo del nostro Paese facendo nomi e cognomi – e ovviamente con le carte alla mano – non ci trovo niente di disdicevole.

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  23. Ma appunto: Adinolfi si offenda pure; ma siamo sicuri che poi debba avere il diritto di prendere la sua offesa e piazzarla su un piatto della bilancia sociale?

    “Le pene […] devono tendere alla rieducazione del condannato”, insomma ce ne sarebbe abbastanza per stabilire l'anticostituzionalità dell'ergastolo. E la pretesa che il proprio sentrirsi offesi debba avere una ricaduta sociale è una delle prime cose di cui ci si dovrebbe sbarazzare, ammesso si voglia lavorare affinchè la società abbia un suo senso; altrimenti c'è sempre Hammurabi.

    D'Elia, certo, in quell'intervista non porta alcun elemento nuovo da un punto di vista storico o processuale; quel suo rifiuto nei confronti dell'etichettatura permanente di “omicida” è pretenzioso ed azzardato, specie se per contro Adinolfi, d'istinto, è “stronzo”. Il punto interessante, per me, è quando dice che Bologna non poteva rientrare nella logica dei NAR; la novità chiaramente non è nell'affermazione in sè, ma nella modalità con cui viene fatta.

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  24. Ma io li sento da vent'anni dei discorsi così:la tale organizzazione non poteva fare la tale cosa perché non rientrava nella loro strategia.

    Non mi hanno mai convinto. Le organizzazioni terroristiche italiane non erano fatte da persone serie e razionali che si davano obiettivi precisi e li perseguivano con una strategia razionale.

    Mi viene in mente il rogo di Primavalle: non poteva essere stato Potere Operaio perché i comunisti non se la prendono coi proletari. Cazzate. La gente fa cose stupide, compresa la gente che entra in PotOp, anzi forse la percentuale aumenta.

    Il discorso di D'Elia da questo punto non aggiunge né toglie né niente, è il classico stucchevole discorso da reduce dei Settanta che dice e non dice, sa e non sa, embè? Ma c'è anche la possibilità che Fioravanti fosse eterodiretto, e allora? Se avete nomi e circostanze, ditecele. Se non volete dirle, state zitti, ma se volete semplicemente disquisire sui moventi, lasciamo perdere. A quel punto è davvero più eccitante Voyager.

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  25. E la pretesa che il proprio sentrirsi offesi debba avere una ricaduta sociale è una delle prime cose di cui ci si dovrebbe sbarazzare, ammesso si voglia lavorare affinchè la società abbia un suo senso

    La società è fatta di persone, e le persone si offendono. Bisogna accettarla, questa cosa, lavorarci su.

    Altrimenti ci facciamo una società a compartimenti stagni, i giustizialisti sempre più forcaioli, i garantisti sempre più arroganti, e poi nel giro di una generazione cosa succede?

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  26. tutti coloro che sono stati coinvolti in atti di terrorismo (stragismo e spontaneismo di destra e bande armate di sinistra) avrebbero un solo dovere: raccontare tutto quello che sanno e che ancora non è stato raccontato. e per il resto avere il buongusto di tacere sull'argomento. cercare forme di autolegittimazione, giustificazioni politiche è imbarazzante. che lascino fare agli storici e non tentino di sopravvalutare una lotta armata con grandi ideali e piccoli uomini. non dimentichiamo che i grandi e coraggiosi rivoluzionari rossi uccidevano il compagno operaio guido rossa. le persone cambiano e la pena non è marcire in carcere ma battisti dovrebbe essere estradato e, una volta in italia, se vuole, chiedere la grazia. certo, grida vendetta che la stessa foga forcaiola e la stessa pretesa di giustizia non siano state esercitate con forza nei confronti di delfo zorzi per piazza fontana (anche se poi è stato assolto e, non dimentichiamolo, con una sentenza che indica espressamente i nomi dei colpevoli) e oggi per piazza della loggia (c'è un processo, è un latitante).

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  27. @leonardo @Cob
    Le indagini ed i processi contro i gruppi terroristici politici hanno degli aspetti molto simili a quelli contro i gruppi terroristici mafiosi. Quando si individuano i responsabili di una serie di fatti delittuosi di questo tipo i magistrati hanno davanti dei gruppi che collettivamente pianificano ed eseguono azioni criminose seguendo un preciso disegno e distribuendo i ruoli fra i componenti. Per questo motivo i giudici davanti a questi crimini seguono il principio della responsabilità collettiva, per i delitti Dalla Chiesa, Falcone e Borsellino sono stati condannati tutti i componenti della cupola mafiosa e non solo chi ha premuto il grilletto o guidato l'auto. Per i delitti del terrorismo brigatista è stato considerato sullo stesso piano degli esecutori materiali anche chi faceva la telefonata di rivendicazione e credo che sia stato ineccepibile. La considerazione che in qualcuno dei quattro omicidi non sia stato definito in modo convincente il ruolo di Battisti non potrà mai trasformare la sua figura da colpevole ad innocente. Perciò non si è mai sognato di chiedere la revisione del processo.

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  28. Carissimo, sempre che la cosa non ti disturbi (nel qual caso fammelo sapere e cancello tutto immantinente), ho ripreso il tuo sofferto e assai informato intevento su CARMILLA (http://www.carmillaonline.com/archives/2009/11/003257,html). La redazione tutta ti ringrazia, ma davvero non farti problemi a censurare la nostra iniziativa!!! E, al di là del caso Battisti, complimenti per la tua opera di militanza e pedagogia che dura da tanto e che tutti seguiamo costantemente…
    Giuseppe Genna (http://www.giugenna.com)

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  29. Cioè, fammi capire.
    Una persona che viene condannata ad una certa pena e messa in carcere.
    Dopo circa un quarto di secolo passato nelle patrie galere a scontare quella pena acquisisce il diritto alla libertà condizionata; tutto ciò avviene in maniera pienamente legittima, almeno quanto la condanna inflittale e gli anni di prigionia scontati; ecco, a questo punto secondo te cosa dovrebbe succedere? deve restare in carcere perchè se no Adinolfi si offende?
    E se i cattolici si offendono perchè i barbuti si inginocchiano sul “loro” “sagrato”, o perchè magari un bel giorno appendere il pezzo di legno scaro non sarà più obbligatorio?, gli si cede la proprietà delle piazze duomo e delle aule scolastiche?
    E se i padani si offendono perchè ci sono troppi immigrati?, gli si permette di rastrellare e cannoneggiare i barconi?
    E se illo tempore i nazisti si offendevano se non gli si faceva bruciare qualche milione di comunisti ed ebrei?, bene com'è andata?
    (ad lib.)

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  30. Ah, c'è da dire che Fioravanti non ha passato esattamente un quarto di secolo nelle patrie galere: è in semilibertà dal '99.

    E dal 2009 non è in “libertà condizionata”, come hai scritto tu: è libero. Punto. Come me e come te, che probabilmente abbiamo ammazzato qualche persona in meno.

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  31. Va beh, ma effettivamente Fioravanti, per quanto mi ripugni la cosa, è libero non perché ha degli amici potenti che lo hanno protetto o sta simpatico a qualcuno, ma è libero a norma di legge. Se la cosa non ci piace dobbiamo cambiare la legge (solo che allora diventerebbe difficile raccontare che le prigioni non sono uno strumento di vendetta). Battisti era libero perché è scappato. Se era innocente (cosa della quale dubito), magari ha fatto pure bene, ma i due casi davvero non sono comparabili.

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  32. Boh, innanzitutto ammetto di non capire se stai facendo un discorso cucito addosso al signor Fioravanti o una critica del tutto generale alla liberazione prima dei termini.

    Nel caso di Fioravanti, avendo egli scontato un numero minimo di anni (25 o 26, non ricordo) ed essendo (immagino) stato giudicato idoneo da un magistrato, ha usufruito della libertà vincolata; questa poi si è conclusa automaticamente, esattamente come previsto dal nostro ordinamento.

    La possibilità di essere scarcerati se ritenuti idonei non è nulla di sorprendente o di offensivo; è un istituto che ha piena cittadinanza nel nostro ordinamento giudiziario, ed ottempra allo spirito della Costituzione.

    Che poi ciò offenda Adinolfi, o te o chiunque altro, è ininfluente: far parte di una società significa, volenti o nolenti, bersi tutto il beverone del patto sociale, che deriva da un'esperienza millenaria; evidentemente non è possibile tenere solo le regole che ci piacciono – tantomeno farlo a posteriori a seconda del ruolo che ci si ritrova ad interpretare.

    Non so se te ne rendi conto, ma nello stesso discorso sei passato dal criticare l'assenza di garanzie implicato dalle leggi speciali, e dunque una violazione dei diritti, a criticare un istituto giuridico che invece implementa perfettamente lo spirito della Costituzione (che anzi alla lettera dovrebbe portare ad espungere completamente l'ergastolo), dunque, in definitiva, la concessione di un diritto.

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  33. atlantropa, non so se te ne rendi conto, ma hai fatto l'elogio della Reazione. “Far parte di una società significa, volenti o nolenti, bersi tutto il beverone del patto sociale”. Che questo patto sociale non l'abbia firmato la generazione di Battisti, o la nostra, o quella di Hammurabi, conta niente ? I giacobini avrebbero dovuto bersi il beverone del privilegio di casta, derivante da “un'esperienza millenaria” pure quello?

    Dai, hai detto una cazzata. Si puo' anche essere giustizialisti senza esporre principi reazionari, ma ma va fatto con cura.

    Il punto di Leonardo rimane: Battisti si becca l'ergastolo perche' e' un simbolo, non perche' sia colpevole di reati X e Y (che magari lo e' pure), nonostante siano passati 30 anni dalla “guerra” in questione.

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  34. Ho letto il dossier Battisti su “Carmilla” e condivido i dubbi emersi sulla faccenda.
    Vorrei dire che la cosa che veramente mi disgusta sono gli articoli di Omero Ciai su Repubblica.

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  35. GiacomoL, osservato che premettevo di non aver capito se il discorso di Leonardo era riferito al solo Fioravanti o agli istituti giuridici in generale, quello che ho detto – o almeno quello che penso di aver detto – è che non si può contemporaneamente contestare allo stato il fatto che Tizio non abbia – a suo tempo, ben prima di diventare un simbolo, di avere amici famosi, di scrivere libri e compagnia – avuto un processo equo e che Caio sia libero al termine della libertà vincolata; o meglio non lo puoi fare dall'interno del sistema; entra in clandestinità; combatti la tua guerra contro il sistema: allora sì.

    Con ciò non voglio certo affermare ch'io non dica cazzate; ne dico eccome; ne ho dette in questa stessa discussione, per esempio quando ho ricostruito la vicenda che portò all'arresto della Lioce: l'agente ucciso da Galesi nella sparatoria non fu quello che lo uccise, ma quello su cui per primo aveva fatto fuoco.

    L'esempio che fai per me c'entra molto poco, non penso proprio che difendere il concetto di una carcerazione mirata al reinserimento sociale abbia granchè a che fare con la difesa dei privilegi degli aristocratici e del clero. Se per te difendere quel principio implica essere reazionari, boh, allora sarò reazionario; ed in ogni caso non capisco in che senso l'essere a favore di una giustizia che non sia mera vendetta possa essere considerato “giustizialista”.

    “Esperienza millenaria” effettivamente è un'espressione infelice, potrebbe sembrare che si vogliano tirare in causa i re taumaturghi o le crociate. Volevo, invece, esprimere la convinzione che, rivoluzioni a parte, la società si evolva mediante aggiustamenti “continui”, alla ricerca di un equilibrio, di una stabilità, in senso termodinamico; in particolare la giustizia non è la Giustiza, ma solo un qualcosa di più efficiente del biblico punire fino alla terza o alla quarta generazione; l'idea, per esempio, che un avvocato difensore faccia assolvere per insufficienza di prove un imputato pur conoscendone la colpevolezza non è per niente Giusto; ma questa cosa dà più stabilità al sistema e dunque col tempo è diventata una regola del gioco; stessa cosa per il carcere che in sè non ha nulla di più Giusto della legge del taglione. Continuando a parlare liberamente, è evidente come il patto sociale non l'abbia firmato nessuno; il patto sociale è pura metafisica, come la mano invisibile o la Giustizia; che ci debbano essere il leviatano ed un corredo di regole che vengono imposte ai nuovi venuti come il battesimo cattolico è addirittura meno naturale dell'idea di star fermi col rosso e di passare col verde; essere inseriti per forza in una società mediante un'istruzione obbligatoria non è troppo dissimile nelle finalità e nei modi dalle rieducazioni; etc.
    Non credo che in questa sede si voglia ascoltare questo tipo di decostruzione o delirio che dir si voglia; ho preferito, come dire, rimanere all'interno dell'arco costituzionale.

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  36. atlantropa, non criticavo il tuo difendere il (sacrosanto) principio della scarcerazione di Fioravanti (di cui probabilmente anche Battisti potrebbe usufruire, un giorno), ma il tuo appoggiarlo sull'accettazione dello strumento giudiziario corrente come immutabile e intoccabile, un'Autorita' a cui tutti dobbiamo inginocchiarci sempre e comunque. La Legge e' uno strumento, non un fine. Quando e' ingiusta va riconosciuta come tale, e Battisti potrebbe essere uno di questi casi.

    Come dici anche tu, la societa' si evolve; perche' non dovrebbe evolversi anche nel caso di Battisti? La guerra e' finita 30 anni fa, chi ha vinto ha vinto e chi ha perso ha perso, perche' dovremmo ossessionarci sul far rispettare strumenti legislativi usati nel pieno dell'emergenza e largamente riconosciuti come indegni per situazioni “normali”?

    Lo so che e' un discorso difficile da fare in Italia, dove il problema e' spesso l'opposto (che e' poi il motivo per cui DiPietro e e Grillo sono cosi' popolari), ma dovrebbe essere la base per qualsiasi progressista moderno degno di questo nome 🙂

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  37. Ma come ho già detto a Pietro, io qui in Italia non vedo tutta questa voglia di conciliazione; chi la vuole 'sta conciliazione? non lo Stato, non i parenti delle vittime, non gli “intelletuali” di Repubblica… chi allora?

    La legge Reale fu confermata nello stesso referendum che confermò l'ergastolo; i fantasmi del passato tornano buoni solo se quel passato resta prossimo.

    L'idea stessa che ci sia stata una guerra è formalmente contestata; la natura sociale del fenomeno non è affatto ammessa, per contro mi pare ci sia una larga maggioranza trasversale che preferisce pensare agli anni di piombo come all'impazzimento di pochi esaltati. Del resto se si ammettesse che c'è stata una guerra, non si starebbe al contempo ammettendo la possibilità che le verità giudiziarie sono state verità di regime? perchè in quel caso lo stato non avrebbe processato e condannato suoi cittadini, ma suoi nemici, proprio come a Norimberga; in quel caso, tra le altre cose, Battisti smetterebbe di essere un criminale di cui si può chiedere l'estradizione, perchè diventerebbe formalmente un rifugiato politico.

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  38. I processi ai terroristi non sono certamente stati (per rito e per normativa vigente, anche emergenziale) il massimo della garanzia, quindi quello che viene raccontato sul processo a Battisti è credibile. Nel caso specifico l'errore che sconta oggi è quello di essere evaso, di essersi sottratto a un processo. E' una discussione molto complessa perché deve avere come presupposto la risposta alla domanda, è giusto sottrarsi alla giustizia se si ritiene una sentenza sbagliata? L'ordinamento concede un mezzo straordinario che è la revisione dei processi in caso di nuove prove a discarico, ma fuori dall'ordinamento come ci comportiamo? Perché se oggi ragioniamo in questi termini per Battisti allora dobbiamo ragionare in questi termini per tutte le sentenze che affermano responsabilità in forza di dichiarazioni de relato e prove logiche. Se questo governo non avesse ministri e sostenitori che negli anni settanta hanno condiviso percorsi con soggetti che (poi?) hanno preso una cattiva strada, sarebbe naturale pensare che Battisti abbia un solo dovere: tornare e chiedere la grazia. Il fatto che non sia così legittima qualche perplessità che però può risolversi solo stabilendo un precedente micidiale. La giustizia è come la tela del ragno e bla,bla,bla.

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  39. Tutto giusto, e anche scritto con acume e ironia. Bello. Peccato per la parte finale, quella relativa a Fioravanti e alla Mambro. Quella è una storia ancora più complessa e simbolica di quella di Battisti. Prima informarsi e poi parlare. Anzi, penso che tu sia perfettamente informato. E questo non depone a tuo favore. Gli scivoloni tipo questo, sono gli elementi che squalificano (anzi, de-qualificano, che sennò la capite come metafora sportiva, ohibò), dicevo, sono gli elementi che de-qualificano la stragrande maggioranza delle posizioni non ortodosse e non allineate come la tua.
    Ossequi, e se vuoi dimmi cosa ne pensi.

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