Per quel segno sul muro

È buffo che molti (quasi tutti atei) abbiano preso il mio pezzo di ieri per una critica alla sentenza di Strasburgo. È buffo perché il pezzo aveva come protagonisti un insegnante che aveva appena deposto un crocefisso e un Gesù che diceva “Toglietemi immediatamente”. Più di così.

Il pezzo ironizzava, è vero, con quei sadducei moderni che ritengono pericolosa l’esposizione dei figli a un legnetto. Detto questo, io la sentenza di Strasburgo non mi metto neanche a leggerla: mi fido. Sono convinto che sia ponderata, ragionevole, e che lasci scarsi margini a un appello. La logica è stringente: se in Italia non c’è una religione di Stato, esporre il simbolo di una sola fede è evidentemente una prevaricazione. Radicata nella consuetudine bla bla bla, ma resta una prevaricazione.

E allora perché non gioisco per la vittoria laica? Beh, per il semplice motivo che non è una vittoria. Facciamo che sia la presa della Bastiglia: bene, ma si tratta di capire chi la spunterà a Waterloo. Quando tra qualche mese o anno sarà tutto finito, in Italia ci saranno più o meno cristi alle pareti? E se anche fossero spariti, siete sicuri che si sarà trattato di una vittoria laica? Le guerre, oltre a cominciarle, bisogna anche saperle vincere. Sennò si fa il gioco del nemico.

Ripeto: non discuto la sentenza. Ma l’idea che la parola di un giudice chiuda la questione mi sembra indizio di un razionalismo piuttosto ingenuo. Se si trattasse di una società di robot asimoviani, potremmo procedere a togliere dalle pareti i crocefissi anche domani mattina: sentenza razionale dice x, robot razionale rispetta sentenza. Viceversa, ho la sensazione che molti genitori e studenti che fino a ieri non ci facevano caso cominceranno a lamentarsi da domani: perché il cristo non c’è più? Si è rotto? E chi l’ha rotto? e se fosse stato il compagno musulmano?

Passare dal razionalismo al pragmatismo per me significa accettare di vivere nella società degli uomini, che non essendo robot non hanno sempre comportamenti razionali. Per esempio: hanno paura. Un meccanismo non teme di essere spento o riprogrammato. Invece un uomo reagisce spesso col rifiuto a chi mette in discussione le sue abitudini. Anche se, da un punto di vista razionale, sono sbagliate. E non basta dirgli: stai sbagliando, correggiti. A volte in questo modo ottieni solo il risultato di farlo impuntare.

Mi sembra esattamente quello che sta succedendo in queste ore: quello che fino a ieri era un pezzetto di legno inoffensivo sta diventando il simbolo di un popolo, di una civiltà, e quant’altro. È sciocco, però succede. Ed era abbastanza prevedibile, visto il Paese in cui viviamo.

Stato laico un cazzo. La costituzione scritta dalle zecche comuniste non ha alcun valore e presto sarà cambiata. L’Italia è uno Stato Cristiano per tradizione ultra-millenaria. Chi tocca il Crocefisso (ma anche solo chi mette in discussione la cosa), Polonio-210 subito. La cagna finlandese è e RESTA finlandese: altro aspetto della costituzione che verrà cambiato. Non è con un timbro che si diventa Italiani. Blut und Boden! gli islamici c’entrano sempre.

Si tratta di un Paese in crisi economica, che per sfogarsi va in crisi d’identità. Si trova pencolante sul confine tra Nord e Sud: confine incerto e percorso da milioni di persone che fa sempre più fatica ad assorbire. Di solito un Paese del genere è il brodo di cultura ideale per xenofobie e razzismi. In una situazione del genere, anche un pezzo di legno può essere utile per rafforzare un sentimento identitario che finora non è mai stato molto ben definito. Dopodiché, La Russa resta un meschino rimestatore: purtroppo è un rimestatore che dà ordini ai generali e intercetta applausi da una base sempre più estesa.

Io non so in che Italia viviate, ma nella mia anche il partito che fino a qualche anno fa ostentava un’identità ‘celtica’ e paganeggiante è sempre più in prima fila nel baciare le pile ai vescovi. Nella mia, tre ore dopo la sentenza di Strasburgo il pluripeccatore Berlusconi era già stato davanti ai fotografi con un crocione in mano. Nella mia, il discorso “li lasciamo venire qui e loro pretendono di toglierci la croce” lo fanno anche i bambini di undici anni: li ho sentiti con le mie orecchie. Fino a ieri il pezzettino di legno era buono nel cassetto, oggi è già diventato un simbolo di identità. Che serve poi a fomentare lo scontro tra chi lo vuole e chi no. È questa la guerra che desiderate? A me non piace. E poi secondo me la perderete. Quante divisioni corazzate avete? Gli altri hanno il numero, la forza dell’interesse, l’inerzia della tradizione e il fantasma dell’identità. Voi cosa avete? La sentenza di una corte europea. Non dico che sia poco, eh.

Ma non è abbastanza. Qualcuno ha evocato Rosa Parks. Quella a dire il vero mi sembra una lotta più concreta: non per un simbolo, ma per la stanchezza di una signora. Comunque Rosa Parks non vinse in tribunale. Le battaglie che cambiano i costumi non si combattono in procura, ma nell’agone politico. Quando un giudice impose all’università dell’Alabama di ammettere studenti neri, Kennedy dovette nazionalizzare la Guardia Nazionale dello Stato, perché finché prendeva ordini dal Governatore non sarebbero mai entrati. L’Alabama era uno Stato razzista in una federazione di cinquanta che credevano (quasi tutti, ormai) nell’uguaglianza; l’Italia è piccola e confusa, e per quanto mi sforzi non riesco a vedere, nei prossimi anni, un Kennedy italiano che mandi i carabinieri a deporre i crocefissi.

Mi riesce più verosimile il seguente scenario: la Gelmini andrà in appello, lo perderà. A quel punto però il governo si sarà esposto. Nel frattempo CEI e il Vaticano continueranno a lamentare l’insidiosa e strisciante campagna cristianofoba. È la cosa che gli riesce meglio, il chiagn-e-fotti. Il crocefisso verrà saldamente piantato nella piattaforma programmatica di PDL, Lega e UDC: tanto più che non costa niente, non bisogna neanche appenderlo, è già lì sulle pareti (il sogno bagnato di ogni politico, una promessa realizzabile a costo zero).
Non sarebbe la prima volta che il parlamento manda avanti una leggina in palese violazione di una sentenza: un bel lodo-Pilato, et voilà, avremo la prima legge nella Storia d’Italia che mette nero su bianco quello che prima era una semplice consuetudine: crocefissi nelle classi. Il bello è che in tante aule non c’è più da un pezzo: quando cade nessuno lo raccoglie. Io ho insegnato in una dove credo non ci sia mai stato: bene, ce lo metteranno.

E se scattasse una procedura di infrazione? Ne scattano tante: pagheremo, addirittura saremo fieri di farlo, ne va delle nostre radici cristiane… oppure no, forse alla fine la spunterà Strasburgo. Magari alla fine li toglieremo davvero, i dannati pezzi di legno. Ma siete sicuri che quello sarà un bel giorno per la causa laica? Avrete solo ottenuto il risultato di riunire una maggioranza silenziosa dietro a un simbolo confessionale. E di innervosirla. Certo, a quel punto magari la Uaar avrà qualche migliaio di tesserati in più.

Io credo che faccia benissimo Bersani a tentare di disinnescare la questione: non solo perché parla a nome di un partito che ha origini cattoliche. Un laureato in Storia del Cristianesimo credo sappia benissimo che a fare la guerra contro i simboli perdi sempre. A meno che tu non ne abbia di più potenti da proporre, e non è questo il caso. A dire il vero lo sanno anche i vecchi comunisti: a proposito, quand’è che il PCI divenne un partito di massa? Quando bisognava sparare agli stranieri che ci venivano in casa. La gente andava in montagna e lì ci trovava formazioni organizzate con la stella nel berretto. Alcuni quel berretto non se lo sono più tolto. Non avevano mai letto Marx e non lo lessero mai, ma nel momento del pericolo si sono impossessati di un simbolo. Io non vorrei che i nostri figli s’impadronissero della croce nello stesso modo: non vorrei che diventasse per loro un giorno la cifra di un’identità italiana, bianca, latina. Ma è quello che vedo succedere progressivamente davanti ai miei occhi, giorno dopo giorno. E non mi piace.

Ultima cosa. Io gli italiani cerco di vederli per quel che sono, ma questo non significa che non abbia rinunciato a cambiarli. Io tutti i giorni penso all’Italia, come dice Fibra; e non è uno scherzo, è proprio così: a volte mi sveglio che ci sto già pensando, e vado a letto che ancora l’ho in mente. Tutti i santi giorni provo a cambiarla, per il poco che posso: sul posto di lavoro, qui, dovunque ci sia un margine io mi ci misuro. E quando dico che togliere i crocefissi non è la strategia giusta in questo momento, vorrei che voi credeste, se non alla mia piccola esperienza, almeno alla buona fede. Atei o agnostici che siate, avete tutti frequentato almeno una scuola che esponeva una croce: coraggio, se ce l’avete fatta voi, possono farcela anche i vostri figli. Non dico che sia giusto, tecnicamente non lo è: però nella società degli uomini la giustizia è un punto di arrivo, non un diritto acquisito.

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110 risposte

  1. Insomma ci consigli di fare come la moglie di Mussolini nel film di Bellocchio . Abbiamo visto come è andata allora. No, credo che la chiarezza e la verità siano le cose che sono sempre mancate in questo paese. La dissimulazione è un'arte per noi. Non mi piace, meglio lo scontro, anche violento, piuttosto della melma. Se regime dev'essere che lo sia per davvero, se ne ha la forza. Se si vuol fare la Repubblica Cattolica Italiana, che lo si faccia formalmente. Che smettano di dirsi democratici. Se questo paese non vuol essere migliore di come tu lo descrivi e probabilmente è, allora se lo merita il fascismo.

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  2. La moglie di Mussolini è ammattita, non mi sembra un buon esempio.

    Un altro che chiama alla guerra e che probabilmente a quest'ora ha le pantofole.

    Ci meritiamo il fascismo. Ma parla per te. Che quando poi arriva il fascismo, gli spiriti illuminati emigrano, i poveracci prendono le mazzate, e le facce scure finiscono al forno. Io sono un poveraccio e lavoro con molte facce scure, quindi, sentitamente, vaffanculo.

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  3. oh questo è il discorso che dovevi fare ieri. saremo pure un'avanguardia ma non è che ti possiamo capire subito se tu sbandieri un cristo parlante e un professorino guareschiano.

    guido

    p.s. io però continuo a pensarla diversamente anche ora che l'hai detta meglio. secondo me la chiesa non ha più nessuna maggioranza silenziosa: si sta attrezzando per avere una minoranza agguerrita. stanno diventando leghisti.

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  4. Pardon, volevo dire “come consigliavano alla moglie di Mussolini”.

    E comunque tranquillo che non arriva nessun fascismo, questo paese è migliore di come sembra, tutto sommato. Basta avere coraggio e non farsi mettere i piedi in testa.

    E sull'andare a fare in culo, nisba, mi piace la fica 😉

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  5. Insomma meglio non fare mai un cazzo aspettando che non cambi nulla, vero? ma che razza di ragionamento è!

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  6. Il ragionamento di uno che non ha letto il pezzo. Del resto è molto lungo, non ti biasimo.

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  7. Scusa Leonardo, potresti esplicitare meglio il senso di questa frase: “Io non vorrei che i nostri figli s'impadronissero della croce nello stesso modo: non vorrei che diventasse per loro un giorno la cifra di un'identità italiana, bianca, latina”. Veramente sono di coccio e vorrei capire più chiaramente che intendi, qual'è la paura di cui parli.
    Io noto da alcuni anni una diffusione “commerciale” di vasto successo della croce , che eventualmente potrebbe andare a saldarsi con questo novello e violento orgoglio “cristiano” quale sta fiorendo su fb, però ho l'impressione che alla lunga la stragrande maggioranza silenziosissima se ne fotterà altamente di tutta la questione.

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  8. Avevo capito anche prima, comunque hai fatto bene a spiegarti, perché vedi, quando parli degli atei in un certo modo, come se il fatto di non credere in Dio e di voler difendere la propria mancanza di fede fosse solo un vezzo da radical-chic, non sei mica tanto convincente. Ciao.

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  9. “Magari alla fine li toglieremo davvero, i dannati pezzi di legno. Ma siete sicuri che quello sarà un bel giorno per la causa laica?”

    Se Bello continuerà a essere il contrario di Brutto, beh, sì.

    Sai qual è il punto in cui le tue teorie scivolano distanti da quelle di chi poi in fondo distante dalle tue non è?

    Il punto in cui stabilisci, non si sa bene in base a quale linea temporale, che l'inasprimento del movimento cristiano fondamentalista con annesso possibile restringimento delle libertà obiettivo di quel fondamentalismo, coincide con le piccole vittorie di chi sta dalla parte opposta.

    Secondo questo ragionamento, la tua teoria (“Se non sei certo di avere i mezzi per vincere la guerra evita direttamente anche le battaglie, altrimenti oltre a non portare a casa il risultato quelli s'incazzano pure di più ed essendo numericamente superiori ti fottono pure quel poco che avevi” se ho interpretato tutto il post) ha un senso.

    Il problema è che non è così la “realtà”.
    Quelli incazzati e fondamentalisti lo sono per autonomo slegamento del guinzaglio grazie a un panorama che ha permesso loro di trovare terreno finalmente fertile per non apparire (più) gli invasati che erano ieri, che continuano a essere oggi e che tali sono se visti da qualsiasi altro paese oltreconfine che non sia teocratico.

    Oggi, anzi ieri, hai un paese guidato da un tale secondo il quale buon governo è “soddisfare le istanze della chiesa” e se mostruosità iraniane come questa hanno trovato il cancello aperto e l'oblìo pubblico dieci minuti dopo, è perché il fondamentalismo è qui, da tempo, attendeva solo lo sdoganamento e l'istituzionalizzazione, la fiction su ogni singolo papa passato sulla terra perché via cavo la dottrina è più veloce, gli insegnanti scelti su indicazione porpora, i movimenti per la vita in corsia e il funerale all'embrione di una settimana brutta stronza puttana assassina.

    Tutto questo avveniva prima, di questa sentenza.

    Quando il paese è questo e lo è ben prima di questa sciocca singola puntata, quando questi 5 atei contro 40 milioni di invasati lo stesso provano a far rispettare un minimo di diritto (che è tale qando difende quello di un singolo, non è tale solo dai 500 mila in su), perché uguaglianza è vera utopia in un paese così, beh, magari non è un giorno definibile “Bello” perché bello è il giorno in cui non troverai più la busta per la benedizione casalinga natalizia nella posta in attesa che passi il parroco a ritirarla in cambio del suo prometterti che nessun fulmine ti incendierà il culo nottetempo perché tutto ciò sarà materiale per storie di una volta, ma di sicuro tra “Abbastanza bello” e il suo contrario meritevole di reprimenda io continuo a propendere per “Abbastanza bello”.

    Ma, come dice il tale di bianco vestito, tutto è relativo, ovvio.

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  10. Leonardo, tu sostieni che attaccare il simbolo è la strategia sbagliata per la causa laica (che come sai bene non è certo la causa atea). Potresti anche aver ragione: ma quale alternativa proponi? Cambiare l'Italia quotidianamente “per quel poco che possiamo”? E se non avessimo tutto questo tempo? E se ci fossimo rotti le palle da un pezzo? E se pensassimo che l'attacco frontale (non certo la guerra vera, per carità) non fosse così folle?

    La cosiddetta maggioranza silenziosa (che in realtà è sempre più una minoranza agguerrita) non crede alla croce per la croce; va dietro al più deciso. Perchè noi non possiamo avere un po' di decisione una volta tanto? Perché in italia non c'è un solo partito politico che abbia detto che è una sentenza giusta? Perché dopo aver sentito la pletora di dichiarazioni più o meno imbarazzate della sinistra(?) tu quoque ci ripeti di star calmi, morder nell'aglio e dire che è dolce? Non è dolce per un cazzo, sai.

    Io non ho capito molto dell'Italia ma anch'io nel mio piccolo mi sveglio e ci penso fino a sera e faccio quello che posso. Una cosa che penso dell'Italia è che ci sono tanti poteri mescolati; tutti danno a credere di essere il potere più forte ma nessuno può fare da solo il brutto e il cattivo tempo. Perché invece di pretendere di accontentare tutti questi poteri forti sperando che ci lascino fare una cosa su dieci a nostro favore, non diventiamo anche noi un potere? Di fatto lo siamo già: dobbiamo rendercene conto però.

    guido

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  11. Il ragionamento non mi convince del tutto, anche se lo seguo. Però volevo farti sapere, per quel che vale, che io alla buona fede tua ci credo, e credo anche che sarebbe meglio che fossimo tutti un po' più pacati e accorti nel discutere, piuttosto che attaccare violentemente la prima persona che sembra dire una cosa un minimo diversa dal coro (o dal contro-coro).

    Davide

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  12. Anche contare gli anni a partire dalla nascita di Cristo, tecnicamente, è “contrario ai principi di laicità”. Che facciamo, cambiamo anche quello?

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  13. Questa guerra di religione sul crocifisso, la vedo esattamente come te, foriera di un decisivo passo indietro sulla laicità.
    Il crocifisso è un simbolo importante anche per coloro che non seguono i precetti della Chiesa, anzi, per loro più che per i fedeli devoti che hanno altri ambiti e luoghi per manifestare la loro fede.
    Davvero siamo disposti a scatenare l'integralismo religioso su un simbolo che, per quanto appeso ai muri delle nostre aule fin dalla prima infanzia, non ci ha impedito di portare il popolo italiano a votare contro le indicazioni della Chiesa in più di un'occasione?
    Davvero vogliamo contribuire a dare alla Chiesa più autorevolezza di quella che oggi ha?

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  14. Boh, non sono sicuro che qui vvi sia davvero interesse a discutere di questo tipo di argomenti. Nel caso ve ne fosse, la mia impressione nel leggere questi ultimi due post è quella di un Leonardo eccessivamente autocompiaciuto, ma non lucidissimo.

    Se fosse vero, come apprendiamo oggi, che nelle battaglie per ottenere qualcosa il punto cruciale è quello strategico e realpolitiko – ovvero quante divisioni ha il nemico e quante ne abbiam noi – mi chiedo per esempio: perchè questo ragionamento non lo si è fatto quando da queste pagine proponevasi il progetto di un unico stato in Palestina come soluzione ai problemi del medioriente?, quante divisioni ha Hamas? quante ne ha Israele? [nota a margine: la proposta di un unico stato non fondato su criteri etnico religiosi è esattamente quella di Ahmadinejad; qui, però, poi si preferisce solidarizzare ancora con i “””milioni””” di insorti iraniani che supportavano il “””riformista””” Moussavi].

    Le previsioni di Leonardo sulle sorti della laicità mi sembrano, peraltro, molto meno realistiche di quelle di Facci, la qual cosa mi pare evidentemente problematica in sè.

    Va rilevato come la sentenza della corte si basi sullo stato dell'arte del diritto internazionale in tema di diritti umani; si sta, dunque, eccependo sul fatto che il nostro ordinamento recepisca correttamente le mistanze di quelle stesse carte di diritti che abbiamo bellamente ratificato.

    Come notava saggiamente qualcuno nell'altro post – e tremenda un'era in cui è saggio colui che fa osservare un'ovvietà – le pareti nascono nude; appendervi un particolare simbolo religioso significa riconoscere ipso facto un privilegio ad una data religione; chiedere conferma ai fedeli di qualche prodotto rivale.

    Si sente spesso dire che l'Italia sarebbe costituzionalmente uno stato laico; a me non pare, non vedo dove la costituzione lo sancisca; per contro, è la stessa Costituzione a riservare un ruolo privilegiato alla Chiesa; se davvero l'Italia repubblicana fosse uno stato laico come è stato possibile che prima della revisione bilaterale del Concordato la religione cattolica sia stata ininterrottamente per quarant'anni religione di stato, senza che alcuno abbia sollevato eccezioni di costituzionalità?

    E qui si viene al punto: La laicità in Italia va ancora conquistata; ora qual è il potere del nemico? la Chiesa può davvero mobilitare milioni di persone? mah, non mi pare: a messa son quattro gatti, e per ora i milioni di persone la Chiesa ha dimostrato solo di saperli far rimanere a casa o andare al mare. La Chiesa ha un potere economico immenso; chiudiamo il rubinetto dei soldi, poi vediamo chi ha più divisioni.

    E alla fine della strofa ancora non ho capito se ci sono dei valori dietro oppure no.

    PS: Tra tutte le cose che ho letto, una di quelle che più mi ha sgomentato è stata l'immancabile discorso contabile, legato al fatto che l'eventuale rimozione dei crocifissi comporterà un esborso aggiuntivo che lederà le tasche dei contribuenti (Leonardo ne esegue una variazione sul tema, parlando degli stock di nuovi crocifissi commissionandi dal governo). Innanzitutto si trascura bellamente il costo che già s'era sostenuto nell'averli acquistati, appesi e manutenuti. Ma soprattutto: che brutto questo essere consumatori prim'ancora che cittadini! Cito: “mi sono stufato di questi taxpayers zelanti che niente altro hanno in testa che i soldi che lo stato sfila loro [come se gli altri ne fossero esentati] e che in virtù del prelievo fiscale si sentono autorizzati a dire qualunque cosa su chiunque non rientri nel loro schema di vita… Se vogliamo fare un calcolo dei soldi che il signore ha speso personalmente per [la rimozione dei crocifissi] facciamolo, mi impegno a fargli un bonifico io… tanto per non farlo sentire derubato da questi individui sciatti e vagabondi che hanno la presunzione di [vedere rispettati i propri diritti]”.

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  15. Il più bel post sull'argomento.

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  16. Secondo me Leo ha ragione. Attaccando il crocifisso in tale maniera si motivano un sacco di persone(che magari non credono alla resurrezione) a diventare degli xenofobi difensori di identità.

    È necessario, per la buona salute della nazione, disinnescare al più presto questo conflitto…

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  17. Sconcordo, ogni tanto. Lo motivo qui

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  18. Ciao. Il pezzo di ieri mi era piaciuto molto e l'avevo capito. Pensavo. Mi sembrava che dicessi: ok il crocefisso potrebbe anche essere tolto ma non fa nessuna differenza fondamentale. Se lo lasciamo sta lì perchè rappresenta un uomo, anche senza volerne fare un dio, che per avere voluto dire la sua su come i preti (di allora) fregavano il popolo con un malinteso senso di fede è morto in modo atroce.
    Se lo togliamo non cambierà nulla per i bambini a scuola, al massimo per votarsi a qualche santo per il compito in classe si porterà il santino di padre Pio.
    Adesso mi sono persa…
    Aggiungo però una cosa: perchè i laici non se la prendono con la chiesa piuttosto che con il Cristo? Lui ha appunto lottato con una religione obnubilante, gerarchica e autoritaria. Se oggi fosse qui sarebbe con loro. Non è togliendo il crofisso dalle aule che lo stato diventa laico. Stefania
    Ps. Complimenti scrivi da dio!

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  19. Aggiungo: Gesù non è MAI stato xenofobo. Se qualcuno fa campagne xenofobe in nome suo è un pirla oltre che uno che non ha mai letto i vangeli.
    Scusate l'aggiunta.
    Stefania

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  20. Questo post e' fondamentalmente un avvertimento, che peraltro ho letto anche altrove: “Attenti cari laici, che se rompete troppo le b*lle c'e' il rischio che accadano spiacevoli incidenti”. Per carita', eminenza, baciolemmani, la famigghia e' impotttante etc etc.

    Il fatto e' che gli incidenti succedono gia', da molto prima di questa sentenza. Il cristianesimo “muscolare”, pompato da soldi americani, e' una realta' da anni — vedi leggi sulla fecondazione assistita, soldi pubblici alle scuole cattoliche etc etc. Le gerarchie romane hanno capito da tempo che, avendo perso il monopolio sul mercato e con trend negativi in ogni prodotto, c'e' bisogno di essere piu' incisivi per mantenere lo stesso livello di fatturato; non a caso hanno assunto un energetico CEO tedesco che conosce bene la concorrenza. Non avevano previsto l'antitrust UE, ma vedrai che rimedieranno presto, e' solo questione di assumere avvocati migliori.

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  21. Mi è piaciuto il pezzo precedente, adoro questo.

    La laicità è una battaglia sulle libertà individuali fondamentali (aborto, procreazione assistita, testamento biologico e molte altre) e non sui simboli. Lasciate pure il crocifisso nelle aule (io neppure ricordo più se nel mio iter scolastico c'era o meno), ma datemi la libertà di firmare un DNR (Do Not Resuscitate = Non rianimare).

    VilCatto

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  22. Provo a fare un passo indietro. Premetto che non ho letto tutti i commenti, quindi se qualcuno ha già detto quello che sto per postare, me ne scuso.
    Cosa dice la sentenza? Che i crocefissi vanno tolti? NO. Non è un regolamento, non è una legge, non è una direttiva erga omnes. E' una sentenza. Afferma che la Sig.ra Lauzi ha ragione a sentirsi turbata dal coso, quindi le spettano 5000 euri di danno morale. da domani, tutti i genitori, brandendo la sentenza, potranno rivolgersi al TAR di competenza lamentandosi “AAhhh, l'omino di plastica attaccato al muro fissa il mio bambino e il mio bambino si spaventa. Voglio 5000 euri di danno morale.” A questo punto, o si cambieranno Concordato e Costituzione (ripristinando la religione di Stato)o i crocefissi spariranno alla velocità della luce…

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  23. non so, a me sembra che si punti troppo sulla lotta al foruncolo quando c'è una cangrena in corso.
    In che modo togliere il crocefisso può costituire un primo passo verso la laicizzazione del paese?
    Quel che sta succedendo in questi giorni è una temibile conversione-al-crocefisso in massa, persino di progressisti. Questo perché il crocefisso è diventato un marchio identitario, questo mi sembra abbastanza chiaro. Ora, il significato di questo è che la guerra non è contro “il potere della Chiesa”, ma contro un'etica: un'etica dell'identità, cioè del non-confronto, del rifiuto del confronto.
    L'esempio di La Russa: mancanza totale di intelligenza relazionale, educazione, competenze comunicative. Ci stiamo modellando su questo stampo: si pensa dunque che la collettività debba essere UNA, e fortemente caratterizzata (cattolica, etero, nativa..).
    Il problema viene dall'alto: se la comunicazione istituzionale è votata al conflitto piuttosto che al confronto, l'elezione di marchi identitari è il necessario strumento di una collettività che non riesce a trovare un collante interno.

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  24. Partiamo da un concetto banale che da qualche parte bisogna pur iniziare e che “Tutti i santi giorni provo a cambiarla, per il poco che posso” è veramente retorica di bassa lega, altro che quella di cui lei mi rimprovera.

    La sentenza c'è, ha stabilito un principio; lo Stato farà ricorso ma perderà senz'altro perché quello della corte è il ribadimento di un semplicissimo principio di laicità effettiva dello stato. Può darsi, come dice lei, che adesso la controffensiva cattolica, incattivita nell'animo, inizi ad imporre i crocifissi a destra e a manca in tutte le classi e che per questo l'Italia andrà in contro alla sua ennesima infrazione; ma grazie a quella sentenza ora altri genitori potranno ricorrere per far valere un principio di laicità ancor più manifestamente negato, avendo già un precedente alle spalle. E alla fine la vittoria di medio periodo sarà quella di chi ribadisce un banale principio di laicità.

    Sarà una battaglia fatta su una spetto marginale della battaglia per la laicità dello stato? forse, viste le reazioni io non direi che è poi così marginale. evidente gli stessi cattolici danno a quell'obbligo di esposizione del crocifisso, un valore ben più grande di quello che finora non sembravano dargli; e questo perché, come ho già detto, e uno dei tanti emblemi della sudditanza delle istituzioni italiane al clero cattolico, un sudditanza che purtroppo anche grazie alla quotidianità dei crocifissi nei luoghi pubblici, viene non solo tollerata, ma data quasi per scontata dalla massa dei cittadini.

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  25. Non so, sono fuori dall'Italia da qualche mese, e mi purifico. Non posso non pensare che dovrebbe essere una cosa banale, naturale e in fondo superficiale togliere i crocefissi, esattamente come banalmente e superficialmente li abbiamo tenuti appesi. Sapere che così non è, bè mi rattrista.
    Ci credo quando dici che i genitori si incazzano e i figli si rivelano razzisti. Sarebbe auspicabile fondare un'idea di identità nazionale su qualcosa di diverso che le beghe, dico televisive per supposizione, di una politica stomachevole.
    Non è detto però che una sentenza non conti nulla. A meno di non voler diventare “antieuropeisti”, e finchè ero li non era affatto di moda. In fondo mamma Strasburgo ha ancora il suo appeal nonostante le innumerevoli, schizofreniche, attribuzioni: a volte va bene perchè fa tanto Europa, a volte va male, perchè non capisce niente, si sbaglia ad ammonirci sull'economia e poi ci vuole pure privare dell'”Italianità”.. Posso solo augurarmi che , tra uno spot e una velina, anche questa passi nel dimenticatoio

    BB.

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  26. questo post espone valide ragioni per NON aiutare il fronte degli ossessi, confortando l'opinione assurda per cui sarebbe cominciata una guerra contro la croce.
    potrebbe diventare il refrain di un fronte laico e consapevole: “non c’è nessuna guerra contro la croce. non è in atto nessuna campagna anti-cristiana. dove cazzo la vedete? oppure fate i nomi, dite dove sono questi guerrafondai.”
    invece il refrain è quello sempreverde, identico a se stesso, ribadito non si sa più bene all'indirizzo di chi: “non svegliare il can che dorme”.
    bersani ha detto una cazzata, non ha disinnescato un bel niente. “è un simbolo innocuo”. ma chi sostiene che non lo è? cazzata!
    lo scroto di bersani è un simbolo innocuo. e lui vede in questa storia la metafora di milioni di parrocchiani che vanno a votare. non ci sarebbe bisogno di esporsi in favore della sentenza: ma per sostenere che NON c'è, in italia o in europa, un fronte anti-croce. c'è solo il diritto internazionale e l'intenzione di contestualizzare i simboli sacri: ha tutto da guadagnarne la croce medesima, diventando oggetto di una venerazione più consapevole, appunto. perché in televisione non arrivano i famosi cattolici adulti, per dire due parole ferme, serene? non pervenuti. perché non si propongono confronti con le leggi francesi e tedesche in materia? perché non si richiama la responsabilità di NON fomentare l'odio religioso? temere l'isteria è sano, assecondarla per non doverla temere è una cazzata. non c'è bisogno che nessuno difenda a oltranza la sentenza. però prima di pisciarci addosso perché i nazistelli scrivono commenti sui siti, potremmo provare a chiarire i termini reali della questione.
    una cosa: i partigiani no, ti prego. è una cazzata eccessiva anche per gli amanti del paradosso.
    elmyr.

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  27. Caro Leonardo,
    leggendo questi tuoi post mi sono fatto questa convinzione:
    tu, culturalmente, appartieni a una stagione particolare, quella in cui la conciliazione degli opposti era considerata una richezza e non una debolezza. Ci si poteva formare sui libri di padre Balducci e Che Guevara, spaziando per suggestioni che partivano da padre Turoldo o don Milani e arrivavano ai Metallica o ai CCCP. Volendo essere cattivi si può definire una cultura prodiana-valtroniana, a cui lo stesso Bersani a suo modo ha partecipato. L'Emilia, o l'archetipo dell'Emilia, è stata una delle culle di questa cultura.
    Ma siamo ancora sicura che sia ancora in vita?
    Forse siamo veramente in un clima di scontro di civiltà (o di inciviltà). Ma non è uno scontro tra mussulmani e cristiani. No, è uno scontro tra bandiere e identità più o meno radicate, dove non conta più chi sei ma conta da che parte sta:

    sei atei, stai con Odifreddi
    sei cattolico, stai con Bagnasco
    sei ateo, sei a favore del testamento biologico
    sei cattolico, sei contro il testamento biologico

    e se anche tu non vuoi mettere l'elmetto, qualcuno te lo metterà. Per questo i tuoi post, pieni di ruminazioni intellettuali e morali per molti sono inaccettabili.
    Per questo la strategia di Bersani è destinata alla sconfitta: urlare è molto più semplice di studiare, e la conciliazione non è più di moda.

    Quanto questo clima di guerra sia causato da internet e media lo lascio spiegare a persone più intelligenti di me.

    Volevo solo dirti che ti sono vicino,
    con stima

    Fabrizio

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  28. Vorrei tanto commentare quanto dice Leonardo.
    E lo vorrei fare da ateo pacifista, ma credo sia meglio che per me parli un prete.

    Da il manifesto di oggi:
    [il testo dell'articolo è nel commento successivo]

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  29. Meno bugie più Vangelo
    Enzo Mazzi
    La Corte Europea dei diritti dell'uomo ha detto «no» al crocifisso in classe, pronunciandosi sul ricorso di una cittadina italiana. Si è subito scatenato il putiferio. In Italia la laicità è un obiettivo ancora lontano. Questo non deve indurre allo scoraggiamento. Deve anzi suscitare una spinta a lavorare con più lena perché la cultura della laicità divenga sentire comune. Finché la religione cattolica era l'unica religione dello stato si poteva ancora sostenere che l'esibizione pubblica del crocifisso corrispondesse all'interesse pubblico.
    Ma oggi, dopo gli Accordi del 1984, la religione cattolica non è più la sola religione dello stato. Quindi i simboli religiosi, tutti i simboli religiosi, anche quelli della spiritualità o della fede laica, hanno uguale dignità. Le leggi e chi le interpreta devono adeguarsi di diritto e di fatto.
    Ma è proprio vero che il crocifisso ha un valore universale e che è la bandiera dell'identità italiana? Che tutti i cittadini, di qualsiasi religione o credo, possono e devono accettare? Ma allora com'è che Costantino ha messo la croce sui suoi labari e in quel segno ha ucciso e in quel segno ha vinto? Com'è che da quel momento la croce è trionfo e vittoria? E' vero che poi Costantino in omaggio alla croce ha abolito la crocifissione. Non però la sostanza del supplizio. Ha continuato a sacrificare innocenti con altri strumenti avvalendosi della protezione della croce. Si potrebbe continuare sul filo della storia, dalla croce indossata dai crociati alla croce brandita dai conquistatori, usata per accendere i roghi di eretici e streghe, fino alla croce sui simboli di partito e alla croce che s'insinua negli attuali arsenali militari.
    [continua]

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  30. [continua]
    Lo so bene che la croce ha alimentato anche la speranza del riscatto storico degli oppressi, la loro lotta e le loro rivoluzioni. Ma per lo più ciò è stato considerato una eresia. In realtà ogni volta che il cristianesimo si è aperto e legato ai movimenti storici che puntavano al riscatto dei poveri e degli oppressi, qui in terra e non solo in cielo, ha subito feroci repressioni. Contro quel cristianesimo ribelle puntualmente si sono accesi i roghi fisici o morali. Fino all'attuale allontanamento di don Alessandro Santoro dalla Comunità delle Piagge di Firenze. Non risulta per niente vero che è consentito vedere nella croce il simbolo della prevalenza dell'amore sul potere, come sostiene un teologo alla moda come Vito Mancuso (la Repubblica di ieri 4 novembre). Tutti i movimenti popolari rivoluzionari animati dal Vangelo che hanno visto nella croce il segno della liberazione storica e non solo della redenzione sacrificale trascendente sono stati repressi spesso nel sangue. Quante croci della teologia della liberazione sono state abbattute e calpestate dai crociati della croce esibita come trionfo! La croce si può anzi si deve esporre solo in quanto è segno del potere.
    Non per nulla «meno croce e più Vangelo» valeva anche nella scuola di Barbiana da dove don Milani aveva tolto il crocifisso. Meno croce e più Vangelo valeva per un cattolico come Mario Gozzini, il senatore della legge sulla carcerazione, il quale nel 1988 scrisse sull'Unità due forti articoli di critica verso i difensori dell'ostensione pubblica della croce. E vale oggi per tante esperienze di fede cristiana aperte al globalismo dei diritti e alla pace, vale per le comunità di base, vale per tante oscure parrocchie e associazioni, vale per i valdesi. Il problema è che il sistema dei media non ne dà notizia. Le suggestioni di Gozzini sarebbero da rileggere oggi, tanto sono attuali. Egli da fine politico e da buon legislatore fa la proposta di «uno strumento che impegnasse il presidente del Consiglio a studiare e compiere i passi opportuni per ottenere, dalla Conferenza episcopale, l'assenso a togliere di mezzo un segno diventato, quantomeno, equivoco. Ci vorrà tempo e pazienza ma ho speranza che alla fine la ragione e l'autentica coscienza cristiana (quella che bada a Cristo più che ai patrimoni storici) avranno la meglio». La speranza di Gozzini è sempre più la nostra speranza.

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  31. @leonardo

    “Si tratta di un Paese in crisi economica, che per sfogarsi va in crisi d'identità. Si trova pencolante sul confine tra Nord e Sud: confine incerto e percorso da milioni di persone che fa sempre più fatica ad assorbire. Di solito un Paese del genere è il brodo di cultura ideale per xenofobie e razzismi.”

    A questo non avevo pensato. Anzi, ci avevo pensato, ma non l'avevo collegato alla storia del crocifisso. Storia che peraltro si è ripetuta sostanzialmente negli stessi modi nel 2003, con il caso di Ofena, ed allora di crisi economica non si parlava neanche lontanamente.

    Però è vero: la paura (giustificata o indotta che sia) genera brutti mostri.

    Quel che mi chiedo è: di fronte a questi mostri è meglio nascondersi in un anoglo e sperare che non ci vedano o affrontarli a viso aperto?

    Non fraintendermi: non sono per la battaglia persa o per il martirio. La cultura kamikaze non mi appartiene proprio. E inoltre penso che andare ora a staccare a forza i crocifissi dalle aule sarebbe tatticamente controproducente e sostanzialmente sbagliato.

    Però non penso neppure che la decisione migliore sia far finta di nulla. Almeno per due motivi.

    Il primo è che le idee diffuse cambiano. Oggi un matrimonio che viene sciolto solo dalla morte (per vecchiaia) dei coniugi viene visto con stupore, quasi con sospetto mentre al contrario cinquant'anni fa il divorzio, che viene ora percepito come un'opzione del tutto normale, sembrava una bestemmia impronunciabile. Ed il processo di cambiamento è tanto più rapido adesso quando nella società le idee diverse entrano più rapidamente ed in maggior quantità. Quindi non è detto che la goccia non riesca a scavare un solco, ma se si chiude il rubinetto dicendo “tanto la roccia è troppo dura” di certo non si ottiene nulla.

    [continua…]

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  32. [… continua da sopra]

    Il secondo motivo è che accontentarsi di quello che si ha aspettando tempi migliori è una cosa che ho già visto. Spesso gli ebrei europei hanno vissuto periodi di tranquillità e addirittura di prosperità grazie ad editti di tolleranza (ok, non si chiamavano sempre così, ma il concetto era quello). Cioè lo stato (in genere il sovrano) diceva: io sono cattolico e tu no, e quindi tu sei un corpo estraneo che vive sul mio territorio, ma siccome sono magnanimo ti concedo di abitare dove ti pare, di commerciare liberamente ecc. E gli ebrei vivevano (quasi) come gli altri cittadini (cioè sudditi). Solo che poi, quando lo stato cambiava idea, la tolleranza veniva revocata ed allora erano dolori. Ora, non sono così sprovveduto da sostenere che oggi viviamo neppure lontanamente in quelle condizioni (anche se le leggi razziali sono roba che hanno visto i nostri nonni, mica i nostri antenati dell'alto medioevo), e neppure sono così naif dal credere che affermando il principio di uguaglianza il pericolo di oppressione delle minoranze sia per sempre scongiurato (magari!). Però penso che avallare l'idea di fondo – conscia o inconscia – che lo stato rappresenti solo una parte (quella cattolica) della comunità nazionale, o ancora peggio partire dal presupposto che su questioni morali come la religione sia tecnicamente possibile che la maggioranza possa imporre la propria visione alla minoranza, ci porta un po' più verso gli editti di tolleranza (o al loro opposto che sono le persecuzioni); mentre sostenere l'idea che lo stato rappresenti tutta la popolazione presente sul terriotrio, senza distinzioni di razza, religione, sesso e credo politico, e che su determinate questioni lo Stato DEVE – a prescindere dalle maggioranze – mantenersi estraneo e neutrale, ci porta un po' più nella direzione opposta che è una direzione di libertà e uguaglianza.

    Quindi non credo che nessuna sentenza risolva di per sè il problema, ma credo fermamente che sia molto meglio sfruttare l'occasione per parlarne piuttosto che star zitti. Che agli alfieri del ci-vogliono-estirpare-le-tradizioni-nazionali bisogna rispondere a gran voce: “ma che cazzo stai dicendo? Non sono tradizioni nazionali e comunque nessuno te le estirpa. Erigi pure tutte le chiese che ti pare, adorna l'interno e l'esterno delle tue case con mille crocifissi, dedicati pure a tutte le manifestazioni religiose pubbliche e private che vuoi! Ma fallo tu con i tuoi dieci (o cento, o mille, o mille milioni) correligionari: non chiedere al mio Stato di farlo per te, come io non gli chiedo di fare al mio posto quello che interessa a me!”.

    Parlare è fondamentale. Poi magari la bestia arrtiverà lo stesso, magari sarà anche un po' risvegliata da tutto questo vociare, ma non è che se stiamo zitti la bestia sparisce. E' sempre lì in agguato. Almeno avremo la coscienza di aver fatto qualcosa per allontanarla, o per lo meno per stanarla (che è sempre meglio non farsi prendere di sorpresa) e contrastarla.

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  33. Questo post mi sembra la ripresa da controcampo del precedente. Preferivo l'altro. Non che questo mi dispiaccia, solo che mi incuriosisce di più la croce come simbolo d'identità in negativo. Una puttanata immane, sia chiaro, fondata sul razionalismo uarino. Ma credo che sia un'idea seducente per molti.

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  34. Caro Leonardo,

    Da come la racconti, sembrerebbe quasi che sia stato tutto organizzato da una sorta di stato maggiore razionalista, costituito da sfigati poco ferrati in strategia della comunicazione.

    Invece, la realtà secondo me è diversa. C'è una certa fetta della società civile che richiede da anni sempre più insistentemente una maggiore laicità dello Stato. Non un movimento unito od omogeneo, ma piuttosto un insieme eterogeneo e trasversale di individui, che in assenza di seri referenti politici si muovono spesso in ordine sparso.

    Il punto è, che laico non vuol dire necessariamente ateo. Lo sappiamo noi, lo dice perfino il Gesù in croce del tuo precedente post: “date a Cesare…”. Quanta gente (nominalmente o realmente) cattolica vive con fastidio l'appiattimento della politica sulle posizioni della Chiesa a proposito di scuole paritarie, pillola abortiva, etc.? E non solo a sinistra.

    Ecco perchè discutere sul numero delle divisioni corazzate del nemico secondo me non ha molto senso.
    Quanto è larga questa fetta di società civile che domanda maggiore laicità? Andiamo a chiederglielo.

    Sono d'accordo con te quando dici che la sentenza di Strasburgo non chiude la questione: anzi, la riapre. Perchè la vera, grande Questione, l'ingerenza della Chiesa nello Stato, in Italia non è mai stata realmente affrontata.
    Aborto, procreazione assistita, testamento biologico, ora il crocefisso nelle scuole; sono solo fasi di questo processo, una specie di lungo gioco dell'oca al quale chi è sensibile al tema della laicità credo non debba evitare di partecipare.

    Ecco perchè questa del crocefisso è una battaglia civile che va fatta.

    A proposito di aborto: se il tuo approccio minimalista fosse stato applicato a suo tempo dai radicali che si fecero promotori del movimento civile che portò all'approvazione della 194, forse ora in Italia avremmo un diritto in meno.
    E' vero che erano tempi diversi, e diversa la società civile. Ma certo la Chiesa era ben più radicata allora nella società di quanto non sia oggi, e non giocò meno sporco di quanto non faccia ora (e come simbolo, un feto sanguinolento è, credo, ben più d'impatto di un crocefisso). Tutt'ora, l'attuazione e la sopravvivenza stessa della legge vengono osteggiate con ogni mezzo.

    Insomma: per vincere le guerre, oltre che saperle fare, bisogna anche iniziarle.

    PS: Scusa la valanga di parole. E' la prima volta che commento, ma ti leggo già da un po'. Complimenti per il blog.

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  35. A me sembra di aver scritto anche troppo. Comunque: le battaglie che si possono vincere sono quelle sostanziali (che, per inciso, sono anche le uniche che m'interessano). Ad esempio: 194 o divorzio, leggi ritenute giuste da gran parte degli elettori cattolici. Ad esempio: no al sondino nasogastrico; divorzio rapido, coppie di fatto; ad esempio: più fondi alla scuola pubblica, alla quale fareste un grandissimo torto se non riconosceste che è una delle istituzioni più laiche dello Stato italiano.

    Invece, se v'impuntate su un simbolo,ve la giocate contro la più grande amministratrice di simboli degli ultimi 2000 anni. Che è un po' come sfidare gli USA a basket.

    Poi c'è quella cosa di Hamas. A me sembra di aver scritto centinaia di volte che la vera guerra è sul piano demografico, e Israele ormai l'ha persa: e che prima accetta questo fatto, meglio è per tutti. Che l'ipotesi Due Popoli Due Stati, anche se suona la più ragionevole, sembra una tregua di medio-lungo termine fatta apposta per preparare la guerra di posizione prossima ventura. Poi magari mi sbaglio, non sono un analista né niente.

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  36. E quindi questa sarebbe una finta battaglia per la laicità dello stato, e faremmo meglio a preoccuparci di problemi più serii.

    Eppure l'argomentazione con cui il governo sta facnedo ricorso è proprio “che noi non siamo uno Stato laico, ma concordatario, come sancito dall'articolo 7 della Costituzione, e che quindi ha rinunciato ad alcune delle sue prerogative”.

    Dunque il nostro rappresentante presso la corte sosterrà formalmente a nome del governo italiano che l'Italia non è uno stato laico; ecchessaràmmai?

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  37. Insomma Leonardo, hai fatto un post in cui il crocifisso ti parlava con la stessa bonarieta' con cui avrebbe parlato a don Camillo, per intenderci.

    Poi ne hai fatto un altro. “Ma no, ma no, mi avete frainteso, voglio dire: siete sicuri che vincerete la guerra dopo questa battaglia?”

    In entrambi hai esibito a piene mani pragmaticità, aneddoti che riguardano la tua esperienza personale, invocazioni al buon senso, il sentire popolare.

    E in definitiva ci stai dicendo che è una tradizione innocua e che opporsi crea una frattura di identità più grave del lasciar perdere.

    “Io non so in che Italia viviate”, dici.

    Lo sai benissimo in che Italia viviamo, Leonardo.
    Sai anche di quale drammatico residuo provinciale si tratti.
    Sai anche di essere un cittadino europeo e spero che questo ti dia la metà della consolazione e del sollievo che da a me.

    Poi se vuoi puoi continuare a vivere a Brescello; questo davvero non te lo vieta nessuno.

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  38. Nessuno si sta impuntando su un simbolo.
    Cioè, non tra quelli che applaudono alla sentenza.

    C'è una che ha detto “Perché sta lì?”
    Le hanno risposto “Non rompere”
    Si è rivolta all'Europa.
    Le hanno risposto “E' vero, non c'è motivo”.
    E questo è il fatto.

    Poi c'è il resto, il bordello, le barricate, le vesti stracciate e le minacce di secessione da quei finti organismi internazionali.
    Che arrivano rombanti dalla più grande amministratrice di simboli degli ultimi 2000 anni, che morde moltissimo ma non contenta abbaia pure di più.
    E questa è la reale proporzione del fatto.

    Poi ci sei tu, che inverti le proporzioni e mostri quelli che si rallegrano per la decisione come fossero quelli che fan bordello e quelli che fan bordello come quelli che sono lì a limarsi le unghie perché nemmeno sfiorati dalla cosa.
    E questo è il post.

    Allora come uscirne?
    Per esempio fai così:
    Smetti di considerare la sentenza come fosse una cosa che al di qua dela barricata viene vista come una vittoria.
    Restiamo sul bellico, pensa al Genio.
    In guerra c'è la prima linea, quelli che davvero fanno la parte grossa, quelli che ci restano, quelli grossi, quelli che tu indichi come quelli che mica stanno in poltrona in pantofole, vero, verissimo.
    Prima di loro però c'è il Genio, che costruisce ponti perché alla prima linea ci si arrivi e fa saltare quelli intorno perché dall'altra parte non trovino vie di fuga.
    Il Genio non porta a casa vittorie, fa saltare solo ponti.
    Epperò non c'è guerra che non si sia vinta senza Genio.

    Allora finché tu continui a chiedere se sia il caso di salutare questa sentenza come una vittoria, non puoi che lasciare tutti a bocca aperta per l'oggettiva impossibilità di rispondere “E minchia sì!”
    Ma così è facile portare a casa la dimostrazie della tua tesi.
    Prova a porre la domanda in senso diverso.
    Questa sentenza non è una vittoria come il divorzio, ma un ponte come il referendum.
    Non un ponte verso la prima linea, ma un ponte in meno come via di fuga per quelli dall'altra parte, che infatti son quelli che stan facendo bordello.
    E' semplicemente saltato uno dei mille ponti attraverso i quali quelli fanno arrivare viveri e munizioni alle loro truppe.
    Nessuna vittoria, nessuna prima linea, ne restano altri 999 e nemmeno piccoli, semplicemente un ponte.
    Fondamentale quanto tutti gli altri ponti, però, perché la somma di quei ponti prima che politica è culturale.

    C'è da festeggiare per la vittoria?
    No.
    Ma nemmeno da guardarla come una sconfitta o un ponte ancora più solido per quelli là.

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  39. Secondo me però chi parla di Don Camillo non ha ben presente l'intonazione che aveva Cristo in quei film lì. Che a me sembra una cosa tutta diversa da un Cristo incazzoso che se la prende con tutti.

    Ma è un po' così che va, siete sempre convinti di saperne a pacchi. Vedete un crocefisso che parla? Vai, è Don Camillo. Vabbè, arrivare agli Atti di Pietro è chieder troppo alla vostra cultura generale, bisogna come minimo aver letto il calendario di Frate Indovino.

    No, questo giusto per farvi incazzare al venerdì sera. Poi vi saluto, vado a festeggiare perché c'è una risoluzione Onu che chiede l'istituzione dello Stato di Palestina. Vabbè, è del 1948, ma cosa vuol dire, è senz'altro un ponte verso un luminoso futuro.

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  40. Scusa se torno stupidamente sul tema ma… davvero ti sta bene che il tuo stato difenda l'appendibilità del suddetto simbolo culturale/pupazzetto sacro sostenendo ufficialmente di non essere laico?, rinuciare formalmente alla laicità è davvero una questione di così poco conto?, e se poi prevalesse questa chiave di lettura del nostro ordinamento, sarà più facile o più difficile combattere e vincere quelle che chiami “battaglie sostanziali”?

    PS: e quale sarebbe questa “risoluzione del 48”? Non sarà mica la GA 181? – che però consigliava una tripartizione, ed è del 47.

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  41. Per il mio pezzettino di risposta, posso dire che l'incazzatura non è nemmeno all'orizzonte.

    Ogni tre commenti dai del coglione, dello scassacazzi o dell'ignorante a qualcuno.
    Sei così, è casa tua, siamo tutti così a casa nostra, non fa incazzare, è un diritto.

    Al limite dispiace un po' che ad argomento non ritenuto degno rispondi come se degno non lo fosse oggettivamente per assenza di cultura, come se una discussion potesse sorgere solo sopra non meno di due enciclopedie, ma anche qui non c'è incazzatura, per un insegnante con discreta cultura è facile battere questa strada per zittire, si incassa, si riconosce oggettivo dislivello se questa è l'urgenza, e si passa oltre.

    In fondo c'è sempre chi pensa di saperne a pacchi, ma questo perché c'è sempre qualcuno che ne sa oggettivamente una più di noi, chiunque di noi.
    Dovessimo tacere ogni volta che si presenta l'eventualità, dovremmo stare sempre zitti, tutti, non esisterebbero le chiacchierate né i problemi, né le soluzioni e per fortuna non sempre è così.

    Fosse così, per dire, non avresti manco quella risoluzione che ti permette di accusare Israele con qualcosa in mano di più grosso che le sole tue idee.
    Non sarà stata la soluzione del problema, ma c'è qualche milione di persone che da quell'anno la cita non poche volte per irrobustire la propria tesi.
    Evidentemente una qualche utilità ce l'ha anche non rispettata.
    Di più, non rispettata pesa persino parecchio di più, dentro i discorsi inefficaci (ai fini della costituzione dello stato palestinese) di migliaia di blog.

    Buon we.

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  42. Sì, va bene, del '47, scusascusascusa.

    Mi sta bene? No, preferivo che lo Stato evitasse un pronunciamento, così come saggiamente aveva sempre fatto.
    La sentenza invece mobiliterà i baciapile che sono presenti in tutti i partiti, e questo è brutto.
    Io in generale preferirei che ai cristiani fossero lasciati contentini formali, e che ci si concentrasse sui problemi sostanziali. Poi naturalmente su internet le forme sono sempre molto più sexy delle sostanze, e quindi forse io su internet mi ritrovo sempre fare la figura del rompicoglioni che dice piano ragazzi.

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  43. trovo disdicevole la retorica del’inoffensivo pezzetto di legno, miope l’atteggiamento di chi non vede in quell’ingombrante presenza l’affermazione prevaricante -dio c’è- (la religione non è un fai da te, essa è amministrata da una holding chiamata chiesa cattolica apostolica romana che dispensa anatemi come fossero bruscolini: -bieco illuminismo-, per dire), nonché la legittimazione per chi sta in cattedra a dire -egli ti vede!-; giudico assai negativamente il cerchiobottísmo superficiale di bersani, conforme del resto nei comportamenti al di lui mentore d’alema col suo -onorato, ringrazio il governo-
    (quanto a: “Un meccanismo non teme di essere spento o riprogrammato”: rivolgersi ad hal 9000, please)

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  44. “Ogni tre commenti dai del coglione, dello scassacazzi o dell'ignorante a qualcuno.”

    ???

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  45. No, maledizione, non avevo pensato ad Hal 9000! Ed ecco che tutto il mio castello di argomentazioni frana rovinosamente.

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  46. saltata una -l- in -dell'inoffensivo-; chiedo scusa

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  47. “Vedete un crocefisso che parla? Vai, è Don Camillo.”

    No, vedo uno che parla con un crocifisso. Vai, è Guareschi.
    Ma, ripeto, forse a te quel mondo pacioso piace davvero a te basta che Fernandel e Cervi facciano pace, in nome del pragmatismo e del buon senso (hai capito: nemmeno Guareschi ma i film di Don Camillo, eternamente in replica su Rete4). E sia.

    Ricordati però, come dicono ai negri gli avvinazzati di Treviso, che quando si è ospiti di un'altra cultura ci si adegua agli usi e costumi. E tu, che vieni da Brescello, è tempo che impari a comportarti da europeo senza tante moine. Cuius regio, eius religio.

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  48. Dr, ma di che Gesù pacioso si tratta? Cioè, tu davvero t'immagini le battute col tono di voce del Gesù di Don Camillo?

    Replay:
    utto molto razionale, ma anche molto teatrale, ma anche violentissimo, Dio Me! Io rappresento questo, va bene? Rappresento un supplizio capitale! Rappresento la crudeltà dell'uomo e la ribellione dell'uomo! Rappresento la Morte!

    Cioè, ti pare? A me no. Poi io sono l'autore e non ho voce in capitolo, ma secondo me la tua cultura cinefila di appassionato di Rete4 si è sovrapposta alla tua attenzione di lettore ed è saltato fuori che non hai capito un caz… ops, poi Broono s'indigna… è saltato fuori che hai equivocato il tono.

    Mondo pacioso. C'è uno che mi accusa di mandare tutti quanti a fanculo e l'altro che mi accusa di venire dal mondo pacioso. E leggere un po' meglio le righe, prima di andare subito tra le medesime?

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  49. No ti prego non mi dire che mi stai chiedendo davvero di incollarti ciascuno dei commenti che hai lasciato.
    Cioè voglio dire sono qui sopra.

    Me li sono riletti, perché il dubbio che mi fossi inventato la sensazione, m'ha sfiorato.
    Ho scoperto che ne hai lasciati 4 e i “vaffanculo ignorante” stanno in 3.
    Quindi se proprio qualcosa ti deve stupire è il mio non aver contato giusto.

    Non funzionano le frecce né il copia/incolla, in questa tua finestrella, quindi me lo risparmio.
    Ma me lo risparmio anche perché:

    a) appunto sta tutto qui sopra e dimmi se in 3 su 4 non hai dato de coglione a qualcuno.
    b) per me il farlo non è assolutamente un problema, io del resto sul mio non faccio altro, ed ecco perché non solo io non m'incazzo né m'indigno ma nemmeno perdo tempo a dimostrarlo solo perché dopo 4 “coglione” (tra le righe? ma quando mai? lo dici solo senza scrivere “coglione” ma lo scrivi chiaro) te ne esci aggiungendoci il quinto contenuto nella domanda “Chi? io? Ma dove?”

    Dai su Leonà.
    Eh.

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  50. Io con ctrl+f ho trovato: 1 vaffanculo, 0 ignorante.

    Qui servono lezioni di virgolettato, subito.

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