(e non del tutto sbagliate)

Otto idee su Hamas, non del tutto giuste

1. È Hamas che ha rotto la tregua
Le tregue sono fatte per rompersi, per definizione. In particolare quella stabilita tra Hamas e Israele non è stata rotta: è stata rispettata (male) da entrambe le parti fino alla scadenza prevista. Dopodiché né Hamas né Israele hanno proposto di rinnovarla, e i bombardamenti sono ripresi: a quel punto i razzi di Hamas hanno fatto una mezza dozzina di morti, gli elicotteri israeliani più di quattrocento. Chi sostiene che l’operazione “Piombo fuso” è stata lanciata da Israele soltanto dopo che Hamas aveva ripreso le ostilità, racconta una versione più filoisraeliana dello stesso Israele: Barak, il Ministro della Difesa, ha ammesso che l’operazione è stata pianificata sei mesi fa. Del resto il tempismo è perfetto per mettere davanti a un fatto compiuto il Presidente Obama, che arriverà alla Casa Bianca solo a fine mese: se per allora la questione Hamas fosse archiviata, nessuno si lamenterà troppo del sangue sparso.

2. Hamas considera i civili israeliani dei bersagli e i civili palestinesi degli ostaggi

Sì; ma Israele non è da meno, e le cifre del bombardamento della scorsa settimana lo dimostrano. Chi ha un minimo di dimestichezza col conflitto israelo-palestinese dal ’48 a oggi, e soprattutto dall’inizio della Prima Intifada negli anni Ottanta, sa che questa è una guerra civile, in cui il coinvolgimento di civili da entrambe le parti non è un un effetto collaterale, ma il senso del conflitto. Non si fronteggiano due eserciti, ma due popoli e (almeno dagli anni Novanta) due religioni. Non è una guerra fatta soltanto di combattimenti e attentati; è fatta di espropriazioni di terra e acqua, di insediamenti di popolazione, di demolizioni e di recinzioni. Il confine tra eserciti regolari e bande armate era molto sfumato sin dalla guerra del 1948, e lo è rimasto fino a oggi: da entrambe le parti. In particolare l’uso che Israele fa dei coloni nei Territori Occupati è un simbolo di questa ambiguità: i coloni sono civili che girano armati ed espropriano le risorse dei palestinesi. Perché Hamas non avrebbe dovuto considerarli obiettivi militari, alla stessa stregua di quei ragazzini che indossano l’uniforme dell’esercito? Mesi fa Hamas propose di non bombardare più bersagli civili se Israele avesse fatto lo stesso. Probabilmente era un bluff: in ogni caso Israele non lo andò a vedere.

3. Hamas vuole cancellare lo Stato di Israele dalle carte
.
Sì, perché lo considera l’“entità sionista”, uno Stato costituito sull’identità etnico-religiosa ebraica. Il piano di Hamas per la Palestina è speculare: uno Stato costituito sull’identità etnico-religiosa islamica. Il che ci pone un problema, o almeno lo pone a me: per quel che ho capito, infatti, Israele è veramente uno Stato costituito sull’identità etnico-religiosa ebraica – che invece di stemperarsi, negli ultimi anni è diventata più forte. Dunque perché fondare uno Stato ebraico in Palestina è ammissibile, e fondarne uno islamico no? Di solito le risposte che leggo sono le seguenti:

  • perché gli ebrei meritavano un risarcimento per la Shoah (sì, ma perché a spese dei palestinesi? Non ci toccherà poi di risarcirli a spese di qualcun altro ancora?);
  • perché il mondo è pieno di Stati islamici, mentre uno Stato ebraico mancava (sì, ma io preferirei fare a meno di tutti gli Stati fondati su criteri etnico-religiosi, perché ritengo che il destino di Stati siffatti sia la guerra religiosa ed etnica per l’accaparramento delle risorse);
  • perché Israele è disposto ad accettare anche cittadini arabi (ma non tutti, perché nel giro di una generazione diventerebbero la maggioranza: questo è il motivo per cui Sharon si ritirò da Gaza); in ogni caso anche i membri di Hamas prevedono di accettare cittadini di fede ebraica nel loro futuro Stato Islamico;
  • perché Israele è disposto alla creazione di uno Stato Palestinese, ma Hamas non vuole scendere a patti. Questo è falso due volte; non è vero (1) che Hamas non abbia mai voluto scendere a patti: ci sono esponenti di Hamas che si sono detti favorevoli alla spartizione secondo i confini del ’67. Se Israele avesse veramente voluto arrivare a una soluzione, avrebbe dialogato con loro, e non lo ha fatto. Ma in generale, non è vero (2) che i governi israeliani siano disposti alla nascita di uno Stato Palestinese, altrimenti quello Stato sarebbe già stato proclamato ai tempi di Arafat. Ma Arafat non andava bene; poi non è andato bene Abu Mazen; e sicuramente non poteva andare bene Hamas. I governanti di Israele sono riusciti a procrastinare la nascita dello Stato di Palestina per tutti questi anni, e nulla m’impedisce di pensare che il loro obiettivo sia di proseguire quest’opera di proscrastinazione all’infinito. Naturalmente spero di sbagliarmi, ma questa vecchia intervista al braccio destro di Sharon continua a sembrarmi attuale.

4. Hamas è antisemita
Sì. Le dichiarazioni antisemite da parte degli esponenti di Hamas si sono sprecate: non le linco perché sono veramente le più facili da trovare in rete. Anche lo Statuto ne contiene parecchi: ma chissà se i ragazzini perdono tempo a leggerlo. Anche perché è un documento contraddittorio: in certi passi sembra suggerire la necessità di eliminare tutti gli Ebrei (ma solo alla fine dei tempi), in altri si rifà al concetto di tolleranza coranica che è stato alla base della convivenza più o meno pacifica tra musulmani ed ebrei di Palestina per 13 secoli.
Perché quest’ambiguità? Perché Hamas è un movimento religioso, che si rifà a un Testo Sacro, e i Testi Sacri sono ambigui: anche nella Bibbia si legge forte e chiaro di un Dio sterminatore dei nemici di Israele, e perfino il messaggio evangelico contiene l’idea che tutto il mondo debba essere cristianizzato prima della fine dei tempi.

5. Hamas vuole sterminare gli ebrei di Israele.
No. La prospettiva del genocidio (oltre a essere oggettivamente ridicola, per l’evidente sproporzione dei mezzi), per quanto ho potuto leggere non è contemplata dagli esponenti di Hamas. La loro idea di togliere dalla cartina lo Stato di Israele, non implica lo sterminio degli ebrei che lo popolano. Si veda lo Statuto (art. 31):

Il Movimento di Resistenza Islamico è un movimento umanistico. Si occupa dei diritti umani, e si impegna a mantenere la tolleranza islamica nei confronti dei seguaci di altre religioni. È ostile solo a coloro che mostrano ostilità nei riguardi dell’islam, si mettono di traverso al suo cammino per arrestarlo o ostacolano i suoi sforzi. All’ombra dell’islam, è possibile ai seguaci delle tre religioni – islam, cristianesimo ed ebraismo – coesistere in pace e sicurezza. Anzi, pace e sicurezza sono possibili solo all’ombra dell’islam, e la storia antica e quella recente sono le migliori testimoni di questa verità. […] L’islam concede a ciascuno i suoi diritti, e impedisce l’aggressione contro i diritti degli altri.

E la dichiarazione di Khalid Mish’al all’indomani della vittoria elettorale a Gaza (gennaio 2006, traduzione mia):

Il nostro messaggio agli israeliani è questo: noi non vi combattiamo perché appartenete a una certa fede o cultura. Gli ebrei hanno vissuto nel mondo musulmano per 13 secoli in pace e armonia; sono per la nostra religione “il popolo del Libro”, che hanno un’alleanza con Dio e col suo messaggero Maometto (sia lodato) che deve essere protetta e rispettata. Il nostro conflitto contro di voi non è religioso, ma politico. Non abbiamo problemi con gli ebrei che non ci hanno attaccato, ma solo con quelli che sono arrivati nella nostra terra e si sono imposti con la forza, distruggendo la nostra società e bendendo il nostro popolo.
Noi non riconosceremo mai il diritto di nessun potere di derubare la nostra terra e negare i nostri diritti nazionali. Non riconosceremo mai la legittimità di uno Stato sionista creato sul nostro suolo per espiare i peccati o di qualcun altro, o per risolvere i problemi altrui. Ma se volete accettare i principi di una tregua a lungo termine, noi siamo pronti a negoziarne i termini. Hamas tende una mano di pace a coloro che sono realmente interessati a una pace basata sulla giustizia.

Chi sostiene la tesi di Hamas genocida, oltre ai deliri antisemiti di diversi esponenti, si rifà all’Articolo 7 dello Statuto, dove si cita un Hadith di Maometto:

Il Profeta – le preghiere e la pace di Allah siano con Lui – dichiarò: “L’Ultimo Giorno non verrà finché tutti i musulmani non combatteranno contro gli ebrei, e i musulmani non li uccideranno, e fino a quando gli ebrei si nasconderanno dietro una pietra o un albero, e la pietra o l’albero diranno: O musulmano, o servo di Allah, c’è un ebreo nascosto dietro di me – vieni e uccidilo; ma l’albero di Cedro non lo dirà, perché è l’albero degli ebrei
.

La guerra tra ebrei e musulmani, quindi, è destinata a durare fino all’ultimo giorno (ecco perché Hamas non può parlare di “pace” con Israele, ma solo di “tregua a lungo termine”), quando si salveranno soltanto gli ebrei dietro all’albero del cedro. Hamas però non è un movimento millenarista, non intende accelerare la fine dei tempi, e nel frattempo è disposta ad accogliere cittadini ebraici in una Palestina islamica, secondo i precetti di tolleranza previsti dal Corano.

6. Hamas è finanziata dall’Iran
Sì, quasi pubblicamente. Quando l’Europa ha bloccato i finanziamenti alla Striscia di Gaza, l’Iran si è fatto avanti. In realtà però Gaza è un recinto chiuso su tre lati da Israele e per il quarto dall’Egitto di Mubarak, che ha già fatto capire che non muoverà un dito per aiutare un movimento fondamentalista come Hamas. E quindi le possibilità concrete di ricevere rifornimenti di munizioni dall’Iran, attraverso i cunicoli scavati sotto il passo di Rafah, sono comunque molto limitate, e Hamas continua a fare la guerra coi Qassam e i vecchi Katiuscia. C’è una grande differenza tra le limitate capacità militari di Hamas e quelle degli Hezbollah libanesi, quelli sì riforniti abbondantemente dagli iraniani, che due anni fa seppero tener testa all’esercito israeliano.
Dunque sì, l’Iran per quanto può aiuterà, ma non è che possa molto. E allora perché si insiste tanto sulla sua complicità? Perché proprio l’Iran e non tutti i finanziatori occulti che dagli Stati arabi pompano denaro nelle casse di Hamas via fratellanza musulmana? Perché qualcuno ha deciso che il prossimo nemico è l’Iran, e quindi ora bisogna concentrarsi sul concetto di Ahmadinejad cattivo. Esattamente come sei anni fa era indispensabile focalizzarsi sul concetto di Armi di Distruzione di Massa. Quella era una grande bugia, mentre “Ahmadinejad cattivo” è solo una mezza verità: è assai probabile che finanzi e armi Hamas, ma non in modo determinante.

7. I palestinesi che hanno votato per Hamas sapevano cosa facevano. …E quindi, mi par di capire, non si fa peccato a sterminarli. Ah, il fardello dell’uomo bianco.
I palestinesi, in particolare quelli che hanno passato la loro vita confinati nella Striscia di Gaza, sono giovanissimi, per la stragrande maggioranza disoccupati e poveri, e non possono disporre dei mezzi che in una democrazia occidentale consentono o dovrebbero consentire agli elettori di formare un giudizio equilibrato. Ci vuole un’ingenuità terribile per sovrapporre le dinamiche di una democrazia occidentale a quelle dell’universo concentrazionario di Gaza. Hamas ha vinto perché, in una situazione d’emergenza dove si vive alla giornata, ha dimostrato di avere capi meno corrotti, e soprattutto più risorse da distribuire, rispetto ad Al Fatah. Israele poteva in quell’occasione dimostrarsi pronto a una pace generosa con Al Fatah; questo forse avrebbe potuto far pendere la bilancia della simpatia popolare sul partito laico; ma i suoi governanti hanno deciso altrimenti. Del resto la trasformazione di un popolo in un movimento islamico con la certificazione internazionale di terrorismo ha portato agli israeliani almeno un vantaggio: oggi si bombarda Gaza a cuore più leggero rispetto a qualche anno fa.

8. Tu scrivi queste cose perché sei un sostenitore di Hamas
No, in nessun modo. Le poche iniziative di solidarietà per il popolo palestinese a cui ho partecipato erano organizzate col sostegno dell’OLP e dell’ANP. Nello stesso periodo ho visto chi, in Italia e in Palestina, lavorava per screditare la leadership di Arafat e per consegnare il voto dei giovani palestinesi a Hamas. Credo che la vittoria elettorale di Hamas a Gaza sia stata per quest’ultima la sciagura definitiva. Ma sui blog e perfino su alcuni quotidiani italiani ho letto tante castronerie e facili semplificazioni, al punto che a volte ho la sensazione che gli israeliani siano più equilibrati.
Il conflitto israelo-palestinese è di una complessità strabiliante, e credo che molti blog si siano fatti filo-israeliani per reazione a tutta questa complessità: ci si aspetta sempre che un leader israeliano estragga lo spadone con cui va reciso virilmente il nodo gordiano e risolto una volta per tutte il problema, e nel frattempo si riempie qualche paginetta web con appassionate apologie di strage che tra 50 anni i loro nipoti magari leggeranno dicendosi: eccola qui, la banalità del male.

126 Comments

  1. La questione, secondo me, non è nelle generalità o nel nick, Leonardo …<>… ma in quel che quel che si dice.<>L’anonimato consente di mettere in primo piano il confronto delle idee, davanti a quello delle personalità …<><>Certo serve anche averle delle idee, però.<><>Poi, ovviamente, ci sono anche casi in cui taggarsi con un nick aiuta nei reciproci riferimenti.<>p.s.: GiacomoL mi ha fregato il 100º commento. Ma come diamine li hai contati? Feed-Reader?

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  2. Leo, come politica cerco di essere davvero stronzo solo con chi:-penso se lo meriti;-mi provoca e mi trova in vena di raccogliere.Pero’ ognuno puo’ pensarla come vuole, mai preteso di essere un santo.Piuttosto, cos’ha _esattamente_ il mio nick che non va?Magari se me lo spieghi e mi convinci, lo cambio.The Blogger

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  3. Hai presente Kung Fu Panda? “Non sono un UN grosso lardoso panda, sono IL grosso lardoso panda”… ecco… uno che sui blog si firma THE BLOGGER… cosi’ mi pare uno invitato ad una conferenza episcopale che si iscrive a parlare col nick “IL figlio di dio”… ops. Esempio sbagliato. Leoooooo… dicci qualcosa. PS: scherzavo, scherzavo giuro.

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  4. Si’, ho presente Kung Fu Panda (e non giustifico l’incompetenza cinematografica di Leo col futile pretesto che non ha bambini da portare al cinema, aka Sofisma del Non-ho-tempo-per-queste-cose).Quindi interpreti/tate quel ‘the’ come se volessi dire ‘sono Io, l’Unico, quello che ce l’ha piu’ lungo di tutti’? E’ questo il problema?The Blogger

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  5. “non intende accelerare la fine dei tempi, e nel frattempo è disposta ad accogliere cittadini ebraici in una Palestina islamica, secondo i precetti di tolleranza previsti dal Corano.”CIOè tradotto in italiano, ed al pari dell’altro passaggio “all’ombra dell’islam…” significa che per non avere la guerra di hamas occorre SOTOMETTERSI all’islam e vivere SECONDO LE REGOLE ISLAMICHE.In poche parole, o si subisce la guerra o si accetta di vivere SOTTO l’integralismo islamico.Secondo l codice penale una simile prospettiva si chiama “estorsione”castruccio

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  6. Ce l’hai piu’ lungo di tutti?Beh mica e’ un problema… no. dipende solo da che metro hai usato… cioe’… se te lo dici da solo rischiamo di dover poi discutere sui micron. Ecco, a meno che qualcun altro, leggendoti non abbia detto: “eccolo, THE blogger, mica uno qualunque… e’ LUI. L’ho trovato, l’ho trovato, smettete di cercarlo!”.

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  7. Il punto e’ che NON c’era affatto un’intenzione celodurista, da parte mia.Pero’, non lo so, se vi faccio venire i complessi, parliamone.The Blogger

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  8. Senti, è come chiamare un cane “Il Cane”.O come chiamare un giornale “Il Giornale”.Oppure vai su un blog e ti fai chiamare “Il Blogger”, manco fossi il titolare.E poi lo usi per scrivere cose odiose.

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  9. Leo:“Senti, è come chiamare un cane “Il Cane”.”Sempre li’ vai a parare: che e’ successo, un cane ti ha morso da piccolo? Giuro che non ero io.“O come chiamare un giornale “Il Giornale”.”Beh, in quel caso pero’ ha funzionato: era una vecchia gag di Paolo Rossi (non il calciatore).“Oppure vai su un blog e ti fai chiamare “Il Blogger”, manco fossi il titolare.”Questa e’ interessante: non mi era proprio venuta in mente. Ora, io capisco che la cosa potrebbe essere imbarazzante (per tutt’e due, se e’ per quello), capisco la suscettibilita’, capisco tutto; ma e’ mai successo che mi prendessero per te? Non mi pare.Manco mi fossi chiamato ‘Leonardo’. O ‘Palestinese’ quando i palestinesi son sempre stati quegli altri, quelli che ho provato a mandar via con l’aiuto dei vicini piu’ numerosi e poi invece hanno mandato via me. Anzi, mi’nonno. Anzi no, er nonno demmi’moje. Cioe’, mi chiamo ‘pro-fugo palestinese’ quando dalla Palestina non son mai fuggito, manco l’ho vista mai in cartolina.Roba che chesso’, se vado a dire ‘salve, sono un Profugo Sudeto, sapete? ho sposato la nipote di una che e’ scappata da Aussig dopo la guerra’ mi prendono a pernacchioni, mi prendono.Che e’ poi uno dei motivi per cui gli ex sudeti oggi vivono contenti, se non proprio felici.“E poi lo usi per scrivere cose odiose.”Potrei dire lo stesso di te, ma non pretendo che ti cambi il nick per quello (anche perche’ non credo che aiuterebbe): non vado a comandare in casa d’altri, io.Per cui, visto che una certa creativita’ te la riconosco (anche se spesso non la usi per fini lodevoli), facciamo cosi’: tu hai un problema, tu proponi la soluzione.Trovami un nick alternativo: un nick che tu useresti, se fossi me. Fai uno sforzo di empatia.The Blogger

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  10. Non mi pare un approccio costruttivo: io mi sono offerto di venirti incontro, per quel che posso. Non e’ che posso cambiare le mie idee perche’ non ti piacciono. Ma se pensi che il mio nick dia fastidio e/o ingeneri confusione, what’s in a nick? Trovamene tu uno migliore.E’ una proposta seria, vedi tu se accettarla o meno.The Blogger

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  11. Dopo una breve (mica vero) ricerca ottengo che: a) sei di Padova; b) < HREF="http://leonardo.blogspot.com/2008/09/one-people-one-vote.html" REL="nofollow">ad un certo punto<> Leonardo ti chiama Griso; che se non ricordo male era uno che di mestiere faceva dispetti agli sprovveduti; magari aggiungici <>Il<>…

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  12. Ti sei scomodata per nulla: se non mi son tenuto quello, si vede che non m’andava.Trova qualcosa di originale, se anche a te da’ fastidio ‘The Blogger’.Ma anche no: non e’ mica un concorso, non si vince niente.The Blogger

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  13. Se e' abbondante puoi fare un riassunto. Non credo che Jack, chiunque egli fosse, abbia previsto quanto sta accadendo adesso in Grecia.
    Sono curioso di scoprire se gli ebrei greci debbano per te affidarsi esclusivamente al buon cuore dei loro connazionali; oppure se la situazione in cui si trovano (loro, e non i musulmani) fornisca o meno qualche ragione a chi ritiene che di uno Stato ebraico, si', c'e' disperatamente bisogno.
    Piu' che di uno Stato palestinese, per dire.

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  14. C'è stato anche il riassunto, però non è che posso trasformare un'opinione complessa in un'opinione cretina per fartela capire. Prova in un altro blog dove hanno opinioni cretine, non dovresti faticare a trovarne.

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  15. non so come tu possa definire Istraele uno stato laico, quando i matrimoni sono lasciati alle singole confessioni e infatti i misti fra ebrei ed altri sono vietati. non esiste il matrimonio gay, ma le unioni civili e il divorzio di cui parli si chiama “ghet” ed è anch'esso un atto religioso.
    tutto sulla wiki, eh? senza andare troppo lontano.
    sul punto 7) che dire? cadono le braccia davanti a negazioni storiche così grandi.

    aggiunta mia: come Leonardo penso che l'ascesa al potere di Hamas sia stata una tragedia proprio per i palestinesi, ma ti ricordo che solo due giorni fa l'ONU ha definito assolutaemnte sproporzionata la reazione israliana.

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