giornalisti, scuola, sintassi

Martiri della sintassi

La scuola che non c’è
(e la riforma che nemmeno)

Criticare la riforma del ministro Gelmini non è facile, per me, per due motivi.

Il primo è che non esiste. Tutto quel che esiste, per ora, è una necessità di risparmiare soldi, tanti soldi, per cui si prova a levare un pomeriggio qui, un maestro qua, un bidello lì, un anno là, senza neanche più preoccuparsi di fornire spiegazioni che sappiano vagamente di pedagogia, o di buon senso. Più che una riforma è un pignoramento. Faccio un esempio piccolo, uno fra tanti: dopo aver rispolverato a giugno le tre I, tra cui Internet, a settembre ci ha annunciato la scomparsa di Educazione Tecnica. La notizia non turberà chi come me in tre anni è mai riuscito a completare una sola assonometria cavaliera; resta il fatto che per molte classi l’ora di “Tecnologia” era l’unica occasione di toccare un computer da vicino. E la I di internet? Irreperibile. E i prof di tecnologia? Verranno immessi nella graduatoria dei prof di matematica. Avete capito bene. Passeranno in blocco davanti a laureati in matematica più giovani, col cervello più fresco, molti dei quali avranno un motivo in più per abbandonare la professione. Ma non avevamo i peggiori risultati europei in matematica? Sì, qualcosa del genere. E allora? E allora niente, il punto non è mica migliorare il livello dei nostri studenti; il punto è risparmiare tot-mila cattedre, e tanto peggio se la scuola pubblica si sfascia, tanto è la bad company: chi se lo potrà permettere manderà il figlio dai preti. Tanto più che è probabile che sforbiciando qua e là la Gelmini riesca anche a preservare qualche buono scuola per lorsignori. Amen, dopo tutto hanno vinto.

Il secondo motivo per cui almeno io fatico a criticare la Gelmini è che non ho, a differenza d’altri, un modello di scuola ideale, da contrapporre a questo sfacelo. Anzi, a volte mi capita di fissare lo sfacelo con occhi rapiti, perché anche in mezzo alle rovine c’è sempre da cogliere qualche opportunità. Insomma, sì, la scuola crolla, ma non è che fosse poi granché. Per molti – mi rendo conto – non è così.
Spesso si tratta di persone che a scuola non ci lavorano. Magari ci accompagnano i figli, sgommando via il prima possibile. La scuola che conoscono loro, per farla breve, è la scuola della loro infanzia e adolescenza. E quindi è la scuola più bella del mondo, esattamente come la mia compagna di banco dai capelli lunghi era la ragazza più bella del mondo, e nessuna foto scattata in seguito potrà convincermi del contrario. Di solito è gente che ha fatto il liceo. E guai se glielo tocchi, il liceo. Insomma, quelli che si ritagliano i fondi di Francesco Merlo. Ma voi ci arrivate mai, in fondo a quel che scrive Merlo?

La Gelmini ha proposto di ridurre il quinquennio di liceo a un quadriennio. Perché? C’è dietro una teoria educativa? No, dietro c’è solo Tremonti con la calcolatrice che scuote la testa (“Di più, Mariastella, tagliami di più”). In questo modo però finisce per scandalizzare Francesco Merlo, che dalle colonne di Repubblica di ieri prorompe in un severo monito: “Stia attenta la Gelmini a toccare il meglio dell’Italia e della sua memoria, la nostra eccellenza, il modello nazionale per il quale ancora, ogni tanto, ci distinguiamo nel mondo”. Eh? Stiamo parlando della stessa cosa? Il liceo italiano? Il meglio dell’Italia? La nostra distinzione nel mondo?

A Merlo basterebbe dare un’occhiata all’archivio del suo giornale, per trovare qualche statistica che non piazza il diplomato italiano tra i migliori del mondo, anzi. Se abbiamo mai avuto un’eccellenza, in Italia, forse è stato nel campo delle elementari e delle scuole dell’infanzia. Il che ci dovrebbe far pensare: se i nostri figli frequentano scuole elementari tra le migliori del mondo, e otto anni dopo si diplomano con un bagaglio di competenze tra i più scarsi, dov’è l’intoppo? La scuola media avrà la sua parte di responsabilità: ma anche il liceo. Se in questi anni gli ordinamenti del liceo sono stati più volte stravolti, non è stato soltanto per la superbia dei ministri riformatori. La verità è che il liceo gentiliano non è credibile più da un pezzo; che per iscriversi a un classico che ti insegna il Greco per cinque anni e l’inglese per tre bisogna essere masochisti; che se non fossero arrivate le (brutte) riforme ministeriali, ci avrebbero pensato le scuole a rinnovarsi da sole, in autonomia; nella mia piccola città stava succedendo già negli anni Ottanta.

Mi rendo conto che questo sia duro da mandare giù per Merlo, come per Citati e per tutti quei tromboni che parlano di scuola senza averne vista una da decenni. Come reagiresti se ti dicessero che la tua giovinezza è stata una finzione? Che la tua pregiatissima scuola non valeva un granché, e nel mondo nessuno la considera un modello interessante? Impossibile. Se non fosse stata una buona scuola, oggi Citati o Merlo non riuscirebbero a scrivere gli eleganti editoriali che tutto il mondo invidia, autentici capolavori di stile. A dimostrazione di ciò accludo la frase che vince il Trofeo Sintassi Involuta 2008 (albo d’oro: 2002, Umberto Galimberti; 2004, Gianni Letta).

E poi, andiamo!, avvocato Gelmini: l’adulto italiano che ripensa al liceo non si ferma alle manifestazioni, alle occupazioni e al 6 politico, ma si abbandona al ricordo della scoperta dei libri, della capacità di resuscitare i morti, dell’universo pieno di miti e di simboli, di quei professori ai quali i maestri che lei umilia devono per esempio l’ironia e l’arguzia di vedere in lei non il nemico di classe, ma la linguaccia lunga di Santippe che, surrogando il linguaggio intelligente, importuna Socrate e infastidisce la decenza (anche se per la verità si sospetta che Socrate si sia convinto a bere la cicuta proprio per liberarsi dalle angherie di Santippe).

Ci sono errori, qui? Non proprio: però c’è tutto quel barocchismo sintattico che rende i nostri giornalisti e professori i più parolai, e i nostri libri e giornali i meno letti del mondo. Sul serio, cos’hanno fatto di male i lettori italiani, per ritrovarsi davanti periodi sintattici di 550 battute? Davvero dobbiamo tutti pagare perché un prof rincoglionito apprezzava le lunghe frasi contorte con cui il giovane Merlo riusciva ad arrivare in fondo al foglio protocollo? Il tutto per dire cosa, che la Gelmini non è il nemico di classe ma Santippe? Come dire Abbasso Marx, viva la versioncina di greco col filosofo e la moglie antipatica? Massì, non c’è niente come le lunghe ore pomeridiane trascorse a sfogliare dizionari per tradurre storielline: è così che si è formata la classe dirigente che il mondo c’invidia, che ha portato l’Italia ai vertici da cui il resto del mondo sbigottito la osserva. Pensate, se ci sfasciassero il liceo, Merlo potrebbe essere l’ultimo editorialista al mondo a scrivere cose come “Brunetta che sogna l’ipercinesi mercuriale del colore aragosta o del blu elettrico” o “abbiamo imparato ad usare la gobba di Leopardi contro quella di Andreotti” e tutte quelle scemenze che da anni piazza nella seconda metà del fondo, nella speranza che qualcuno arrivi fin lì.
Ma non ci arriva mai nessuno. Neanche il suo vecchio prof, probabilmente: lui leggeva le prime venti righe e passava oltre. Va bene Merlo, sei da otto, lo sappiamo.

79 pensieri su “Martiri della sintassi

  1. Tra problemi di giornalismo e di scuola c’è un altro bell’intoppo intermedio e indipendente.Sicuramente nessuna scuola superiore è riuscita a istituzionalizzare un buon insegnamento della prosa. Ci sono singoli prof intelligenti, ma credo davvero pochi. E’ una cosa che mi ha sempre dato sui nervi, considerando anche il ruolo che ha mantenuto il tema alla Maturità(a mio avviso stragiustissimamente declassato ad articoletto, con un minimo di parvenza di richiamo ad una struttura).L’abbiamo capito bene. Difendere la scuola pubblica per questa classe politica equivale a difendere l’informazione libera: una pazzia autolesionista.Ancora non riesco a capire l’eccellenza delle scuole elementari, a cui peraltro credo. Merito del modello dell’insegnante-seconda mamma?… Non so… Ma non me lo spiego: io punterei sulla I di intervallo all’aperto.

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  2. Consiglio un libro fatto di frasi brevi e chiare: “Meritocrazia” di Roger Abravanel. Sarebbe interessante il tuo parere sulla proposta che riguarda il sistema educativo: < HREF="http://www.meritocrazia.com/index.php?option=com_myblog&show=Un-test-nazionale-standard-per-riformare-il-sistema-educativo.html&Itemid=56" REL="nofollow">Un test nazionale standard<>

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  3. E cosa c***o sarebbe la ‘ipercinesi mercuriale’? So che esiste l’ipercinesi intestinale -auguro a Brunetta che non sia quella ad affliggerlo- ma quella mercuriale proprio mi sfugge.Cos’è, una forma di frenesia che colpisce di mercoledì?

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  4. Leonardo non so come hai fatto a vincere quel premio, comunque complimenti. Posso chiederti perchè non riveli la tua identità? Ti piace l’anonimato…?

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  5. grandissimo post cerchiobottista, davvero. So di non avere molti titoli per discutere di questo argomento con lei che di sicuro ne sa tantissimo sull’argomento (è un professore, vero?), ma avrei un appunto da farle: Tremonti che detta alla Gelmini la riforma con tanto di calcolatrice in mano è un’immagine suggestiva, però c’è da dire che l’assioma meno fondi=meno qualità è tutto da dimostrare. Mi pare che il problema fondamentale sia proprio il fatto che la scuola gentiliana ha prodotto una quantità eccessiva di laureati in facoltà umanistiche, con tanti ragazzi convinti di poter diventare grandi scrittori o giornalisti, ma che hanno dovuto riciclarsi nell’insegnamento (ne parlo con ragion veduta avrei potuto essere uno di loro). Ora la situazione è quella che è, e mi sembra che il grande problema della scuola non sia tanto la mancanza di fondi quanto l’essere diventata un ammortizzatore sociale improprio. Non è colpa della Gelmini o di Tremonti se abbiamo troppi professori e pochi ingegneri, no?

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  6. Trovo un po’ superficiale la seconda parte del tuo pezzo. “Francesco Merlo”, così come ogni altra persona singola, non mi pare possa essere portato come argomento né in un senso né in un altro, qualche che sia la questione.E’ facile anche derirdere: “le lunghe ore pomeridiane trascorse a sfogliare dizionari per tradurre storielline”; e perché non “a scarabocchiare numerelli” o “a mandare a memoria date”? Qualsiasi materia puoi banalizzarla o prenderla in giro in questo modo.La tendenza mondiale è quella di una scuola che crea consumatori, invece di formare persone con spirito critico. Se il computer a scuola serve per insegnarmi Microsoft Office, bah, per me può anche restare fuori. O Google: che poi mi sa che sono i ragazzi a insegnarlo ai prof. E’ lo spirito critico che necessita di una solida formazione, e le materie umanistiche in questo riescono tipicamente meglio.Infine: la scuola superiore all’estero in genere fa ancora più pena. i paesi anglosassoni si salvano con un’università di primo livello, sennò l’ignoranza diffusa in cultura generale è paurosa.— Davide

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  7. condivisibile quasi del tutto. solo due appunti:– al classico, per quanto mi risulta, gli anni di inglese sono in realta` ancora meno, cioe` i due del ginnasio (e il mondo ci ride dietro).– la riduzione degli anni di frequenza scolastica mi sembra un trend piu’ ampio, a livello europeo. in germania, dove c’e` un federalismo assoluto per quel che riguarda scuola e universita`, dopo lunghi tentennamenti tutti i länder hanno accettato di introdurre la maturita` dopo 12 anni di scuola. in germania est era cosi` durante la ddr e cosi` e` rimasto, all’ovest i primi con una maturita` breve sono usciti quest’anno (a brema). io suggerirei pragmaticamente di aspettare e vedere cosa succede. anche se non posso ignorare che uno dei motivi principali per l’accorciamento e` la stessa, orrenda cultura d’azienda che ha spinto all’introduzione del 3+2 in tutta europa.per finire: io una proposta di riforma scolastica ce l’avrei: eliminare i temi dalla scuola italiana. pensa: i giornali migliorerebbero, intere foreste verrebbero risparmiate, e persino gli editorialisti del corriere non avrebbero bisogno di guardarsi le spalle dalla concorrenza delle nuove generazioni.

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  8. Non so, l’articolo era partito bene. Poi sei passato a darci dentro a questo Merlo e ho perso un po’ di interesse. Pareva che tutto fosse costruito per arrivare lì: dirgliene quattro. Magari poi in fondo era quello il tuo intento.Però io che è anni che non entro in una scuola e ho i ricordi della mia (non poi così idilliaci) avrei voluto sapere di più. Sapere cosa è veramente la scuola oggi o cosa ci succede dentro da uno che la vive, e la racconta come fai te.Insomma il problema vero sarà pure la riforma mica il giornalista di Repubblica no?Lascia che dica quello che gli pare, dimmi cosa vedi tu e cosa filtra attraverso la tua esperienza: quello si che è interessante.

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  9. Bel Post. Penso prenda di mira Merlo come rappresentante di quell’atteggiamento un po’supponente e superficiale per il quale si idelizza a priori il modello educativo della propria giovinezza,senza nemmeno porsi il dubbio se questo modello risulti essere oramai un pò datato e anacronistico.Atteggiamento inoltre che fà scattare la protesta di Merlo solo quando viene toccato il suo beneamato liceo, come se questa fosse la colpa più grave delle riforme volute dalla Gelmini.Cmq lo ammetto: Merlo non lo sopporto granchè. E non tanto per il suo stile barocco, ma per la banalità delle opinioniespresse nei sui editoriali

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  10. benchè non abbia in amore la riforma (?) gelmini, devo dire che educazione tecnica è una materia inutile.e concordo sul problema graduatoria: avrebbero dovuto essere licenziati, e basta. materia inutile, gente inutile.oppure utilizzati per raddoppiare le ore di matematica e scienze. ecco, questo sì, seriamente, servirebbe a qualcosa.

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  11. Sul giornalismo italiano, per chi è almeno un po’ di sinistra, la soluzione c’è: smettiamola di leggere un giornale di centro, cioè Repubblica, che da tempo ha smesso di essere un giornale alternativo (ma che dico, almeno un pochino distante) al sistema di potere (economico, ma anche politico) che c’è in Italia.

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  12. Scusa ma questo post mi sa tanto di bue che dà del cornuto all’asino: hai scritto cento epiù righe per dire che Merlo ti stà sulle scatole, non facevi prima a fargli una telefonata!! Eddai.

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  13. Io ho la fortuna di far parte di un Liceo che è appena diventato autonomo (prima era una sede staccata). Ho anche la fortuna di avere dei professori seri e ammirevoli. Comunque non sono sempre stato così fortunato…Mio papà insegna in una scuola superiore (istituto tecnico per geometri) che è a dir poco vergognosa. E’ vero che spesso agli studenti manca la voglia di studiare, ma è altrettanto vero che l’insegnamento fa acqua da tutte le parti.

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  14. Cavoli, dire qualcosa di intelligente sull’argomento scuola/educazione e` davvero molto difficile.. a leggere sopra.. forse dovremmo tornare a scuola? Io lo farei il liceo questo giro.. mi piacerebbe studiare latino..d.

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  15. brullo, il problema e` che un insegnante di educazione tecnica ha una laurea in ingegneria, ma piu’ spesso anche solo in architettura. immaginati quale sarebbe il livello di insegnamento della matematica, per non parlare di fisica e biologia.

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  16. So che non c’entra del tutto, ma… li avete mai visti i libri di informatica per le elementari?! A mio avviso sono scandalosi… io trovo inquietante che nella scuola pubblica si insegni Windows ed Office. A questo punto chiamiamola “Microsoft School”…

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  17. In ordine sparso, perché siete parecchi:– Sì, preferisco restare un po’ anonimo. E’ molto più comodo.– Non è che “non ci sono soldi”. Senz’altro siamo in tempi di vacche magre, eppure i soldi per salvare alitalia ci sono. Per tenere aperte le scuole al pomeriggio, non ci sono più. C’è sempre qualcuno che decide dove mettere i soldi (e non è la Gelmini).– Neanch’io mi sento di difendere l’Educazione tecnica. Il punto è che l’abolizione della cattedra di tecnologia arriva dallo stesso ministro che tre mesi fa ribadiva che a scuola bisogna imparare la I di internet: a riprova del fatto che non c’è nessuna idea dietro ai tagli, c’è solo voglia di tagliare ovunque sia possibile. Personalmente non ho mai pensato che “internet” sia qualcosa che vada la pena di imparare a scuola (abbiamo tutti imparato senza), e credo che i computer a scuola vadano usati per assistere gli insegnanti, non come soggetto di un insegnamento. Ma è un discorso lungo.– Forse Francesco Merlo non rappresenta tutti gli ex studenti d’Italia: ugualmente la sua prosa mi sembrava un limpido esempio di quanto il liceo italiano possa risultare devastante. Purtroppo devo avvertirvi che l’attacco al giornalista isolato è una specie di cavallo di battaglia di questo sito. Se non vi piace questo tipo di cose, probabilmente non vi piace il sito.– A quello che mi ha dato del cerchiobottista rispondo che… cosa gli rispondo? Ha ragione.

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  18. ma non sarà che troppi soldi finiscano in progetti extrascuola inutili?comunque, leonardo, non si può negare che stare a contatto con più universi linguistici (anche morti come il greco antico e latino) aiuti a ragionare meglio sulla propria, di lingua… così da riuscire ad utilizzarla al meglio.. (discorso lungo, però, e magari anche opinabilissimo.) merlo comunque, è vero, esibisce una prosa merl-ettata che ti stende al tappeto. ma forse lo fa per ulteriormente dimostrare a se stesso e agli altri di essere Uno -che -Scrive – su Repubblica ( sai com’è… Robba ‘e signori..). @anonimo, se è per questo i pc scolastici che ho visto io (pc, appunto) girano tutti su windows. tutti!

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  19. Bello l’articolo, a parte verso la fine. Il problema della scuola è fondamentalmente uno: tutti ne parlano e nessuno la cambia seriamente. Allora si fanno spot e tagli. Manca il futuro, l’idea di come si vivrà, cosa si farà. Ma i geriatrici che ora governano non ci saranno più e quindi non gliene importa del futuro. Per i computer non mi preoccuperei troppo dello scuola-Windows. Sono talmente vecchi e obsoleti che ci vuole la manovella per farli girare!

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  20. @anonimo: si parla di tagli… basterebbe non comprare quelle migliaia di licenze di windows e office, bensì installare linux e gli opensource.. sai quanti soldi si riparmierebbero?!

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  21. @anonimo: giusto! qualche profo infatti si è incazzato malamente (c’è qualcosa su internet mi pare), e ha cercato di fare la fronda (direbbe merlo). poi l’open spource permette una tale libertà anche progettuale.. perfino ovvio specificarlo. mentre i siti che supportano lettori diversi da wmplayer non si possono sfruttare a scopo didattico. e ce ne sono parecchi. bah.

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  22. 1) la struttura della scuola media non mi sembrava così malaccio2) educazione tecnica non mi sembrava così malaccio (certo, ai miei tempi si studiavano cose completamente assurde, tipo la mezzadria e le lavorazioni del legno, però si apprendeva anche il disegno tecnico e un minimo di manualità/praticità)3) ma i prof di educ. tecnica non sono per lo più diplomati a un istituto per geometri? li mettiamo a insegnare scienze? :s4) i periodi lunghi sono una diretta conseguenza di chi ha abusato col latino5) la scuola italiana è impestata dell’approccio storico tipico dell’Idealismo: non si studia la filosofia, ma <>storia della filosofia<>6) la scuola è come il calcio: ognuno si sente in diritto di dire la sua (me compreso)

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  23. Mah quella delle discipline umanistiche che aiutano a formare lo spirito critico mi sembra la solita scusa. Non vedo perché lo studio delle materie scientifiche non dovrebbe portare allo stesso risultato.Il fatto è che ognuno difende più o meno l’educazione che ha ricevuto.

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  24. Su alcuni punti:-Di anni di inglese se ne possono fare anche 12 (io comunque ne ho fatti 5 al liceo classico), ma fino a quando non ci saranno insegnanti MADRE LINGUA che parlano solo inglese non ci può essere alcun progresso nell’insegnamento dell’inglese ai giovani italiani-è vero, greco o trigonometria sono materie indifferenti per la formazione di uno spirito critico; basta studiarle e trovare qualcuno che ti insegni ad apprezzarle.-la scuola è fondamentale in un paese normale. Un governo degno dovrebbe farne il suo impegno principale. Dovremmo votare solo chi mette la scuola come primo punto in programma.

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  25. Io ho fatto il classico e poi una facoltà scientifica, e ho visto che la proprietà di linguaggio imparata al primo mi ha aiutato nella seconda più di quanto avrebbe fatto un anno in più di matematica. Inoltre mi spiace confermare questo stereotipo, ma una tendenza a sviluppare una visione del mondo più rigida studiando le materie scientifiche c’è. Non dovrebbe essere così ma di fatto c’è. Il guaio è che una formula tende a non ammettere repliche, mentre l’interpretazione di un testo è una cosa inerentemente aperta alla discussione. Poi immagino che dipenda da come insegni le due cose. Sono convinto che tutti dovremmo avere una solida educazione in entrambi i campi.L’argomento dell’utilità delle materie che si studiano è importante ma molto molto delicato: fa presto a diventare inutile anche la storia, la geografia, per molti forse addirittura la matematica! Questa visione ciecamente utilitaria della scuola non la condivido.ps – se gli altri europei parlano meglio inglese è perché non doppiano i telefilm.pps – ma magari esisterà anche l’equivalente di un francesco merlo in un giornale straniero?!ppps – poi non ho capito cosa vuol dire avercela contro i “licei”… vuol dire che ti piacciono come sono fatti gli istituti tecnici? non ho capito questo aspetto.– Davide

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  26. Non sono convinto che la scuola dell’obbligo serva a dare competenze. Certo deve dare delle nozioni minime (6 per 8 48, il medioevo segue la caduta dell’impero romano, il gatto è un quadrupede) perchè poi tutto il resto proceda più speditamente possibile. Ma il suo compito fondamentale è quello di lavorare l’individuo nel momento in cui è più malleabile adattandolo ad un determinato sistema – in particolare ad un modello sociale.La scuola di massa ha innanzitutto il compito di costringere venti o trenta persone a coesistere nella stessa stanza. Deve dare ordine e prevenire disordine attraverso un afflusso osmotico di regole di cui non si debba più dubitare. In pratica si fa in modo di eliminare dalla mente del soggetto istruito alcune possibilità – esattamente come quando gioco a scacchi scarto in automatico l’idea di muovere il pedone all’indietro. Di modo che se, faccio per dire, nel parcheggiare la sua macchina il mio vicino di casa dovesse ammaccare la mia, io quantomeno non lo ammazzi.Storicamente questa operazione – che, se vogliamo chiamare le cose col loro nome, consiste nella privazione di libertà in favore di un modello solo approssimativamente prestabilito – è sempre stata organizzata dallo stato; requisito fondamentale, dunque, era la compatibilità della socializzazione proposta a scuola con lo stato. In ogni caso, se si conviene che il punto è questo, una materia vale l’altra – anzi niente di meglio della ginnastica. Per le competenze vere e proprie – che rispondono ad altro tipo di esigenza (il sistema economico, l’organizzazione del mondo del lavoro, l’avanzamento del sapere…) e che sono sempre più iperspecializzate – ci sarà tempo dopo.Piuttosto il problema nasce proprio in tempi recenti; l’ingerenza dello stato nella vita del cittadino viene vista sempre più spesso come una violenza, un arbitrio; intanto altri poteri iniziano a sostituirsi a quelli tradizionali; ed in un contesto deregolato può accadere di tutto.

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  27. secondo me la scuola, in italia e altrove, segue la tendenza del resto.perché la scuola dovrebbe funzionare meglio del resto della pubblica amministrazione, dei trasporti, della sanità?o magari è il contrario: tutto funziona male perché funziona male la scuola.secondo me le riforme si fanno a partire dalle persone (dalla realtà): è inutile immaginare tutti gli insegnanti testardamente tesi all’insegnamento controvento rispetto all’amministrazione di turno e gli studenti tutti protesi a imparare…la realtà è che su milioni di studenti la gran parte, se non costretti o convinti; non vogliono fare un c… niente; i professori? son come noialtri poveri cristi: ci hanno le crisi esistenziali, le rate del mutuo, gli acciacchi. c’è chi si spacca il c… lavora tanto e chi aspetta che arrivi l’ora per andare a casa. esattamente come qui in ufficio. frustrazione, resistenza al cambiamento, crisi della mezza età… insomma sarà anche una missione, ma per molti è solo un lavoro! bisognerebbe tenerne conto. e alcuni (molti?) si accorgono pure d’aver sbagliato, ma che fanno? continuano nella routine aspettando la pensione, come qui in ufficio.gli studenti… in un altro momento potrei (e dico) tutto il male possibile, ma potrebbero davvero essere migliori della media degli insegnati, bidelli e presidi? nessuno studente farà mai niente senza il giusto mix di convinzione-coercizione. non è vero che so’ maturi, non è vero che so’ creativi. internet a scuola? fico: chattare per ore, una valida alternativa a qualunque altra cosa.naturalmente parlo della mia esperienza come esperto di terza area in una scuola professionale di stato nella periferia di roma (da una decina d’anni)…

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  28. Ma ve le ricordate le manifestazioni oceaniche contro la Falcucci(1985), le uova lanciate contro Galloni… che bei tempi! Si’ in effetti delle superiori ho bellissimi ricordi (hei non esistono solo i licei! Onore agli ITIS!).karlo

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  29. A proposito della scuola, (ma appena finito sarò la volta della giustizia) io la penso male. Penso male perchè lo stato ha bisogno di tagliare costi. Allora andiamo a vedere dove sono le roccaforti di chi ancora ha il coraggio di votare a sinistra (che ormai sinistra non è più) perchè tanto tagliando li c’è anche la possibilità di non perdere elettori di centro destra e magari populisticamente di recuperarne pure ancora qualcuno. Ebbena la scuola e la giustizia sono delle roccaforti rosse e sulla scuola si discute e sulla giustizia presto si discuterà con buona pace di tutti. Perchè non p il voto, non p il grembiule ma il taglio del personale il nocciolo del provvedimento.

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  30. Ciao Leonardo.Vedi, sono stato un insegnante – non dirlo in giro, non me ne vanto – e credo che la cosa più brutta che possa fare la Gelmini per la Scuola Italiana è parlare.Esistere anche, ma sarei stato cattivo nell’evidenziarlo.Non lo farò.Fortunatamente abbiamo un genio politico come Mara Carfagna a far da contrappeso.Leonardo, mi piace la tua capacità di critica, analisi.Vorrei che l’opposizione imparasse e non gridasse al fascista di fronte ad una divisa (che non condivido) ma che smascherasse, come facciamo noi, la bassezza di questi atti.DarioITALY ITALIA Satira e Analisi Politica.

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  31. Modeste proposte:– Fondamentalmente: dosi massicce di educazione permanente agli adulti di cui i giovani sono l’espressione più ingenuamente immediata– riqualificazione radicale degli istituti tecnici e professionali e dell’educazione “tecnica” in genere– diffusione capillare dell’idea che “cultura”, “insegnamento/apprendimento” e “sviluppo” non sono limitate nè all’età nè al luogo scolastico– assoluto azzeramento di paroloni da management (per giunta maldigerito)– uso sapiente di leve incentivanti non economiche quali dignità di ruolo, apprezzamento dell’inventiva, fino a gare sportive– corsi (con pochissima enfasi e molto arrosto) in cui si insegni ad insegnare– scuole aperte (arriverei fino a pensare a volontariato impegnato in tal senso) da mane a sera, per incontri, corsi, allenamenti sportivi, mostre, teatro, cinema e chi più ne ha più ne metta– ampissima connessione delle scuole non tanto e non solo al mondo del lavoro, ma fra di loro e con tutte le realtà dove c’è passione per l’arricchimento culturale– contatto continuo e coordinamento con istituzioni localiNon sono un professore.Non ho alcun ricordo gradevole del mio liceo.A parte trovate folkloristiche non mi sembra che nei licei ancora precedenti al mio ci fosse molto di diverso.Ciao

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  32. “Massì, non c’è niente come le lunghe ore pomeridiane trascorse a sfogliare dizionari per tradurre storielline: è così che si è formata la classe dirigente che il mondo c’invidia, che ha portato l’Italia ai vertici da cui il resto del mondo sbigottito la osserva…”Invece queste righe da sole valgono il premio che ti sei beccato alla Blogfest 🙂Detto senza piaggeria, ovviamente, da uno che di storielline al classico ne ha tradotte parecchie, senza diventare nemmeno classe dirigente, cacchio!

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  33. Caro Leonardo, il problema delle frasi lunghe e’ che bisogna saperle scrivere. Incredibile, non e’ vero, come una frase come quella da te citata, pur cosi’ complessa, sia di cosi’ scorrevole lettura? (a meno di non ridurre la grammatica italiana a un dialetto di quella inglese)Per quanto riguarda Greco, Latino, storia, filosofia e tutte le altre materie “inutili”, esse sono fondamentali per la formazione dell’individuo. Avere uno <>spirito critico<> vuol dire essere in grado ricevere, decodificare e rielaborare i messaggi che ci arrivano dall’esterno e che altrimenti subiremmo senza difese. Vuol dire dare un pochino piu’ filo da torcere ai pubblicitari della nostra vita, che ci vendono le loro idee, non ce le spiegano.Ma credo che tu queste cose le sappia gia’. Forse e’ inutile ripetere che la scuola attuale di problemi ne ha tanti, ma di certo non sono il Greco come non sono le sue “storielline”.

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  34. Guarda, mi mancherà anche lo spirito critico, ma so riconoscere una frase “di scorrevole lettura” quando la vedo; e quella frase non scorre per niente. E’ lunga, brutta, goffa.Questa idea per cui con il Greco ti formi lo spirito critico e con la trigonometria no, i francesi la chiamerebbero idée reçue. Traduco: è un’idea che tu hai ricevuto (probabilmente da un insegnante di Greco che doveva giustificare il suo mestiere) e che evidentemente non hai sottoposto al tuo spirito critico.Il problema di Merlo e compagnia è proprio questo: non hanno mai messo in discussione la loro istruzione superiore; sono certi di avere studiato nella migliore delle scuole possibili. Quando basta incrociare un po’ di statistiche per verificare che non è vero.Il che dimostra, mi sembra, che non basta essersi riempiti i pomeriggi con nozioni di lingue morte e altre discipline umanistiche per sviluppare un senso critico.

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  35. Credo che la “provocazione” di Leonardo non riguardi tanto il grego o il latino, quanto lo stile parolaio ed elitario particolarmente presente nella cultura italiana in genere e nella scuola. A mio modesto giudizio (non lavoro nella scuola, non ho una gran cultura, non ho alcun titolo, etc.) queste caratteristiche sono all’origine anche (ad es.) di una quasi totale mancanza di interdisciplinarietà nell’insegnamento, dove ogni ora di lezione è un compartimento stagno, con i suoi riti e dose di indifferenza per il resto del mondo. Possibile studiare il greco senza agganciarlo solidamente alla filosofia o alla nascita del pensiero scientifico e relativi problemi? Sappiamo bene che molto spesso “questo non è nel programma” e gli stessi insegnanti non hanno ricevuto un approccio di questo tipo. Valutare le materie di studio sulla base della loro “utilità” credo sia, come dire, rischioso: l’utilità immediata rischia di bloccare la ricerca e la critica. E’ utile la “Divina Commedia”? A mio figlio è stata “utile”, anche se, probabilmente, non si occuperà di letteratura a livello professionale. Era “utile” imbarcarsi sul Beagle ed andare a farsi un giro alle Galapagos?Un grosso problema che vedo io è che nei licei vanno (generalmente) e vanno avanti i ragazzi che provengono da situazioni familiari già privilegiate, economicamente e/o culturalmente, dove si leggono libri, si parla con ampio vocabolario, si discute di argomenti variegati, etc. Chi “non ha voglia di studiare” va in altri tipi di scuole superiori, dove si continua (tendenzialmente) a non studiare. Sono ragazzi che provengono da situazioni sociali e familiari più “povere”. La qualità delle scuole, dei compagni di scuola (molto importante), dell’esito finale, etc. vengono determinate in gran parte fuori della scuola. Non credo sia un caso se nel sud italia (io sono meridionale) si registrano nei vari test per liceali, punteggi ancora più bassi che nel centro-nord: nel sud italia si legge meno ancora che nel centro-nord, ci sono meno biblioteche, meno consumi culturali, etc. Una buona parte dei problemi della scuola credo debbano essere affrontati fuori e/o prima della scuola, come ho più o meno detto nel mio precedente commento. Questo non vuol dire che la scuola non abbia sue “colpe”.Spero di essere riuscito a spiegarmi, seppure in maniera frettolosa.Su questi argomenti ho scritto qualcosa che, se interessati, potete leggere qui: http://gruppo_lettura.blog.tiscali.it//Prolegomeni_a_non__so_bene_cosa____lungo_per___1625912.shtml e qui http://gruppo_lettura.blog.tiscali.it//Piaceri_non_utilitaristici_1928347.shtmlLi segnalo solo perchè credo di riuscire a spiegarmi un po’ meglio.Ciao a tutti.

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  36. @LeonardoForse mi sono espresso male, io volevo sottolineare che uno dei motivi per cui si studiano certe materie e’ per creare uno spirito critico nei ragazzi. Non mi sognerei mai di dire che *tu* non hai spirito critico!Quello che mi lascia perplesso e’ il tuo apparente scagliarti contro un certo tipo di educazione. Non voglio difendere a spada tratta il Greco (che non ho studiato) o il Liceo (che, si’, ho frequentato, quello scientifico) ma semplicemente evidenziarne i lati positivi.La scuola italiana e’ vecchia. I programmi fermi al ’68 o anche prima. Le proposte di riforma oscillano fra tentativi di distruzione e altri di restaurazione. Lo so e ti do’ pienamente ragione. Ma allora che facciamo? Gettiamo tutto dalla finestra?Volenti o nolenti, fino ad oggi si e’ insegnato cosi’. Perche’? E’ stato tutto un colossale errore o, nei suoi limiti, qualcosa di buono questo approccio ce l’ha?Ecco, a me sembra che se non ripartiamo da qui si rischia di gettare al vento un’esperienza importante della nostra scuola, che non ha generato solo i Merlo (lo ammetto, l’ho sempre trovato molto noioso!).

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  37. “Aumentare le ore di matematica e scienze” sta diventando una nuova parola d’ordine, ma cosa vuol dire? Ho fatto il classico, e pur essendo stata precaria per quindici anni lo rifarei, perché nessun’altra scuola mi interessava. Non faccio l’insegnante, perché è un lavoro che non mi piace, anche se ho dovuto accontentarmi anch’io di un mestiere lontano dai miei più veri interessi. Il precariato l’ho scontato perché ero povera e non ero figlia di nessuno che già lavorasse nei rami che davvero mi piacevano, oltre che per errori personali, che non avrebbero avuto gran peso se avessi avuto dietro la famiglia giusta. E’ la solita storia dell’inesistente mobilità sociale italiana. Più ingegneri non migliorerebbero la situazione: finirebbero con l’essere pagati meno anche gli ingegneri. I soldi ci sono per quello che si sceglie di farne, che in Italia non è mai stata la cultura o l’innovazione. Anche scientifica e anche scolastica. Ho passato le mie ore liceali di fisica con una insegnante capace di spiegare perfino il pendolo esclusivamente con formule scritte su una lavagna. Dico: quanto ci si mette a improvvisare due pendoli con fili di diversa lunghezza davanti a una classe? O a farli costruire agli alunni? O a fare qualcosa di molto più intelligente che non viene in mente alla mia testa del tutto a-matematica e a-didatta? Eppure nella mia scuola gentilianissima c’erano laboratori ricchissimi di strumenti scientifici declassati a magazzini pieni di polvere, dove nessuno poteva entrare, in parte risalenti proprio all’epoca della vituperata riforma Gentile. Il liceo d’élite non scherzava, anche sulle scienze strumenti ne dava. E sono ore come quelle che ho passato io a non imparare il pendolo quelle che dovremmo incrementare per vederci spalancare magnifiche sorti e progressive? O quelle dedicate a diventare macchinette velocissime con Office? Ma per carità! Forse se interrogassimo un po’ di più la storia e invece di ripetere l’ultimo mantra alla moda pensassimo, gentilianamente, con la nostra testa, troveremmo analisi e azioni un po’ meno stereotipate e più utili alle questioni del vivere d’oggi. Anche per le scienze.La dama del lago

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  38. Dama, il pendolino con lo spago dovrebbero farlo alle medie: alle superiori non si può più prescindere dai calcoli sulla lavagna. “Forse se interrogassimo un po’ di più la storia…” un po’ di più di così? Non facciamo altro che rivoltare la storia, da tutte le parti, in continuazione. Una mentalità un po’ più scientifica non ci farebbe male.

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  39. Ottimo. Allora all’università non si fa più un esperimento perché tutto passa solo dalla lavagna? Ed idem nei laboratori di ricerca?A questo punto rimandiamo Galileo all’asilo e chiudiamo il CERN che è un carrozzone burocratico e ci fa rischiare il finimondo…Non sono una didatta, l’ho già detto: ma sono certa che esiste una maniera migliore del gessetto per insegnare le scienze!Tu interroghi certo la storia, ma non sei l’unico che scrive qui.Lancerei la seguente ipotesi: la scuola gentiliana essendo scuola di élite non trascurava le scienze in sé, ma riteneva che la classe dirigente che doveva formare non dovesse essere una classe dalle sole o prevalenti competenze tecniche. I suoi membri avrebbero diretto i tecnici: dovevano poter capire quello che i tecnici dicevano, non necessariamente essere in grado di rifarlo. Saperli usare, non sostituirli. Essere a loro agio in quel sostrato umanistico e culturale comune alle altre classi dirigenti europee, anche in Germania, anche in Inghilterra – paesi scientificamente e tecnicamente più che all’avanguardia, all’epoca – che si basava su una salda educazione umanistica e classicista. Nonché sulla coscienza e consapevolezza della storia e dei meccanismi del dominio e sulle teorie del pensiero che li sostenevano. Non sono un’esperta di storia della scuola, ma a mio parere la scuola gentiliana questo lo ha fatto egregiamente, rivolgendosi esattamente ai suoi destinatari, figli e membri dell’élite.Oggi non credo sia con la “volgarizzazione dei contenuti” di cui parlava mi pare Starnone o semplicemente con qualche ora in più di matematica “alla lavagna” che si esce dall’impasse. Matematica per fare che? Per sapere usare prodotti più complessi o per sapere inventare qualcosa di nuovo, usando il proprio cervello? Ma veramente in Italia il problema è che non ci sono abbastanza saperi tecnici in giro? Dove avrebbero le opportunità di sapere usare queste competenze? A che condizioni? Per quale sviluppo? A me sembra che oggi il 90% dei laureati, scienziati o umanisti, sia sottoutilizzato. E la classe dirigente si forma a scuole che non sono quelle della competenza, ma del clan. Lo stato viene sempre più smantellato e anche lì non c’è più motivo di formarne dirigenti competenti. La scuola di massa, forse, non deve dare coscienza di sé, capacità di scelta, spirito critico, ma insegnarti a usare il videoregistratore per non perdere l’ultima puntata della pubblicità in mezzo al reality. Da questo punto di vista, forse, offrire più numeri e meno letture potrebbe far correre meno rischi?La dama del lago

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  40. @Dama & Leonardo : Il pendolino con lo spago all'università non solo va benissimo ma lo usano pure (ho ricordi vivissimi delle ore passate davanti ad un pendolo di torsione costruito con un filo di ferro ed una sbarretta metallica). Il problema dell'insegnamento delle scienze è che, invece di essere spiegate come scienze, vengono spiegate come un'arte dai caratteri ermetici e le equazioni, invece di rendere le cose più chiare, finiscono per offuscare i concetti.La scuola gentiliana formava manager che parlavano speditamente latino ma senza alcuna competenza tecnica (ricordiamoci che le uniche vere industrie italiane sono state messe in piedi da gente come Natta che, non a caso, era uno scienziato e non un “manager”) e tecnici che sapevano “fare” le cose ma non avevano idea del perché le cose funzionassero in quel modo. In questo sistema quello che rimaneva schiacciato era proprio l'insegnamento scientifico ed i risultati li vediamo tutti i giorni.Oltre alle “modeste proposte” di Giam (che mi paiono perfettamente condivisibili) direi che bisognerebbe riformare il “modo” in cui le scienze vengono spiegate: la “scienza” è infinitamente più facile di quello che molti credono, si tratta solo di prendere familiarità con pochi concetti di fondo.Il famigerato pendolo di qui sopra andrebbe fatto vedere e fatto toccare, bisognerebbe dare la possibilità di giocarci e sperimentare quello che succede. Poi bisognerebbe spiegare (tramite equazioni) i principi che ci stanno dietro e successivamente bisognerebbe ritornare a giocare con spago e pallina per vedere coi propri occhi che quelle equazioni non sono formule esoteriche ma che descrivono quello che accade nella realtà in modo semplice e compatto.

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