Quia nominor Leo
All’inizio voleva dire “forte come un leone”, ora non più.
Ora, se pensate alla parola “leonardo”, il primo significato che vi viene in mente è “pittore famoso”.
(O al limite, “blog stronzo”).
Invece, per un bambino di parecchi anni fa, “leonardo” voleva dire “voglio volare”, perché ancor prima di vedere mai una Gioconda o un Cenacolo, aveva sentito parlare di questo antico inventore che scriveva con la mano sbagliata e disegnava strumenti per volare. Che non avrebbero mai funzionato, perché l’uomo non può volare.
Un giorno il bambino di parecchi anni fa lesse anche da qualche parte la spiegazione scientifica. Si tratta di questo: l’uomo, anche se si montasse due ali alle braccia, non avrebbe i pettorali sufficienti per muoverle in volo. Dunque l’uomo non volerà mai. È scientificamente dimostrato, l’inventore mancino si sbagliava.
Un’altra cosa scientificamente dimostrata e documentata in diverse sedi, è che io non sono mai riuscito a imparare il tedesco. Però sono cent’anni oggi che i fratelli Wright si alzavano in volo, e mi sarebbe piaciuto postare una poesia di Brecht, ma in italiano non la trovo.
Allora ho preso quel maledetto dizionario e l’ho tradotta, perché anche se non so il tedesco io faccio quello che mi pare. Perché mi chiamo Leonardo.
Il sarto di Ulm
(Germania, 1592)
“Vescovo, so volare!”,
gli disse un giorno il Sarto:
“guarda come si fa!”
E salì con quei grossi affari
che parevano ali
sull’alta, alta guglia della Cattedrale.
“Chiacchiere”, disse il Vescovo,
“l’uomo non è un uccello
mai e poi mai volerà!”
Così rispose al Sarto.
“Il Sarto si è ammazzato”,
gli venne a dire il Popolo
“che brutta scena, sa!
Le ali si sono squarciate
E lui è stramazzato
Sul duro, duro, selciato della Cattedrale”.
“Infatti”, disse il Vescovo.
“Suonino le campane,
perché eran solo chiacchiere!
L’uomo non è un uccello,
mai e poi mai volerà!”
Così rispose al Popolo.
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