Il mio molto trascurabile contributo al dibattito sugli shorts.

È probabile che in questi giorni saltellando per l’internet italiana abbiate sentito parlare di shorts, del fatto che tutte le ragazze abbiano il diritto di mettersi gli shorts e nessuno abbia il diritto di molestarle perché portano gli shorts. Questo fondamentale e rinfrescante dibattito, in cui mi tuffo buon ultimo e per il semplice motivo che è luglio e mi piacciono gli schizzi, è partito da un pezzo del Secolo XIX, perfettamente riassumibile nel titolo: Ragazze in shorts, vi siete viste?

Il suo autore, il giovane scrittore Marco Cubeddu, è stato accusato di rappresentare il punto di vista che molto maldestramente attribuisce a una sua “compagna”: non possono lamentarsi se poi le stuprano. Ma tutto il pezzo è scritto con una goffaggine che mi porta a escludere la tesi della provocazione d’artista, roba da Foglio insomma: di solito quando si parte per queste imprese ci si munisce di armi retoriche un po’ più affilate. Cubeddu invece oscilla sul tema con l’aria assonnata di uno che ha scambiato un articolo sul Secolo per il bar sottocasa, ma proprio quello in cui scende a fare colazione, e magari quel giorno ci è sceso in pigiama perché è già tardi e non aveva sentito la sveglia. “La violenza sulle donne”, ci tiene a ricordarcelo, “è disgustosa”. Lo scrive in grassetto, così ci rimane impresso. Ma poi sembra di vederlo davanti al cappuccino, ruminante brioches e riflessioni su tredicenni in shorts mentre ancora si stropiccia gli occhi, si scaccola; e partono virgole a casaccio, errori di sintassi (“Inoltre, anche se impopolare, bisogna dirlo”), e istanti di comicità involontaria che hanno fatto venir voglia di uscire in shorts persino a me. (“Nessuno dei miei amici si fidanzerebbe con una che si veste così“, ah beh allora). Cubeddu, se passi di qui non prendertela, sono sicuro che nella tua breve vita hai già venduto più copie del misero autore di questo blog. Magari rileggiti alla fine, da’ un’occhiata alla punteggiatura; è il minimo che ci si aspetti da un fan di Nabokov.

Il giorno dopo è uscito un altro pezzo, stavolta su Vice: un magazine on line, credo che si possa definire così, che è l’ultimo posto su internet in cui andrei a cercare del moralismo un tanto al chilo. Sul serio, prima che su Vice darei un occhio su youporn, hai visto mai. E invece. Sarà che ormai è un vizio pure il moralismo, in mancanza di meglio.

Anche qui la tesi di Chiara Galeazzi è già tutta nel titolo: NON È COLPA DEGLI SHORTS, MA DEGLI UOMINI CHE LA PENSANO COSÌ. Giusto per mettere subito in chiaro di cosa stiamo parlando: di “colpa”. Più sotto verrà proposta anche il rimedio: il bromuro. No ironia. In realtà è un pezzo interessante – non meno involuto di quello di Cubeddu – in un certo senso lo riequilibra. Tanto è goffo e arruffato Cubeddu, così comodamente adagiato nello stereotipo di maschio italiano al bar (ti immagini le ciglia a mezz’asta mentre la pupilla corre dietro agli shorts della ragazzina), tanto è furiosa la Galeazzi: cosa stai guardando! porco! vergognati! Di quel tipico furore troppo sicuro delle proprie ragioni per riuscire a difenderle davvero. Parlo almeno nel mio caso: se Cubeddu sul Secolo mi aveva convinto a infilarmi gli shorts, Vice è riuscito a rimettermi in pantaloni. Sto persino valutando di uscire con un hijab stasera. Cos’ha combinato la Galeazzi? Nella foga di attribuire “colpe”, è riuscita a rimuovere un fondamentale dettaglio di realtà: gli shorts mostrano le forme. Pensavo fosse pacifico, un dato acquisito (salvo il diritto di chiunque a mostrare le proprie forme) e invece no: per l’autrice gli shorts servono a “stare più fresche” e “muoversi agevolmente senza rischiare che si veda la vagina come succede con la gonna”. Quindi, se uno scrittore osa anche solo suggerire che una tredicenne possa mettersi in shorts per mostrare le proprie forme, per esibirsi (e che ci sia a monte magari una questione culturale), ebbene, è un porco; la “colpa” è sua che “guarda”. “E se basta indossare un capo per “provocare” qualcuno, è un problema di quelli che una volta si risolvevano con il bromuro di potassio”. Gli shorts di una ragazzina ti eccitano? Hai un problema. Devi curarti. Con qualche bel rimedio di “una volta”.

Mi tornano in mente le Femen: donne che si spogliano davanti all’obiettivo e mi gridano: vergognati maschio delle tue pulsioni. Forse è giusto vergognarsi ogni tanto. Ma nemmeno all’oratorio nessuno mi ha mai fatto un discorso tanto moralista. Alla fine le pulsioni fanno parte di me, esattamente come il seno fa parte di te che me lo mostri. Non è che ne vada fiero; il più delle volte preferisco non socializzarle perché non sono quasi mai particolarmente “sociali”; però le ho, e fin tanto che non faccio niente di male a nessuno, perché dovrei reprimerle? Bromuro ai maschi che si eccitano? Non è una proposta altrettanto totalitaria del velo alle donne? Adesso facciamo un esperimento. Citerò un brano della Galeazzi che cita un brano di Cubeddu, e voi mi direte chi dei due sembra più proteso verso il secolo XIX:

[Cubeddu]: Qualche settimana fa ero a Roma, per lavoro. Trascorrevo la pausa pranzo a Villa Borghese, sdraiato su una panchina. Quando, a un certo punto, sono stato travolto da una nube di “quartine” in shorts. Con “quartine”, a Roma, si intendono quelle di quarta ginnasio, cioè quattordicenni. Era appena finita la scuola. E le strade si sono riempite di ragazzine di 2a e 3a media. Non solo in shorts, ma anche in “minishorts” (il jeans arrivava molto più in alto della fine dei glutei). Alcune si toglievano le magliette e restavano in reggiseno. Altre, con le magliette bagnate per i gavettoni, il reggiseno non lo indossavano.

[Galeazzi]: Esercizi di stile di Queneau è un libro bellissimo: nella prima pagina c’è il brevissimo racconto di una situazione banale, che viene riscritta 99 volte, ogni volta con una variante stilistica diversa. In una ipotetica nuova versione di questo libro incentrata sui cambi di personalità dell’autore, il cui racconto breve iniziale è “È estate a Roma, un uomo si siede su una panchina a Villa Borghese, intanto gruppi di studentesse delle medie e delle superiori si recano al parco per giocare a gavettoni,” quella nel paragrafo qui sopra sarebbe la versione “humbertiana”.

Ieri sera avrei giurato che al posto di “humbertiana” ci fosse una parola assai più diretta, di quelle da letterina di avvocato. Vabbe’, auguri. Il brano di Cubeddu ne contiene tutta la goffaggine (la definizione di “quartine” che però nella frase successiva diventano “ragazzine di 2a e 3a media”). Ma rileggetelo: vi sembra “humbertiano”? A me no, non sembra humbertiano, né nel bene né nel male. È una descrizione neutra, senza particolari compiacimenti. Avesse scritto di tenere forme di cerbiatto involte in molli panneggi fradici. Avesse menzionato pelli d’oca o festeggiato lo sbocciare di certi caratteri sessuali secondari raccattando il classico aggettivo all’uopo, “turgido” – no, Cubeddu vola assai più basso  “magliette bagnate per i gavettoni”. Scrive “reggiseno”. Scrive quel che vede. Probabilmente per la Galeazzi questo inclina già verso Humbert che, per chi si fosse messo in contatto da poco, era un insegnante morbosamente attratto dalle studentesse medie. Quindi? Come bisogna fare per scrivere la stessa scena senza sembrare Humbert? Togliamo “magliette bagnate”? Smettiamo di scrivere “reggiseni”? Non lo so, chiedo. Uno scrittore maschio può raccontare una scena del genere senza che gli sia rinfacciata una “colpa”? Le ragazze possono mostrare quello che vogliono; i ragazzi devono coprirsi gli occhi? Sarebbe un progresso?

Alla ricerca di figure archetipiche,
Cubeddu non trova che questa. It’s a long way to Nabokov.

Alla fine credo che sia lo scrittore che l’editor di Vice, da direzioni diverse, siano andati a sbattere contro lo stesso problema: essere moralisti oggi. Non è possibile. Affermare che debbano esistere regole, indicazioni, limitazioni della libertà personale – certo che esistono. Ma parlarne, discuterne, è una pratica autolesionista che scivola subito verso l’autodafé. Suggerire che alcune cose vadano bene e altre no – e forse cavarsi il reggiseno per giocare a gavettoni in un parco pubblico, fammi controllare il codice penale, può anche darsi di no – non si può. Confessare una difficoltà, un dubbio – è giusto che le dodicenni siano già inserite in un dispositivo di seduzione? Cubeddu non ci riesce, non trova le parole, ed è lo scrittore: figùrati gli altri. La Galeazzi prova un’altra opzione: siccome non si può vietare niente, rovesciamo la questione e neghiamo tutto. Non esiste nessun dispositivo di seduzione, gli shorts inguinali sono un indumento pratico; è la gonna che rischia di svelare la vagina. Ma negando ogni moralismo si finisce per non riconoscere il nostro quando ce lo troviamo davanti: e allora ogni maschio che non chiuda gli occhi o assuma bromuro davanti a una battaglia di magliette bagnate diventa un mostro, un errore da correggere.

Poi ovviamente i mostri esistono. Naturalmente la violenza sulle donne è il vero problema. Ma in coscienza non credo che il pezzo di Cubeddu abbia incoraggiato un solo atto di violenza in Italia, o incoraggiato un solo molestatore a provarci con una ragazza in shorts. È vero, ogni giorno in Italia migliaia di maschi non riescono a gestire le proprie pulsioni e molestano donne, ragazze, bambine. E poi ci sono milioni di altri maschi che non lo fanno. Che hanno imparato – in famiglia, a scuola, all’oratorio, in palestra, o magari ci sono arrivati da soli – a controllarsi. Che sanno quand’è giusto distogliere lo sguardo da uno paio di shorts attillati. Di questa quotidiana fatica ogni tanto alcuni maschi si lamentano: non è grave. I cani abbaiano alla luna, da milioni di anni. Come potete notare è ancora lì.

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145 risposte

  1. “Di questa quotidiana fatica ogni tanto alcuni maschi si lamentano: non è grave.”

    Ma tra le tante quotidiane fatiche che fa il genere umano (trattenere la pipì, trattenere la cacca, trattenere le puzze in pubblico, trattenere la voglia di tirare schiaffoni ai maleducati) gli uomini sempre della fatica di trattenersi dal saltare addosso alle donne si devono lamentare?

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  2. Non mi aspettavo di ritrovare l'articolo su questo blog.

    Il buon Vice, nonostante la prevedibilità dello stile e delle posizioni espresse riesce ancora ad alzarmi la pressione.

    “Vice è riuscito a rimettermi in pantaloni”

    Ecco, almeno non sono il solo.

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  3. Diciamo che è una fatica più socializzabile di altre (non te lo pagano un pezzo sulla fatica di non scoreggiare).

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  4. “Poi ovviamente i mostri esistono. Naturalmente la violenza sulle donne è il vero problema.” Però per tutto il post non ne parli. Perché il vero problema è la frase di Cubeddu (della sua amica immaginaria, scusa) “poi non si possono lamentare se vengono stuprate”. E' tutto lì il nocciolo della questione. Ma è più divertente girarci attorno, no? Fare della critica letteraria…
    Fra qualche giorno c'è l'ultima udienza per lo stupro di montalto: un branco contro una sola ragazzina, rea di aver indossato una minigonna nera.
    Aggrappandosi a quella minigonna nera il sindaco ha usato i soldi del comune per finanziare la difesa degli stupratori.
    Non è una questione di “moralismo” e neanche di sintassi: è che in questo paese la violenza sessuale sulle donne di fatto non è reato, nonostante la recente riforma del codice penale.

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  5. Io direi che l'abbigliamento estivo più adatto al clima italiano è l'assenza totale di vestiti: potremmo andare a giro con le sole scarpe (le città sono posti pericolosi per i piedi nudi) e una borsa o zaino per riporre effetti personali quali chiavi, cellulari o altro. Per il resto anche le mutande, d'estate, sono solo una inutile fonte di sudore.

    Eppure un condizionamento culturale vecchio di svariate migliaia di anni lega ormai indissolubilmente la nudità alla sessualità e ci impedisce quindi di non-vestirci come sarebbe assai più naturale.

    La cosa divertente, poi, è che la presenza o l'assenza di vestiti non impedisce assolutamente di guardare cosa si vuole: una persona di bell'aspetto raccoglierà sguardi languidi sia sulla spiaggia in costume da bagno che indossando scarponi e giacca a vento in mezzo alla neve.

    La sessualità e i comportamenti culturali sono qualcosa di estremamente affascinante e ci sarebbe da scrivere pagine e pagine sull'argomento: pensate all'incredibile quantità di parafilie che si sono sviluppate e come esse rispecchino in un modo o nell'altro la cultura che le ha generate.

    Ma sto divagando…

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  6. Se invece avessi parlato del vero problema non avrei comunque scritto niente di interessante, e il problema resterebbe esattamente lì dov'è.

    Mi posso vestire come mi pare e posso scrivere di calcio o di cinema o di sintassi. E tu puoi ovviamente commentare che non sono questi i veri problemi, infatti no, non lo sono.

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  7. Questo commento è stato eliminato dall’autore.

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  8. vivo (beato me) in un posto dove è sempre primavera, e solo dibattiti come questo mi informano che nella cara vecchia europa è estate, adesso.

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  9. Solo un'osservazione: credo che il discorso del bromuro non sia indirizzato a chi viene semplicemente provocato dalla vista di ragazzine in short.
    Mi pare che fosse inserito in un paragrafo in cui si parla di stupro, e se fosse così -persone che vengono talmente “provocate” da agire stuprando-, allora sì, queste persone sono da curare. Non so se con il bromuro, ma qualcosa dovrebbero fare.

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  10. La prosa di Cubeddu è agghiacciante e lo è pure la banalità delle quattro idee che ha messo assieme. Quindi applaudo a questo post. Però non ti sembra assurdo che un quotidiano pubblichi una roba che, oltre ad avere una scrittura sciattissima (già motivo sufficiente per restare nell'hard disk del tizio), dà anche una benedizione pseudo-culturale (“Lo dice pure uno scrittore!”)al più vecchio e pericoloso ritornello maschilista del “Se l'è andata a cercare, vestita così!”?

    Non credo che in Italia non si possa parlare di ciò che è giusto e ciò che non è giusto. Alcuni lo fanno, e bene. Però è vero che quel tipo di discorsi scarseggiano. Bisogna farlo bene, le parole ci sono, chi le ha dovrebbe usarle invece di lasciarsi sempre tentare dalla suggestione disincantata e alla satira amara e disarmante, come questo blog fa quasi sempre su quasi ogni questione. Assolutamente legittimo, ovviamente, oltre che spassoso (infatti sono un lettore affezionato): ognuno sceglie i temi che gli pare e i modi con cui affrontarli. Ma è un pochino sleale criticare un mood nazionale di cui si è campioni. Se dovessi dire d'istinto qual è il più cattolico tra i blog che leggo, forse direi questo qua: ma il fatto che in Italia le parole per discutere del bene e del male scarseggiano non dipenderà anche dal Grande Confessionale Pubblico in cui molti le sciacquano?

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  11. Il post complessivamente va bene, è questo passaggio che mi lascia perplesso, perché ripropone senza volerlo una certa ambiguità diffusa:

    “È vero, ogni giorno in Italia migliaia di maschi non riescono a gestire le proprie pulsioni e molestano donne, ragazze, bambine. E poi ci sono milioni di altri maschi che non lo fanno. Che hanno imparato – in famiglia, a scuola, all'oratorio, in palestra, o magari ci sono arrivati da soli – a controllarsi. Che sanno quand'è giusto distogliere lo sguardo da uno paio di shorts attillati.”

    Ecco, qui ci sono due cose diverse.

    Una cosa è non sapersi trattenere dall'incollare gli occhi, distogliere lo sguardo un po' più tardi di quando sarebbe giusto; capita a me, capita senz'altro a molti. Sicuramente qualche volta ho esagerato, non mi hanno mai detto cazzo guardi stronzo, ma forse qualche volta avrebbero fatto bene a dirmelo.

    Altra cosa è trattenersi dal molestare e/o stuprare. Ecco, non so tu, ma io questo non l'ho mai fatto, non ho mai imparato a trattenermi dallo stuprare, come non mi sono mai trattenuto dal sequestrare e torturare, uccidere e tutto il resto (tranne, magari, dar cazzotti: quello sì, ogni tanto l'impulso mi viene e mi trattengo).

    A parte la scarsa prosa, a parte il vaneggiamento da bar, la volgarità dell'esposizione, la cosa indecente dell'articolo è questa: desiderare non implica desiderare di stuprare.

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  12. No, non mi sembra assurdo che un quotidiano pubblichi stronzate, purtroppo no.

    Poi non ho capito: sono cattolico o campione di satira amara e disarmante? Io non mi riconosco in nessuna delle due definizioni, ma soprattutto non credo di poter soddisfarle entrambe.

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  13. Io credo (ma non so quanto si possa dimostrare) che le devianze non siano mostruosità, ma devianze, appunto: forme estreme di caratteristiche che sono presenti in tutti i soggetti cosiddetti sani. Per cui per me (ma non so quanto sia dimostrabile) la differenza tra “desiderare” e “desiderare di stuprare” è quantitativa più che qualitativa: da bambini cerchiamo tutti di prendere le cose che ci piacciono, anche con la forza (che per fortuna non abbiamo). Poi la forza cresce, e di solito cresce anche l'autocontrollo.

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  14. All'oratorio avrebbero imparato a controllarsi????
    A dirottare le pulsioni, vorrai dire.

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  15. Vedi, questo è esattamente il mio punto.

    Assurdo vuol dire totalmente fuori dalla norma. Si può intendere la norma come prescrizione, e quindi assurdo significa una cosa totalmente sbagliata. Questo appartiene a quei discorsi che in Italia si fanno poco. Si può intedere la norma coma la normalità, quel che di solito avviene. E allora assurdo significa una cosa totalmente insolita. Tu non ti stupisci perché non la trovi insolita ma abbracciare quell'accezione può anche suggerire che sei rassegnato alla normalità.

    Certo, è una normalità piena di vizi, di cui si possono fare caricature, scherzi, crtiiche, ma senza esagerare col “dover essere”, che non è nelle tue corde.

    Infatti, alla fine del tuo post non si capisce bene dov'è la ragione. Si capisce che, come al solito, hanno tutti torto, gli articoli (e i blog) non possono cambiare nulla, prendersi troppo sul serio è peccato, chi è senza colpa scagli la prima pietra.

    Questo intendo per “cattolico”. Sulla satira disarmante, ecco, sto pensando a un termine migliore ma non sono sicuro di trovarlo. E' qualcosa di molto collegato all'idea cattolica di cui sopra e che noto spesso nei tuoi post, ma magari sbaglio: è un'esposizione di vizi che però non è mai contrapposta a una virtù vera, per cui la sensazione è appunto che siamo tutti peccatori e chi è senza peccato eccetera. E' un'umanizzazione simpatica e indulgente, critica quanto vuoi, ma sempre col retrogusto che nulla davvero può essere cambiato e che se qualcosa può essere cambiato nessuno è legittimato davvero a farlo perché un umile peccatore anche lui, come i Santi di Santa Romana Chiesa (goffi, umani, zozzi), non si pigliasse troppo sul serio questo portatore di cambiamento, 'sto fariseo.

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  16. Anch'io credo fermamente che le devianze non siano mostruosità: definire qualcosa come “mostruosità” è un modo per allontanarlo da se e rifiutarsi di comprenderlo. “Hitler era un mostro: non si può analizzare ma solo condannare” al contrario Hitler era un essere umano come noi e capire i meccanismi alla base della sua carriera politica ci dovrebbe aiutare a non ripetere gli stessi errori.
    Tornando al fenomeno stupri, esso non si risolve limitandosi a marcare una netta differenza fra lo stupratore e noi, marcatura che sicuramente ci gratifica e ci fa sentire dalla parte dei buoni, ma che non aiuta a prevenire stupri futuri.
    Quindi niente mostruosità, ma fenomeni umani da comprendere con lo scopo di prevenirli in futuro.

    Per quanto riguarda la differenza fra desiderio di prendere e desiderio di stuprare e come essi possano trascoloare l'uno nell'altro, credo che dipenda dal modo di relazionarsi agli altri delle persone coinvolte. Al desiderio fisico, infatti, si accompagna quasi sempre un desiderio mentale che varia da persona a persona in un equilibrio fra desiderio di potenza (prendere e basta) e desiderio di accettazione (essere desiderati a propria volta).

    Citerò Calvino (il Cavaliere Inesistente, cap VII. Quel polverone vide Rambaldo che correva a piedi a cercarla e le gridò: – Dove vai, dove vai, Bradamante, ecco io son qui, per te, e tu vai via! – con quella testarda indignazione di chi è innamorato e vuol dire: «Son qui, giovane, carico d’amore, come può il mio amore non piacerle, cosa mai vuole costei che non mi prende, che non mi ama, cosa può volere di più di quel che io sento di poterle e di doverle dare?» e così imperversa e non si dà ragione e a un certo punto l’innamoramento di lei è pure innamoramento di sé, di sé innamorato di lei, è innamoramento di quel che potrebbero essere loro due insieme, e non sono.
    La forma di desiderio di Rambaldo, quindi, non potrebbe terminare in uno stupro in quanto quello che desidera non è propriamente il corpo di Bradamante, ma l'essere da lei riamato.

    Concludendo, io penso che su tematiche complesse come quelle legate alla sessualità le banalizzazioni siano sempre sbagliate: il desiderio di prendere può sconfinare nel desiderio di stuprare solo quando non è mitigato dal desiderio di essere accettato.

    Chiedo scusa per la lunghezza del commento.

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  17. Esistono persone diverse, esperienze diverse, oratori diversi. Se ti dà fastidio puoi anche sostituire con “piscina” o “palestra”.

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  18. Secondo me tu intendi per “cattolico” un atteggiamento che esisteva prima ed esisterà dopo il cattolicesimo, e ne può condividere alcuni caratteri nel momento in cui il cattolicesimo diventa la morale dei benpensanti (che non è esattamente questo momento; ormai è finita, e se leggi blog veramente cattolici ti accorgi che sono un po' incazzati, nient'affatto ironici, e vorrebbero cambiare tante cose).

    Peraltro non mi ci riconosco comunque, secondo non tutti hanno le stesse percentuali di torti e ragioni e si possono cambiare molte cose. Anche questo pezzo è un timido tentativo di porre il problema: si può essere moralisti oggi, senza sembrare vecchietti sulla panchina o castratrici inacidite? come si fa, con che strumenti, ecc.

    Non è la questione più importante del mondo, ma è una questione alla portata di un piccolo blog. Non è che i blog siano inutili, diciamo che devono scegliersi problemi a misura delle loro capacità. Altrimenti è come partire per cambiare il mondo con un cavatappi (e i cavatappi non sono affatto inutili, anzi).

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  19. Abbi pazienza, in piscina o in palestra non c'e' nessun maschio celibe che ha autorita' morale (riconosciuta da giovani frequentatori e da loro genitori) perche' rappresenta una organizzazione che si dice fondata dal figlio di una Vergine, rappresentante di Dio in terra.
    Invece personaggi del genere ci sono in tutti gli oratori. E quelli di loro che hanno pulsioni pedofile (in cui gli short non c'entrano nulla), le esercitano ben protetti da una atmosfera di silenzio, che nelle piscine e nelle palestre non si trova.
    Dai, non ti costa nulla ammettere di aver detto una cazzata. Una cazzata pro-cattolica, come cattolica e' la tua abitudine a considerare tutti quanti peccatori, tutti quanti bisognosi di espiazione. (e gli ebrei peggio di tutti, loro fan piangere il contadino della Galilea, che e' parente di Gesu')

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  20. vabbè, al di là della disputa terminologica (secondo me il non giudicare e il non scagliare la prima pietra sono strutturalmente cattoliche, non credo che i benpensanti calvinisti abbiano mai abbracciato quello spirito, ma non ne capisco molto, ho fatto Giurisprudenza [ti rubo una gran cattolicata, la deminutio auctoris]) mi sembra che ci siamo capiti. E' lo spunto di un lettore, che magari potrebbe tornarti utile (del resto, l'autore non è il miglior giudice della propria opera – questa idea sicuramente è poco cattolica, o forse proprio poco religiosa?).

    Grazie del confronto.

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  21. la parte più agghiacciante dell'articolo di cabeddu mi pare fosse quella sulle donne che subiscono violenze in casa perché sceme che non hanno capito prima che i loro partner sono rozzi. non sottovaluterei anche il libro in uscita e il tentativo di sgomitare per farsi vedere come forte motivazione dello scrittore a farsi ascoltare sparandole grosse

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  22. “secondo [me] non tutti hanno le stesse percentuali di torti e ragioni”
    Potresti fare un esempio. Raccontare secondo te quale e' la percentuale di torto e di ragione che il cattolicesimo ha in questa faccenda degli stupri. Se e quanto una cultura nella quale la donna e' santa se e' vergine abbia o meno creato intorno alla sessualita' una aura di sporco e peccato (all'interno della quale la violenza e' parte del gioco). Quale e' la percentuale di torto del cattolicesimo, in questa faccenda?
    Se e quanto l'idea della indissolubilita' del matrimonio abbia legittimato stupri nelle famiglie. Quale e' la percentuale di ragioni del cattolicesimo, in questa faccenda?
    Se e quanto la proibizione della sessualita' fuori dal matrimonio abbia impedito a generazioni di cattolici (prevalentemente donne) di sperimentare con la propria sessualita', santificando un modello di famiglia in cui la donna si sacrifica per i brutali istinti di lui. E passa questo modello alle figlie e ai figli. Quali sono, in questo caso, le percentuali di torto e di ragione?
    Perche', se proprio vuoi, possiamo confrontarle con una altra tradizione culturale e religiosa. Quella in cui le donne servono nell'esercito e ricevono in dotazione i tampax e la pillola contraccettiva. Una cultura che non demonizza la sessualita', e dove vergini e celibi non hanno tutta questa autorevolezza.
    Facciamo il confronto?
    Ci regali qualche percentuale?

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  23. L'articolo di Cubeddu è scritto male e villanamente, però non riesco a capire cosa ci sia di agghiacciante nel far notare che bisognerebbe evitare di legarsi a uno zotico.

    Parecchi anni fa una mia conoscente ebbe dei problemi col marito che la picchiava: gli amici le dettero subito una mano a divorziare il prima possibile (e fortunatamente a distanza di anni possiamo dire che tutto sia finito bene), però la frase tipica era “Ma non potevi accorgertene prima di che razza di animale ti stavi sposando?”

    In effetti non è che lui fosse tanto diverso prima del matrimonio: pensarci prima avrebbe evitato parecchia sofferenza.

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  24. Nell'Ottocento ci si eccitava (sul serio!) intravedendo una caviglia femminile sotto una gonna, oggi questa cosa fa ridere. Succederà così anche per gli shorts. Al momento mi trovo a Rimini, qui gli shorts sono quell'indumento che le ragazze mettono per andare al mare e si tolgono sppena arrivano in spiaggia. Nessuno le stupra o pensa che siano sgualdrine. A tutti i Cubeddu del mondo dico: davvero, diamoci una calmata.

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  25. Le pulsioni sono qualcosa che allontana il Giusto dalla Retta Via, ma il Giusto deve saper trovare in Dio la forza di resistere.

    La Chiesa Cattolica è corrotta e simoniaca.

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  26. Ricercare un'eccessiva libertà personale significa divenire schiavi di sé stessi.

    L'unica vera libertà consiste nell'obebdire alla Parola del Signore.

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  27. Come tanta gente qui in Germania io vado in sauna una volta alla settimana, in mezzo a uomini nudi e donne nude, di tutte le età. Cosa direbbe Cubeddu di questo?

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  28. Lascia che Leonardo ci porti le sue percentuali. Magari le trova scolpite nella pietra, e ritratte da Lars Von Trier.

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  29. Senti, mi dispiace davvero vedere che associ Mose' ai tuoi deliri. Che ti e' successo? Ti e' comparso in sogno il signor Mose' Parrazzi? Pensi voglia toglierti casa tua? Credi che sia troppo ricco e potente? Ti senti miserabile ed impotente? Parliamone, davvero.

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  30. L'unico delirio lo commette colui che si allontana dalla certezza della Fede.

    E cinque punti di domanda in quattro righe indicano che la certezza non abbonda.

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  31. “L'unico delirio lo commette colui che si allontana dalla certezza della Fede.”

    Buffo. La tua Fede sta scolpita nella pietra?

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  32. La Parola di Dio è pietra, mentre la chiesa di Roma è solo perversa lussuria agglomerata su fango raccogliticcio.

    E l'Italia è zona soggetta ad alluvioni.

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  33. “La Parola di Dio è pietra”. Lo dice anche Lars von Trier. E' per quello che si sente ebreo.

    Lo spiega Leonardo che e' uno che la sa lunga, ma curiosamente e' scomparso da questa conversazione. Eppure aveva l'occasione per spiegare che non e' vero che lui e' cattolico.

    (ma magari c'e' un complotto ebraico volto a dimostrare il contrario, ed in effetti quell'altro che gli da' del cattolico potrebbe essere uno dei numerosissimi lettori ebrei di questo blog)

    Ora pero', fai il bravo, e lascia che sia Leonardo a spiegare quali religioni han piu' torti di altre.

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  34. si chiama colpevolizzazione delle vittime. “Se sta con un bruto e' scema pure lei”. E invece no, a volte non ce ne si accorge, oppure si sottovalutano pericolosamente certi segnali, oppure la tua cultura ti fa credere che sia la norma. Oppure non si hanno le possibilita' materiali di andarsene (tipo se non hai un lavoro). Esistono molti motivi per cui le donne restano, colpevolizzarle ad minchiam non serve a niente. Con simpatia
    F.

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  35. Il primo dei due che capisce che l'altro è un troll vince una bambolina.

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  36. Auf, Zanardo: se stai di nuovo cercando un partner per giocare a rabbini vs preti, secondo me dovresti cercare in un sito di preti. Ne esistono.

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  37. Ti e' stato soltanto chiesto di essere piu' preciso, quando parli di torti e ragioni che NON sarebbero (secondo te) equamente distribuiti. Che c'e', l'esempio ti imbarazza?
    Non c'e' nulla di male nell'ammettere di avere un retroterra cattolico che influenza il modo in cui percepisci il mondo (e anche la politica). Non capisco come mai ti ostini a negarlo, quando sono ormai in diverse persone a fartelo notare.

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  38. Ci sara' pure un troll, ma quello che confonde piscine e oratori, e non riesce nemmeno ad ammettere di aver detto una cazzata, ecco: quello e' Leonardo.

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  39. Qual è il problema Zanardo, avere usato la parola “oratorio”?

    Ok, c'è gente che in oratorio non ha imparato nulla, e che magari è stato anche molestato. Sei più tranquillo così? Buon week end.

    (Pss: ORATORIO!)

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  40. Non vorrei sembrare brutale, ma magari le persone possono cambiare e diventare animali mentre prima erano assolutamente civili. E' per questa ragione che e' stato inventato il divorzio. Che e' qualcosa che esiste in tutte le legislazioni e in (quasi) tutte le religioni.
    Magari quelli strani sono coloro che pensano che un matrimonio debba essere indissolubile. Magari e' una follia imporre a due persone di stare assieme anche se non si amano piu' ed uno dei due (l'uomo, per esempio) diventa un bruto violentatore.
    Magari, eh. So che Leonardo fa raramente questo esercizio, ma si potrebbe cominciare a considerare l'ipotesi che la Chiesa cattolica dica un mucchio di stronzate. Piu' di altre religioni, per dire.

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  41. Negatori di retroterra cattolici su rieduchescion ciannèl!

    Zanardo, si parlava di Cubeddu e della Galeazzi: nessuno dei due ha tutte le ragioni e tutti i torti, e probabilmente non sono equamente distribuiti. Non so chi dei due sia più o meno cattolico dell'altro/a: è irrilevante, non basta non essere cattolico per togliere di mezzo concetti superati come “colpa”.

    È più chiaro adesso?
    (Nah, sei righe non le legge di sicuro).

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  42. Eppure non ti dovrebbe essere difficile spiegare in che modo torti e ragioni sono diversamente distribuiti.
    Ma magari non ne sei davvero convinto. Magari sei rimasto cattolico. Puoi ammetterlo, non c'e' nulla di male.
    [che poi, chissa' come mai per te gli oratori sarebbero luoghi in cui si impara a controllarsi. E' una tua esperienza?]

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  43. Dice Roberto:
    Infatti, alla fine del tuo post non si capisce bene dov'è la ragione. Si capisce che, come al solito, hanno tutti torto, gli articoli (e i blog) non possono cambiare nulla, prendersi troppo sul serio è peccato, chi è senza colpa scagli la prima pietra.
    Questo intendo per “cattolico”.

    Risponde Leonardo:
    Peraltro non mi ci riconosco comunque, secondo non tutti hanno le stesse percentuali di torti e ragioni e si possono cambiare molte cose.

    Poi gli si chiede di fare un esempio. Ma non ci riesce. Si vede che e' veramente convinto che, quando si parla di repressione o di stupri, torti e ragioni siano equamente distribuiti.
    Che le donne ebree sarebbero oppresse tanto quanto quelle islamiche. E il bello e' che lui ci crede veramente.

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  44. Perseverare è diabolico, pertanto mi ritirerò a praticare un po' di sana astinenza pregando il Signore affinché vi illumini.

    O vi incenerisca, nel caso Egli lo preferisse.

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  45. La quadratura potrebbe essere shorts ma senza depilarsi. Le ragazzine avrebbero le cosciotte comunque più fresche e noi ometti eviteremmo figuracce se sorpresi a fissarle.
    Poi però bisognerebbe mettere anche un velo per coprire le spalle, il petto, le braccia o il collo … Insomma l'Estate è dura, comunque la si rigiri

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  46. Tutti moralisti, tutti uguali: quelli che implicano che se ti metti gli short e poi ti stuprano in fondo te la sei andata a cercare (e poverino, è il suo istinto canino), quelle che ti ricordano che lo stupro non è un reato contro la morale ma contro la persona da qualche tempo (che insomma, si battono per un nonnulla, e poi è una battaglia persa, inutile; e questo cercare sempre colpe, giustizialista… ah, no, quelli sono gli elettori PdL, nulla a che fare con te, vero?).

    Non vorrei essere una delle tue studentesse. O tua figlia.

    O una donna nelle tue vicinanze, in generale.

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  47. Ma cosa centrano le donne ebree e islamiche? Dove ne parla?

    Dan

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  48. Prova a rileggere il capoverso del post che qui riassumo per estratto.

    “Alla fine credo che sia lo scrittore che l'editor di Vice, da direzioni diverse, siano andati a sbattere contro lo stesso problema: essere moralisti oggi. […] Ma negando ogni moralismo si finisce per non riconoscere il nostro quando ce lo troviamo davanti: […]”

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  49. Successone, Tondelli. Sei riuscito a rivelarti a diversi lettori come il cattolico moralista e bigottone che sei.
    Sara' che fa caldo e anche tu giri scoperto.
    Ora un bel post contro Israele, via'! Cosi' riesci a recuperare credibilita' a sinistra.

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