Astenersi perditempo

I tre astensionismi

A poche ore dalla chiusura dei seggi non è sempre facile capire chi abbia vinto e chi no. Stavolta però c’è qualcuno che la sua vittoria la sta reclamando già da un giorno intero: l’Astensionista. Benché ancora lontano dalla conquista del 50% degli Aventi Diritto, l’astensionismo ha raggiunto in queste consultazioni un ragguardevole 33: un elettore su tre non ha votato. L’astensione, insomma, è il primo partito del Paese, una forza con la quale volenti o nolenti dobbiamo fare i conti. Il problema è che, come in tutti i partiti di massa, anche nell’Astensione ci sono diverse identità. Anche tu, che mi leggi e magari non sei andato a votare, che astensionista sei? In quale di queste categorie ti riconosci? (mi preme saperlo, perché alcuni astensionisti mi stanno sulle scatole, altri no).

L’astensionista mistico
Non sei un semplice non votante, tu sei un attivista dell’astensionismo. C’è gente che manco si è accorta che hanno aperto i seggi, tu al contrario sei stato tra i più attenti all’evolversi di una campagna elettorale che comunque ti faceva schifo sin dal primo giorno. Perché tu, alla politica, ci tieni da matti: è proprio per questo che non vai a votare. Così i politici lo capiranno, che lo spettacolo che stanno dando non è all’altezza del pubblico più evoluto. Tra tutte le schede che non sono entrate nell’urna, troveranno la tua non-scheda, astensionista mistico, e ne capiranno al volo il messaggio profondo: profondo ma abbastanza semplice da poter essere contenuto in un silenzio, qualcosa del tipo Adesso Basta, Andatevene Via Tutti. È facile riconoscere gli astensionisti mistici: in queste ore state festeggiando. Gli editoriali che escono stamattina su tutti i quotidiani, sulla Disaffezione della Gente per la Politica, sono dedicati a voi. Mentre aspettate che diventino gratuiti on line, vagolate sui social network festeggiando e teorizzando: quando saremo il 50% più uno, cosa accadrà? Già, cosa accadrà? Ve lo possiamo anche spiegare, visto che in altre nazioni già succede: un bel niente. Ci sarà qualche editoriale in più sulla Disaffezione della Gente, e dal giorno seguente chi ha vinto le elezioni governerà – sì, anche se è stato votato da una maggioranza della minoranza. Incredibile, vero? È che a voi vi han fatto male i referendum, vi han viziato. Vi siete convinti che qualsiasi baraccone democratico si può fermare nel modo più facile: stando a casa. No, non è così. Anche se ve ne andate, la partita continua. Mica potete portarvi via il pallone.

L’astensionista borghese
La vera novità di queste consultazioni. Forse il caos delle liste e la Santoriade hanno distolto l’attenzione da un fatto piuttosto inconsueto: su Corriere e sul Sole si sono levate voci favorevoli all’astensione. Un nome su tutti si è speso: Montezemolo. Ecco, questi non sono i soliti astensionisti da bar. Questa è gente seria o che almeno ci prova: manda messaggi precisi, sta poi a noi cercare di capirli. Io, lo ammetto, non sono così bravo a capire i borghesi, non è il mio mondo; in ogni caso la mia teoria è che Berlusconi abbia veramente disgustato i più. È un personaggio imbarazzante, va alle feste a Napoli, sorride alle minorenni e si fa fotografare con i villici, De Bortoli non può assolutamente consentire. Costoro, pur osteggiando ormai apertamente il berlusconismo, non possono appoggiare Bersani. Non funzionerebbe, anche se Bersani si spostasse ancora più al centro. Il Corriere non poteva far campagna per Bersani: avrebbe perso copie, senza che Bersani guadagnasse un solo voto. Bersani doveva far bene il suo mestiere, motivando un po’ il suo bacino di elettori; nel frattempo Montezemolo e De Bortoli quel che potevano fare per demotivare il bacino berlusconiano lo avrebbero fatto. Purtroppo è stato poco. Ovvero: secondo me questi astensionisti borghesi non hanno vinto, non hanno convinto. Non sono stati decisivi al nord. Ora che è stato dimostrato che la quantità di elettori che il Corriere o Montezemolo sono capaci di alienare a Berlusconi è risibile, quest’ultimo potrà continuare a governare sudamericanamente, fregandosene dei richiami alla moderazione e alla sobrietà che vengono dalle cariatidi di via Solferino: del resto, insomma, chi se ne frega del Corriere quando possiedi Chi, Sorrisi e Panorama? La vera partita era quella, e secondo me l’ha vinta Berlusconi. Tanto per cambiare.

L’astensionista insicuro
Gli astensionisti mistici e gli astensionisti borghesi nei prossimi giorni canteranno vittoria, ma bluffano. Per essere rilevanti, hanno bisogno di fare massa col grosso dell’astensionismo italiano, rappresentato dagli insicuri. Quelli che a votare non ci vanno per dire “no”, ma per ribadire un più umile (ma anche più dignitoso) “non so”. Non sanno per chi votare, ma sul serio. Non si interessano di politica, è un reato? Non lo è. Non sanno chi c’è nelle liste; alcuni probabilmente non sanno nemmeno dove stanno le urne e gli orari di apertura. Oppure sanno tutte queste cose, ma non si fidano ugualmente del proprio giudizio: e allora cosa fanno? Lo affidano a noi, i votanti. Chi si astiene, da sempre, di rimette alle decisioni di chi non lo fa. La democrazia funziona più o meno così. Per questo non esiste, nella nostra Costituzione (e in nessuna altra, che io sappia) un quorum per le elezioni rappresentative. L’insicuro ha diritto a restare tale, ma la sua insicurezza non può pesare sul governo di una nazione.

Da quando è approdata al Suffragio Universale, l’Italia si vanta di avere una delle più alte affluenze alle urne al mondo, e quindi una delle più basse percentuali di astensionisti insicuri. Ognuno si vanta di quel che ha, ma bisogna riconoscere che il basso numero di insicuri non ha mai reso l’Italia una democrazia stabile e matura. È semplicemente successo che l’Italia del nord si trovasse sulla frontiera di un conflitto ideologico e geopolitico, Rossi contro Bianchi; due partiti massa che mobilitavano chierichetti e pionieri, pensionati e malati terminali. È semplicemente successo che l’Italia del centro-sud la compravendita di voti diventasse una delle poche risorse presenti sul territorio. Non siamo mai stati insicuri perché non ce lo potevamo permettere: dovevamo salvare il mondo, o trovare un posto fisso. L’insicurezza era un lusso del mondo libero: roba da americani. Poi un bel giorno gli americani si trovano in crisi e si rimettono a votare: ed ecco che Obama trionfa penetrando nella massa burrosa degli elettori indecisi con una lama retorica neanche troppo affilata. Noi invece arranchiamo, stiamo ancora scoprendo i brividi dell’incertezza.

Io me la prenderò sempre con gli astensionisti mistici e il loro preteso idealismo che si tiene lontano da qualsiasi attrito sulla realtà (un attrito diverso da quello del bambino che pesta i piedi); sfotterò garbatamente gli astensionisti borghesi – ammesso che esistano. Ma per gli astensionisti insicuri ho un grande rispetto. Quando voto, io voto anche per loro. Penso alle mie priorità, ma non dimentico le loro. E siccome vorrei che il mio voto fosse un po’ più importante, sotto sotto preferirei che di astensionisti del genere ce ne fossero di più. Tanta gente che di politica non si cura, gente che preferisce le pagine dello sport o del gossip, ecco, se anche volessero disertare le urne un po’ più spesso, io non ci troverei niente da dire. Ci vado io per voi, sul serio, vi potete fidare. Poi magari dopo dieci, vent’anni, trovate qualcuno che vi convince sul serio, e vi rifate vedere nei seggi: e a quel punto il baraccone democratico fa un salto di qualità, proprio come è successo con Obama. Ma in questa fase di berlusconismo crepuscolare, con la Lega che nel momento del trionfo non sa bene cosa promettere (il federalismo fiscale, sai che novità), col PD che deve ancora prender forma… sul serio, astenetevi, lasciate fare chi a questa robaccia si appassiona.

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