Nella polvere ci ritroveremo

In questo pezzo vorrei approfittare della presentazione dell’ultima Cosa Meravigliosa di Steve Jobs per spiegare perché non sono un Mac.

Cos’è questo boato?

Ma sì, è chiaro che non sono un mac, lo si vede da lontano. Puoi dirlo da come mi vesto, da come cammino – a certe persone l’eleganza semplicemente non calza, puoi vestirli di tutto punto e sembreranno dei pinguini. Io per esempio sono una persona maldestra e apprensiva. Rompo molti oggetti, perché li maneggio male. Ho le dita tozze, riflessi scarsi, e malgrado questo mantengo una certa manualità spavalda, che mi spinge a sperimentare, a spingere le cose al limite, a sfidare quotidianamente il dio dei piccoli incidenti domestici. Poi le cose si rompono, e io ne soffro. Ne soffro molto, con un’intensità che alla mia età è imbarazzante, voglio dire, sono solo… cose. Ma costano, e mi fanno sentire piccoloborghesemente colpevole in misura proporzionale al prezzo. Questo mi tiene istintivamente lontano dai prodotti di gamma medio-alta: io non sono Mac perché se fossi Mac, e mi facessi male, ne soffrirei troppo. Lo so qual è la vostra obiezione.

I Mac non si rompono.

Le batterie non si surriscaldano. I ventilatori non si impregnano di polvere – la polvere nei Mac non ci entra proprio, c’è una specie di karma elettrostatico che glielo proibisce. I Mac non cadono dal tavolino, ma se dovesse succedere probabilmente cadono in piedi, da bravi felini. Il software dei Mac è il migliore dell’universo e non grippa mai.

E questo ci porta al secondo problema. Io non sono un Mac, ma coi Mac ci ho lavorato. E so che non è vero quel che dite, insomma, è un’impostura. I Mac si guastano. Si surriscaldano. Cadono, come tutti i gravi di questo mondo, e spesso dal lato imburrato. Il software si pianta. Per esempio c’è stato un periodo nel 2004 in cui questo blog piantava i Mac, di sasso. Neanche una schermata blu, niente: il vecchio orologino cominciava a girare e continuava in eterno, bisognava staccare la spina (ok, succedeva solo con explorer, e Bill Gates ne era senz’altro più colpevole di Jobs, ma succedeva. I Mac si piantano, è nel novero delle cose possibili). La Apple ha dei centri di assistenza come tutte le aziende di questo mondo, e fanno incazzare i loro utenti come tutte le aziende di questo mondo. Può darsi che si rompano di meno: è il minimo, coi prezzi che fanno. Ma questa storia dell’immortalità dei Mac è pura superstizione. E non mi piace.

Non è che siano tutti così, gli utenti Mac. Ne conosco tanti che sono normalissime persone, magari un po’ più eleganti della media, che comprano prodotti di gamma medio-alta per lo stesso motivo per cui io li scanso, e che quando si guastano se ne lamentano. Però ci sono anche quelli che a un certo punto della conversazione tirano fuori l’argomento: “non dà mai problemi”. Dimmi che sono meno vulnerabili. Dimmi che hanno un customer care migliore (sarebbe una bugia, ma accettabile). Ma non dirmi che i software e gli hardware di Jobs non hanno mai mai mai mai problemi, perché io davanti a dei mac impallati ci ho passato delle ore di vita, e di lavoro, e mi pagavano pure a progetto, maledizione.

Cosa porta gli utenti Mac (non tutti, ma comunque troppi) a santificare i prodotti che comprano, arrivando a negare che possano avere difetti o problemi?
a) Alcuni sono i ricchi. I ricchi certe volte semplicemente non fanno in tempo a rendersi conto. Cambiano laptop ogni diciotto mesi, e quindi non sanno cos’è l’usura. Hanno sempre gadget belli puliti e veloci e credono sia merito della tecnologia di Jobs, e non dei loro fottuti soldi. Però li posso capire, hanno un’esperienza limitata delle cose.
b) Alcuni sono in cattiva fede. Di notte, quando nessuno li vede, bestemmiano i numeri verdi come gli altri poveri mortali. Però ormai al bar si sono fatti conoscere come quelli che Pensano L’Impossibile e altre menate di marketing, e devono reggere il personaggio. Quindi vanno in giro a parlare di quanto siano indistruttibili i mac e di come tutti ce l’abbiano con loro perché sono invidiosi eccetera eccetera. Li posso capire, hanno un personaggio da reggere.
c) Poi ci sono quelli che ci credono davvero. Ecco. Questi sono quelli che mi spaventano sul serio. Io lo so che ogni fideizzazione è un atto di Fede: lo dice la parola. Ma i clienti fideizzati, poniamo, della Mercedes, non arrivano a negare che la loro macchina possa avere avuto anche problemi, per esempio al radiatore. O lo fanno? In tal caso mi spaventa anche la Mercedes.

Io non sono (a), ma mi piacerebbe ogni tanto esserlo. Non sono (b), ma in tante cose ci somiglio. Quello che veramente non voglio essere, quello che non sarò mai, è Mr (c). Io non voglio essere Mac perché la Apple mi spaventa come concetto. Io non sopporto i clienti Mac perché fanno propri gli slogan pubblicitari della loro ditta preferita, una cosa che mi sgomenta: credono alla pubblicità. Io non credo alla pubblicità, da quando avevo cinque anni e mi spiegarono che non è vero che chi non mangia la Golia o è un ladro o una spia. È un punto fermo della mia educazione: gli slogan mentono. Se uno mi dice “Less Is More” non penso “wow, che profonda verità metafisica”, penso “cosa vorrà fottermi questo coniatore di slogan? Uhm, diffidiamo”. Io ho paura quando sento o vedo o leggo tutti i clienti Mac che parlano bene del loro prodotto. È una cosa che mi terrorizza, come l’invasione degli ultracorpi. Tra l’altro è una cosa per niente italiana.

Io sono un italiano maldestro e apprensivo, che trova consolazione nel poter maledire, a qualsiasi ora, tutti i grandi marchi dai quali dipende la sua vita: telecom, vodafone, enel, autostrade, trenitalia, eni, microsoft, samsung, nokia, acer, HP, ministero della pubblica istruzione: non posso vivere senza di loro, ma mi consolo odiandoli con tutto il mio cuore, con tutta la mia anima. Come un abitante dell’inferno di Dante (altro luogo assai italiano), consolo le mie sofferenze prospettando pene ancora più atroci per gli amministratori delegati che per avermi succhiato sangue lacrime ed ore di callcenter mi raggiungeranno presto, precipitando verso luoghi più profondi. Questa è l’unica consolazione del consumatore moderno, secondo me. Invece il cliente Apple è un tale che sembra appena sceso malvolentieri dal Nirvana, dove ha fatto quattro chiacchiere con Shiva, Maometto e la new entry Steve Jobs, per informarci del nuovo celestiale gadget. Il gadget sarà celestiale quanto vuoi, ma fratello, ripigliati. Nessuno s’innamora del suo spacciatore, non è sano. Quelli che ti vendono i prodotti sono i tuoi nemici. Tu hai bisogno di loro, non puoi più vivere senza di loro, ma non importa: sono tuoi nemici lo stesso. Li devi maledire, li devi odiare, devi andare alle presentazioni e urlare maledizione, Steve, è tutto qua? Un tablet senza presa usb, per chi cazzo ci hai preso? Per dei bambini di cinque anni che hanno bisogno della versione Elettronica del Gioco dell’Oca così la tata filippina non accuserà più il colpo della strega cercando i dadi sotto il divano stile impero? Puoi fare meglio di così! Devi fare di meglio! Altrimenti passo a… boh, all’Asus.

Questa è la mentalità PC. Nessuno è PC perché ama Bill Gates o l’orda dei suoi leccaculo. Più di ogni Mac, il PC odia il PC, e se ha deciso di restare PC è proprio per potersi odiare tutti i giorni. Si decide di essere PC perché l’odio per il proprio fornitore di hardware/software è una cosa sostanzialmente sana, una valvola di sfogo, e forse anche un modo per spingere il mercato a fare di meglio. E a volte ha funzionato, perfino con la Microsoft. Di sicuro ha funzionato con la Apple. Voglio dire che il vero patrimonio della Apple non sono i fanboy pronti a comprare e adorare ogni prodotto rivoluzionario a scatola chiusa. Sono gli utenti brontoloni, quelli che piantarono una grana perché il primo Iphone non aveva il copia incolla, e oggi protestano perché la nuova Cosa Meravigliosa non è multitasking. Si impara dalle critiche, non dall’ammirazione.

Io sono PC. Sono scadente e maldestro, ma del resto anche l’universo lo è. È pieno di oggetti imperfetti che si rompono. Molta gente ha bisogno di vedere il Sacro Graal, o il Gadget Perfetto ogni sei mesi, ma io no. Anche se mi regalaste il Graal, mi cadrebbe di mano, lo scheggerei, maledirei i numi. Sono fatto così, ma il punto è che siete fatti così anche voi. Regalatevi pure il nuovo oggettino, ma ricordate: l’universo è graffi, cadute, crash di sistema, bug, surriscaldamenti, entropia, e polvere soprattutto, tantissima polvere. Particelle dei gadget dei nostri antenati.

119 Comments

  1. Beh, ma per fare incazzare un ateo in quanto ateo non è sufficiente dire ateo brutto; occorre un minimo di apologia di sopruso, una menzognina, una mistificazioncina, una puntata di porta a porta sui miracoli…

    Sui misteri della fede, ce n'è comunque di ben più misteriosi; chessò un affare onnipotente che dopo opportuna filastrocca rituale diviene un panino non lievitato.

    Equiparare Game alle BR è come equiparare Materazzi a Streicher, grottesco.

    Infine, non so se è chiaro: non ho un Mac, nè alcun altro prodotto Apple; ho un pc che nel 2008 mi costò (nuovo) 650 euro; sono un povero materiale oltre che di spirito; e tu mi vuoi negare la mia fettina di regno dei cieli…

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  2. Se proprio dobbiamo fare paragoni religiosi allora i discorsi dei Windowsiani mi ricordano quelli dei musulmani con cui ho parlato: “un miliardo e mezzo di musulmani non possono avere torto” è l'argomento preferito. Gli utenti mac saranno anche dei tonti condizionati ad acquistare i prodotti Apple, ma non vedo differenza con gli sfegatati di MS.
    Be',io sono per il relativismo etico e informatico. Ho un frigo che raffredda, un forno che cuoce e un computer Mac che mi permette di lavorare in tranquillità. Certa astiosa pressione dei windowsiani mi sembra avere come obiettivo la vittoria mondiale di nonsochecosa, un kosen rufu Windows o Linux, un pensiero unico per me intollerabile. Si dovrebbe se mai puntare sulle assolute compatibilità di applicazioni e di hardware e poi ognuno a fare come gli pare senza essere giudicato nell'animo e nella psiche se compra un Mac o un PC, una Vespa o un Garelli, una Fiat o una Toyota. Nessuno ci fa della beneficenza: ci vendono dei prodotti imperfetti e costosi.

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  3. Quelli li vendono a voi: a noi, solo imperfetti.
    Ma davvero è un gioco di specchi. “Astiosa pressione dei windowsiani”? A me sembrano molto più astiosi e tignosetti molti macchisti, non sopportano una critica, mentre il windowsiano è primo ad autocriticarsi. E il discorso “assolute compatibilità di applicazioni e di hardware” lo condividerei, ma deve farmelo un macchista? Pensiero unico noi? Pensiero unico l'avrete voi.

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  4. A parte che qualcuno l'ha detto.

    Ma innanzitutto (premettendo che non ho esperienza con win7) non è che windows non sia bello, è che fa proprio schifo – così come fa schifo explorer (e qui sei tu a far finta di non capire, il problema non è se lo usi personalmente o meno, ma che quando fai un sito web molta gente lo aprirà con explorer) e così come faceva schifo la Duna nell'immaginario di vent'anni fa.

    E poi il punto è: se si sostiene che in fondo il principale rivale di MS fa quasi ugualmente schifo, che l'unica differenza sostanziale sta nel prezzo (dunque addirittura a vantaggio di MS), mentre il resto è sovrastrutturale (branding, design, [altre parole esotico-markettare]), allora secondo me sì: si sta proprio dicendo ¡que viva MS!

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  5. Sinceramente non credo mi sfugga, dal momento che dispregio convintamente un diffuso sistema operativo, ne apprezzo solo distrattamente un altro, e simultaneamente vivo una vita che magari non sarà normale, ma non certo per quel motivo.

    Piuttosto dimmi una cosa: davvero pensi che un pc-windows ed un mac siano macchine su un piano di sostanziale parità? te l'ho già chiesto eoni fa, proprio perchè a questo proposito il post m'era parso abbastanza vago; dopo mille botta e risposta sarebbe interessante capire se per caso non eravamo d'accordo sin dall'inizio. E poi: se sì perchè sì?, e se no perchè allora quello col computer migliore non dovrebbe entusiasmarsene?

    Ma soprattutto ciò che, se è possibile, vorrei contestare non è il livello delle tue competenze informatiche in sè, bensì una sorta di pour parler senza solide basi nel merito; per intenderci pensa a qualcosa del tipo:

    – ho deciso, la sinistra non la voto più!
    – ma come! le grandi idee della sinistra, la solidarietà, la giustizia sociale, il mutualismo…
    – balle, catechesi, medioevo; quando si tratta di quattrini fanno le stesse porcate di quegli altri, si fan condonare la veranda e intestano la casa ai figli nonappena sparisce la tassa sulle donazioni.
    – ma la sinistra ha la superiorità morale…
    – cazzate, quanti ne abbiam visti prender tangenti?, anche in modalità mignotta?
    – ma loro però poi si sentono in colpa e si dimettono…
    – sì, lasciano una poltrona quando l'altra è già pronta e riscaldata!
    – vabbe', ammetterai almeno che tendenzialmente sono meno corrotti degli altri…
    – e grazie al c****, i loro governi si biodegradano in due anni ed il resto del tempo stanno all'”””opposizione”””!
    – ma quegli altri ci hanno pure il conflitto di interessi!
    – quello ce l'ha pure la sinistra; altrimenti come spieghi che in cinque anni non hanno tirato fuori una-legge-una?
    – vabbe', converrai almeno che le idee della destra, lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, il benessere inteso come mera amplificazione del possesso individuale, la società pensata come semplice somma dei suoi componenti, l'esasperazione della competizione, sono delle abiezioni…
    – assolutamente no, stai solo ripetendo le cazzate inventate dagli intellettuali, ovvero dei patetici quattrocchi che non sono in grado di imparare un mestiere e che nascondono dietro la metafisica delle battaglie sociali la propria incapacità di ammettere che in fondo le ballerine che sculettano piacciono anche a loro
    – insomma non vorrai mica dirmi che destra e sinistra tanto è uguale?
    – sai, a me l'ipocrisia non è mai piaciuta; e so per certo che la vita è una guerra, è pane al pane, è occhio per occhio; la propria felicità va strappata, come il cuore dal petto del nemico; la natura è pervasa dal polemos, atomi che collidono freneticamente, pesci grossi che mangiano pesci piccoli, selezione naturale, mors tua vita mea, egoismo, istinto, e pure culi e tette…

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  6. @ Leo
    Sembra che viviamo in due universi divergenti: io conosco utenti PC che mi trattano come un paria, come uno che si ostina a non riconoscere il Verbo, che si autopunisce stupidamente limitando le infinite possibilità del mondo PC. Sono davvero entusiasti, loro, e qualche volta si incazzano anche. Per me questa è intolleranza. Ma io me ne impipo e sto bene così. E il 98% del mondo può continuare a usare i PC, che mi frega.

    Quindi hai ragione: si tratta di una rissa tra entusiasti e scettici. Ma gli entusiasti esistono in tutti e due i fronti e sono sempre delle spine nel ****.

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  7. uno non dovrebbe cascare nei post da holy war, ma tant´è…

    allora, io ho comprato un portatile mac 6 anni fa. L´ho comprato perché era bianco e figo.
    A distanza di 6 anni posso dire che non si è mai piantato una volta e va ancora veloce, specie rispetto a vari tower windows molto piú giovani di lui che a volte mi trovo intorno.

    semplice riconoscimento della qualità e durevolezza del prodotto dunque.

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  8. che ridere sti commenti, tra chi si offende perchè si è osato negare l'esistenza di dio mac e chi si giustifica che in fondo il mac è un po' meglio.. : D

    ps. io vorrei avere un mac ma in fondo sto bene con il case sempre aperto che c'è sempre qualcosa che non va sul mio pc.

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  9. ma lo avete letto il pezzo di Leonardo?
    ma i computers li usate o li guardate e basta? (forse per questo i Mac sono belli anche da spenti…)
    Comunque: 1) il mio PC lo odio perché ci passo troppe ore di lavoro al giorno;
    2) l'essere “fan di un brand” è uno dei segnali più proccupanti del fatto che viviamo giorni tristi e feticisti;
    3) per quanto i venditori di Folletti si impegnino, l'unico “strumento universale” è il nostro cervello

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  10. ciao Leo, ho ripensato a questo post quando Jobs è morto e adesso ti segnalo il pezzo dei Wu ming, l'avevi visto? Vale la pena.
    ciao,
    Chiara

    “Il problema di multinazionali che vengono percepite come “meno aziendali”, più “cool” ed eticamente – quasi spiritualmente – migliori delle altre riguarda molte compagnie associate a Internet in modo tanto stretto da essere identificate con la rete stessa. Un altro caso da manuale è Apple.”

    http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=5241

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