Gelateria bipolare

L’eurosagra del Partitino

(In tv, tripudi di analisi sulle elezioni. Scendo in strada: una famiglia di cinesi, due pachi, un magrebino. Qual è il Paese reale, quello in cui vivo io? Gran parte di chi passeggia qua fuori non ha votato. Buona parte non risulta nemmeno nelle statistiche sull’astensione. Ma vi sembra normale che essere italiani sia una caratteristica innata, come essere anemici, o Scorpione? A me no, e forse questo dovrebbe chiudere il discorso. Voto agli immigrati, subito. E non m’interessa se voteranno a destra. A questo punto forse preferirei una Lega Nord con candidati nordafricani a un Pd ariano).

C’è una gelateria di provincia che ha un problema di gestione: non riesce letteralmente a fornire un servizio (=gelato) decente ai suoi clienti. La nocciola è troppo dura, non si spalma sul cono. La fragola per contro si squaglia immediatamente sulle scarpette delle bambine che piangono. Chi chiede il pistacchio rischia l’intossicazione. I guadagni al netto delle spese sono scarsi.
Il gelataio si pone interrogativi seri sulla sua vocazione, finché una sera, durante una vacanza all’estero, ha un’intuizione: bisogna ridurre i gusti, come in Inghilterra. “Ma certo, come ho fatto a non pensarciprima. Il problema non ero io, ma il mio retaggio culturale che mi obbligava a tenere dieci vaschette per soddisfare i variegati gusti di un pubblico che poi, se vai bene a vedere, alla fine non sa cosa vuole e sceglie sempre cioccolato o limone. Col risultato che, appunto, la temperatura di congelamento della nocciola non andava bene per la fragola, e il pistacchio andava a male perché era un gusto di nicchia e restava nella vaschetta per mesi”.
Una volta tornato a casa, si affretta a lanciare la sua nuova gelateria bipolare: al posto di tutte le vaschette colorate, due vasche enormi: limone e cacao. Sulle prime la gente mugugna: non siamo mica in Inghilterra qui, se vogliamo nocciola non ci puoi dire che tanto il cacao è la stessa cosa. Alla fine però quasi tutti si adeguano, anche perché alternativa non ce n’è.
A dire il vero una c’è: la grande fiera europea, un carrozzone che passa ogni cinque anni, e comprende una gelateria itinerante a 12 gusti. Ora, nel paesino è vero che sono di poche pretese, ma quella volta che passa il carrozzone è normale che si sbizzariscano: come puoi biasimarli? Anche i patiti del cioccolato, li vedi passeggiare con certi mostri, mango+stracciatella con spruzzatina di curry. Poi la fiera se ne riparte, e riapre la gelateria bipolare, col suo limone e il suo cacao.

V’è piaciuta la parabola? Altre da servirvi oggi non ne ho, mi dispiace. Mi sto specializzando in storielle cretine? È possibile; voi da parte vostra non cedete all’ovvio di chi scopre in queste ore che gli italiani non sono bipolari, pensate un po’, perché alle europee votano per i partitini. Non è niente di nuovo, davvero: le europee servono a questo. Sono la nostra riserva di proporzionalità, la sagra del partitino che ogni cinque anni per un pomeriggio ci fa sentire speciali. Ma passa subito, e il giorno dopo torniamo bipolari: berlusconiani o anti, comunisti o anti, antianti o anti.

Il punto è che gli italiani non sono necessariamente bipolari o frazionati: sono un insieme enorme di persone che reagiscono a domande. Se le domande pongono un’alternativa secca (“Amate il Berlusconi Way of Life o no?” “Più Stato o più individuo?” “Ragione o religione?”) si polarizzeranno; se la domanda è vaga “Chi sei tu?”; “Che futuro vorresti per i tuoi figli?” si disperderanno in una pletora di risposte vaghe. Le Elezioni Europee sono una domanda vaga. Ecco forse spiegato il paradosso delle elezioni supernazionali che in assoluto diventano le più locali: quelle dove possiamo toglierci lo sfizio di votare chi ci assomiglia di più. E questo magari potrebbe anche servire da risposta a chi si lamenta, puntualmente “che non si parla mai dell’Europa”: di che Europa dovremmo parlare? A dire il vero un’idea di Europa ce l’abbiamo tutti, ed è meno nebulosa di quanto si creda: per i leghisti è quella cosa in cui i turchi non devono entrare; per Di Pietro è una serie di leggi a cui anche gli intrallazzoni italiani devono sottostare. Tutto qui, ma c’è veramente molto da aggiungere?

Aspettate, mi è venuta un’altra metafora, magari è quella buona: se le elezioni legislative sono il momento di massima polarizzazione, quello in cui tutto il nostro coefficiente di sovranità si concentra in due schieramenti, le europee sono al punto opposto del ciclo: nel momento in cui sentiamo meno la necessità di compattezza e ci liberiamo alle nostre esigenze identitarie, estetiche, culturali, ecceccecc. Da questo punto di vista non ha nemmeno tantissima importanza dove rifluisce il nostro voto tra una legislativa all’altra: ai leghisti di lotta e di governo o a Casini, o a nessuno; non importa: tra quattro anni tornerà da Papi – se Papi tiene. Variabile indipendente.

Stesso discorso a sinistra: se persino i più onesti tra gli uomini del Pd non stanno stracciandosi le vesti per quel vergognoso 26% è perché sanno che il risultato è più che sufficiente a tenere la posizione di maggior partito di centrosinistra intorno al quale, nel momento di massima contrazione (tra quattro anni, o anche prima) si coalizzeranno volenti e nolenti i radicali, i dipietristi, i vendoliani, i non votanti, tutti quelli che non si rassegnano a mandar già l’amaro cacao governativo. Andrà così? Andrà così.

Sarà necessariamente una nuova battaglia pro o contro Berlusconi? Non è detto: B potrebbe anche non esserci più. Oppure da qualche parte potrebbe saltare fuori un leader, un obama capace di sintetizzare la linea di un centrosinistra italiano che a ben vedere non ha più contraddizioni di quello inglese o tedesco (ha semplicemente una storia più complessa di faide interne). Anzi, in linea teorica non sarebbe nemmeno necessario un grande leader: potrebbe esserci una svolta generazionale, una presa di coscienza collettiva… sì, sarebbe fenomenale, ma si fa molta meno fatica a puntare tutto su un leader. La Serracchiani? Perché no. Io non vado matto per il concetto di leadership, e il culto della personalità non mi è mai riuscito bene, ma l’esempio americano mi sembra l’unico che abbia funzionato negli ultimi anni, mi piaccia o no. Farò il possibile per farmelo piacere – ma ogni cinque anni fatemi prendere un cono meringa-papaya. Uno solo. Poi dicono che non serve, l’Europa.

72 Comments

  1. “a chiacchiere sono bravi tutti”.

    Ma no, perché? Ad esempio, tu non sei bravo neanche con quelle.

    Poi, scusa, nessuno ti ha dato del porco razzista, ma se ci tieni ok. Sei un porcellino razzista.

    Non trovi che sia un argomento interessante? In effetti non lo sei. Cosa vuoi che ti dica: prova a uscire da te stesso ed entrare in una personalità originale.

    “Quindi se permetti…”

    Ecco, no. Perché ti dovrei permettere qualcosa? Sei a casa mia. Hai presente quei signori di quel partito che appena li inquadrano sanno solo dire “…a casa nostra non li vogliamo”? Bene, perché io dovrei volere te?

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  2. Andrea, cosa stai cercando di dimostrare, che Borghezio e' brutto, sporco e cattivo?
    Guarda che il problema (sempre IMO) non e' lo scarso senso estetico degli elettori, e' che i problemi di cui parla la Lega ci sono e io ti facevo un esempio concreto: posti di lavoro che spariscono e non bastano piu' per tutti, altro che playstation.
    Di fronte al problema concreto, quegli operai hanno deciso che andavano preservati prioritariamente i posti di chi in quella zona vive e in quella fabbrica lavora da piu' tempo, invece degli ultimi arrivati. Questo li rende razzisti? Tu al posto loro che avresti fatto? Licenziamo un po' di bianchi e un po' di neri? In che proporzione? O teniamo i neri, che' i loro nonni sono stati colonizzati / schiavizzati / etc.? La melanina e' un titolo privilegiato per l'accesso al posto di lavoro? O magari alla casa?
    Cosi' la pensa evidentemente l'assessorato alla casa di Padova (non a caso di area ultrasinistra), dove il 96% (dicesi: novantasei) delle case popolari sono state assegnate a stranieri (fonte: Gazzettino del 5 giugno 2009).
    Come vedi, io ti porto fatti concreti. E penso che fatti come quello appena citato portino molti piu' voti alla Lega delle prime serate di I-ta-lia… U-NOOOO!

    tibi

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  3. Leo, mai messo in discussione che questa sia casa tua. Comportati come ti pare, ci mancherebbe.
    Dico solo che, visto che qualcuno qui mi ha posto delle domande, magari gli interessa leggere le risposte.

    tibi

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  4. “Di fronte al problema concreto, quegli operai hanno deciso che andavano preservati prioritariamente i posti di chi in quella zona vive e in quella fabbrica lavora da piu' tempo, invece degli ultimi arrivati. Questo li rende razzisti?”

    Precisamente.

    “Tu al posto loro che avresti fatto? Licenziamo un po' di bianchi e un po' di neri?”

    Prima cassa integrazione, poi agevolazioni a chi si pre-pensiona, per finire graduatoria interna di merito e di anzianità.

    “Cosi' la pensa evidentemente l'assessorato alla casa di Padova (non a caso di area ultrasinistra), dove il 96% (dicesi: novantasei) delle case popolari sono state assegnate a stranieri (fonte: Gazzettino del 5 giugno 2009)”.

    Sono convinto che nella tua “fonte” c'è anche il documento dell'assessorato che spiega che ha privilegiato i neri per via della melanina, e non perché, probabilmente, erano regolari e avevano il 96% delle richieste in regola.

    Vuoi la “quota bianchi” nelle case popolari? Vanno bene anche meridionali o devono essere nati tra Adige e Piave?

    “Come vedi, io ti porto fatti concreti. “

    Capite, lui non è che sia razzista, lui è concreto.
    Mi vengono in mente molti altri razzisti molto concreti, però non li scrivo.

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  5. Leo, la tua soluzione presenta qualche problema.
    Innanzitutto, gli ammortizzatori sociali costano. E il costo sai chi lo paga? L'INPS, cioe' i lavoratori stessi. Con le conseguenze del caso, ovvero che la coperta si restringe sempre piu' e con questa l'importo della pensione che un giorno percepirai. Il prepensionamento, poi, che genialata. Conosco ferrovieri prepensionati alla soglia della cinquantina, per far fare le ristrutturazioni alle FS neoprivatizzate a costo zero, che percepiranno la pensione per piu' anni di quanti abbiano lavorato, stando alle aspettative di vita – e alla faccia dei giovani precari che poi, fatalmente, le ferrovie hanno assunto per sostituirli.
    Nel merito, gli ammortizzatori sociali non si applicano ai contratti a termine, come quelli dell'articolo linkato, per il semplice fatto che non e' che costoro 'perdano' il lavoro: non gli viene prolungato oltre il termine iniziale, il che e' un tantino diverso. Certo, sarebbe bello se tutti avessero il posto fisso a vita, a ciascuno secondo i suoi bisogni e da ciascuno secondo le sue capacita', ma non tutti sono fortunati come te e me.
    E quindi, quando i posti di lavoro diminuiscono, da che mondo e' mondo diminuiscono prima quelli precari.
    Pensi sia iniquo? Think twice.
    Tale iniquita', infatti, si applica da sempre in un settore che conosci molto bene: la scuola, dove se calano le cattedre rimangono a casa prima i precari.
    Quindi torno a chiederti: sei disposto a fare come proponi tu, ovvero ad essere cassintegrato / messo in mobilita' per evitare che vengano lasciati a casa dei supplenti, che verosimilmente verranno da fuori, o i posti da insegnante vanno preservati solo per quelli nati tra Po e Rubicone e che hanno un determinato tasso di gnocco fritto nel sangue?
    Certo, mi dirai che magari tu, come gli operai razzisti dell'articolo, hai costruito delle aspettative su quel posto di lavoro che ti avevano detto era fisso: magari ci hai preso un mutuo, o hai messo in cantiere qualche tenero frugoletto, lo so, ma che vuoi farci, e' la solidarieta' interetnico-proletaria, bellezza.
    O vuoi fare il flessibile col culo degli altri?

    tibi

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  6. sai, tibi, a quelli che la pensano come te farebbe bene passare un anno dall'altra parte della barricata, vivere 12 mesi con la possibilità di “scegliere” tra morire di fame e stenti al proprio paese o rischiare la pelle per sopravvivere, venendo infine odiati e trattati da criminali per averci solo provato.

    Ma, come diceva una canzone degli ustmamò, per fortuna che non tocca a noi, anche se a me è capitato per un po' in realtà qualche anno fa, sai son meridionale, anzi teròne, come dicevate voi leghisti negli anni 80 quando il lavoro non mancava di certo ma i vostri discorsi erano gli stessi, segno che è una questione culturale e non di pragmatismo.

    http://www.youtube.com/watch?v=miOWcK1zQxs

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  7. Ah, ovviamente, se per te vanno bene i criteri scelti dall'assessorato PD che lasciano in strada, combinazione, i pezzenti musi pallidi che pretenderebbero pure la casa per parcheggiarci l'Audi davanti, ti dovrebbero andar bene anche i criteri contrattati dai lavoratori di Castelfranco Veneto che, combinazione, lasciano a casa i precari africani.
    Invece a te, guarda caso della stessa area politica dell'assessora in questione, sta bene che i culi pallidi vengano lasciati per strada, si vede che era giusto cosi'.
    Beh, allora a me, da bravo porcellino razzista, sfugge un grufolio di piacere, al pensiero che quell'area politica, questo giro, non piazzera' culi nel parlamento europeo, dove si beccherebbe soldi miei per discriminarmi meglio: ci manca solo che i negri debbano finanziare il Klan.

    tibi

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  8. no, tibi non mi va bene nessuna delle due cose, le discriminazioni mi fanno schifo, e se sei convinto che l'assessore ha usato un criterio di selezione razzista dovresti presentare le tue prove alla magistratura, non ad una toga rossa ovviamente, che si sa che complottano insieme. 😉

    Il fatto è che non capisco perché, se la casa è un problema per molti lavoratori, non te la prendi con gli speculatori: molti appartamenti sono vuoti, le case ci sono, ma essi vogliono creare una penuria artificiale di alloggi per alzarne il valore. Se i salari sono bassi, perché non te la prendi con i padroni che pagano poco, invece che con i poveracci che starebbero al tuo fianco in questa lotta. La crisi l'hanno creata i capitalisti e tu te lal prendi con i proletari tuoi fratelli, ecco cos'è che non mi sta bene, puteo.

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  9. Abbasta, non avevo visto il tuo commento, quindi stavo continuando da prima; ma mi sta bene anche se rispondi tu, non c'e' problema.
    Nel merito, la cosa e' stata denunciata dal segretario provinciale del Conia, la Confederazione nazionale degli inquilini, vedremo come andra' a finire: io non sono parte in causa, per mia fortuna la casa ce l'ho, solo che piu' ancora dei razzisti 'semplici' mi fanno schifo i razzisti alla rovescia, che ci vuoi fare.

    Similmente, gli speculatori fanno almeno il loro mestiere, mentre chi assegna alloggi pubblici dovrebbe farlo con equita', non secondo la propria ideologia farlocca. Non e' un caso se ci sono anche alloggi dell'Ater okkupati da anni a sbafo da alternativi de 'sta minchia (e se provano a sgombrarli, ci vanno i consiglieri comunali della stessa area ad azzuffarsi coi vigili).

    tibi

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  10. “Gli speculatori fanno almeno il loro mestiere” anche come provocazione mi sembra un po' eccessiva. Allora anche gli squatters fanno benissimo il loro. Quelli che hanno costruito in Abruzzo le case col cemento disarmato, poi, meriterebbero il cavalierato (e magari ce l'hanno già).

    Quello che non capisco di tibi è che mi sembra abbia chiaro che il razzismo nasce in una guerra tra poveri, e che questa guerra è causata dalla scarsità di risorse e dalla sua distribuzione iniqua. Però invece di operare sulle cause e fermare questa guerra, preferisce accontentarsi di vincerla, pur sapendo che si tratta di conquistare il posto più basso di una scala sociale che resta ingiusta e iniqua.
    Mi chiedo quanto sia realmente convinto di quello che dice e quanto invece si difenda con la provocazione.
    Proviamo a fare un po' di chiarezza?
    (Oddio, magari è già tutto chiaro a tutti gli altri, nel qual caso cercherò di leggere più attentamente)

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  11. C'è che in lui, come molti della sua parrocchia, l'esigenza di provocare (di trollare) si è saldata al cervello.

    Cioè, pensate che sotto le provocazioni alla Salvini ci sia un'idea della società? No, ha bisogno delle provocazioni perché sotto non c'è niente.

    I razzisti alla rovescia… ma chi? Cioè, ma tu ci credi davvero agli editoriali di Libero o il Giornale? Secondo te accusare un razzista di razzismo significa fare razzismo alla rovescia? Ho detto che i bianchi sono inferiori? Che bisogna preferire i neri a loro nelle assunzioni o negli affitti? Che senso ha dialogare con uno che si parla allo specchio?

    “Quindi torno a chiederti: sei disposto a fare come proponi tu, ovvero ad essere cassintegrato / messo in mobilita' per evitare che vengano lasciati a casa dei supplenti”.

    Se necessario. Tra l'altro non è un gran sacrificio, visto che ho schivato la perdita del posto di striscio (e probabilmente mi capiterà tra uno o due anni: lo hai capito che questo non è un sito di gente con il posto sicuro? ci sono altri modi in cui uno può spiegartelo?) Resto convinto che prima bisognerebbe agevolare la pensione a chi ne ha bisogno.

    Però poi basta, eh. Se avevi qualcosa d'interessante da dire, lo spazio per dirlo lo hai avuto. Se cercavi di dimostrare che si può essere razzista in modo concreto, ok, guarda ti rilascio il patentino: sei un leghista concreto. Io comunque preferisco il leghista negro. Ancora meglio il Democratico cinese. Se poi il democratico cinese è pure concreto, meglio ancora.

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  12. Ah, poi dare del bilioso a uno che si è appena fatto togliere la cistifellea (e quindi ha effettivamente il problema, non metaforico, della bile che può travasare) dice tutto di te. Poi bisogna aver pazienza, certo. Ridi anche dei ciechi e degli storpi? Siamo concreti: è gente che non serve a niente, succhia solo delle risorse ai virili operai in audi. Bisognerebbe trovare una soluzione finale anche per loro.

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  13. “Ho detto che i bianchi sono inferiori? Che bisogna preferire i neri a loro nelle assunzioni o negli affitti?”

    Macche', hai solo detto, tranquillissimo, che se l'assessore da' il 96% delle case agli stranieri, il suo buon motivo ci sara', comepotetegiudicar, etc.

    Bene, rimaniamo ai dati: gli stranieri residenti, a PD, sono circa il 12% (dati dell'anno scorso), che si beccano il 96% delle case popolari (dati 2007, usciti ora). Il che vuol dire che uno straniero ha 64 volte piu' probabilita' di avere la casa popolare, il che per Leo è normale.
    Come a dire: se in una scuola i bianchi sono 1/8 dei neri ma si beccano quasi tutte le borse di studio, che volete che sia, si vede che i neri sono una sessantina di volte meno intelligenti.
    Questo qualifica lui e l'area politica in cui si riconosce, la quale adotta simili politiche? Direi di sì, anzi: lo dicono i numeri.

    Poi continui a (far finta di) non capire che tra te e il supplente, _prima_ finisce col culo per terra lui, poi, _dopo_ che non ci sono piu' supplenti a farti da tappetino, si può cominiciare a parlare di te, che comunque non finisci a casa domani senza stipendio: secondo te invece gli operai stabili di Castelfranco dovevano mettersi sullo stesso piano dei precari, sennò sono razzisti.

    Mi scuso comunque per il riferimento all'operazione, che ritenevo, non essendo un esperto, di routine/poco conto e pensavo avesse risolto il problema. Anche se sono orbo, vedo che non è così, my mistake.

    tibi

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  14. tibi, esattamente come prevedevo non mi hai risposto.

    Lo scarso senso estetico dell'elettorato è un problema enorme, purtroppo. Se il bullo del mio quartiere mi promettesse di prendere a calci il mio vicino di casa rumoroso se io lo sostengo al consiglio comunale, ci penserei due volte, perchè il rumore non è bello, ma avere un bullo ingorante al consiglio è peggio.

    Nel caso da te citato preferirei dare il voto a chi mi promette ammortizzatori sociali migliori, non a chi mi promette di allontanare altri colleghi. O il fatto che alimentare la guerra e le stratificazione sociale tra i dipendenti è un vecchio modello collaudato di quelli che un tempo chiamavano “padroni” ti viene nuovo?

    Andrea

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  15. Sarà forse il mio bilioso pregiudizio; pure, tra un assessore che deve produrre una documentazione di quello che fa, e rischia in ogni caso di andare sotto inchiesta, e Tibi che legge la notizia sul Gazzettino, chissà come mi fido più del primo.

    In realtà faccio anche io parte di quella congiura per creare teste di ponte africane in provincia di Padova. E' per questo che vengono cassate le migliaia di richieste per alloggi popolari prodotte da poveri operai veneti in Audi. Richieste che nei prossimi commenti ci documenterai ampiamente, anche se finora non l'hai fatto perché volevi mantenere la suspance.

    Poi c'è questa storia che, siccome nella scuola lasciano a piedi i precari (e io non ero d'accordo in nessun modo e per quanto ho potuto mi sono opposto) per essere coerente non posso protestare con chi lascia a piedi i neri nelle fabbriche. Ti sembra un ragionamento? Probabilmente sì, ti sembra un ragionamento. E Salvini un maitre à penser, probabilmente.

    Mescoli ad arte (pessima arte) la questione precariato e i licenziamenti in fabbrica. O devo dedurre che la fabbrica deve licenziare i neri non perché neri ma perché precari?

    Stai semplicemente giocando a confondere i concetti: quei neri lì, che dovrebbero essere licenziati perché abitano “da meno tempo”, da quanto tempo abitano lì? Sei mesi, cinque anni, dieci?

    Ho come il sospetto che se fossero davvero tutti appena arrivati, il problema non si porrebbe. Il problema è che qualcuno di loro magari per anzianità avrebbe il diritto a restare.

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  16. Infatti, Leo: il problema si pone (e il caso giornalistico si crea) perche' sono (a maggioranza) neri, il precario licenziato bianco fa meno tenerezza.
    Nel caso padovano, come ricordavo, ci sono anche alloggi popolari occupati (quindi lì la violazione di legge c'è per forza) da anni: il minimo che si possa dire dell'assessorato competente è che non si sia attivato adeguatamente per farli sgombrare.
    Se vuoi i particolari, cercateli.
    Se continui a credere che va bene che non ci siano indigeni nelle case popolari perche' sono tutti troppo ricchi, sei al livello di quelli cui andava bene che non ci fossero neri nelle univeristà dell'Alabama perche' tanto erano tutti troppo stupidi.
    E' la stessa, identica politica, realizzata con vari mezzi.

    tibi

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  17. “il problema si pone (e il caso giornalistico si crea) perche' sono (a maggioranza) neri, il precario licenziato bianco fa meno tenerezza.”

    Abbiamo trasmesso: Essere Mona Oggi

    Padova dev'essere l'unico luogo in Italia dove i giornali li vendi solo se parli dei licenziati afroamericani, perché i bianchi non interessano.

    Avevo detto che ti cancellavo, ma di fronte a dei fiorellini così uno come fa.

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  18. Andrea, se il problema del vicino rumoroso non me lo risolve nessuno, anzi, chi me lo dovrebbe risolvere mi viene a dire che il problema non e' lui che e' stronzo ma sono io che ce l'ho con lui, sai che succede?
    Succede che alla fine voto il bullo, che almeno riconosce che c'e' un problema e se ne fa carico.
    Poi puoi darsi che lui non sia capace di risolverlo, ma sicuramente non lo risolvera' chi invece da' la colpa a me.

    tibi

    "Mi piace"

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