Quale mente insana, in quale condizione di stress psicofisico, ha partorito la pur lodevole iniziativa musicale nota nel mondo come Pavarotti & Friends?

La redazione di Leonardo tentò di fornire una risposta due anni fa.

Prendetela con le molle. Del resto noi, snob come siamo, abbiamo smesso di presenziare da molti anni, e andiamo in giro dicendo che le edizioni migliori restano quelle dei primi anni Ottanta. A quei tempi la diretta tv non c’era, il Maestro era già celebre ma meno pingue, e la Carlucci ancora studiava dizione. Ma erano anni di fermento per la musica, e in piazza Novi Sad non passavano i dinosauri imbalsamati d’oggi, bensì i nomi più in vista del nuovo pop internazionale. Come possiamo dimenticarci il primo duetto con George Michael?

George: And I never gonna dance again

Guilty feet they’ve got no rhytm

Though it’s easy to pretend

I know you’re not a fool

I should have known better than to cheat a friend

And waste a chance that I’ve been given

So I never gonna dance again

The way I dance with you

Luciano: Oimé, e non danzerò mai più

Nell’orma dei passi colposi

Finger già facile fu

Ma con te giammai!

Con te persi un amico che il fato mi dié

E nel pensier io mi torturo

So I never gonna dance again

Come danzai con te



E quello con Serge Gaisburg? Qui Luciano prendeva il posto di Jane Birkin o Brigitte Bardot, riuscendo nell’impossibile impresa di non far rimpiangere né l’una né l’altra:

Pavarotti: Deh! Ché t’amo, io t’amo, oh se t’amo!

Gainsbourg: Moi non plus

Pavarotti: O mio divino!

Gainsbourg: L’amour physique est sans issue

Pavarotti: Tu vai, tu vai e tu vieni

Tra le mie reni

Tu vieni e tu vai

Tra le mie reni

E poi… ti ritrai

Gainsbourg: Je vais, je vais et je viens

Entre tes reins

Je vais et je viens

Et je me retiens…

Pavarotti: No… adesso… vien! (Acuto)

Il primo incontro con Bono… era l’84, mi pare, e il ragazzo aveva ancora quell’aria da scaricatore dei docks di Dublino con l’hobby del rock. Forse fu proprio l’accorata interpretazione del Maestro a conferire a Domenica, trista domenica lo status di inno internazionale.

Pavarotti: Non posso credere alle nuove

Né chiuder gli occhi miei e fingermi altrove

Ahi, quanto / dureremo in questo pianto?

Ahi quanto/ ahi qua… a … a… a… nto

Bono: Tonight we can be as one,

tonight, tonight

Insieme: Domenica trista, domenica trista.

Notevole anche la Non ti (scordare di me) in coppia con Jim Kerr. Ma le vere scintille, Pavarotti le provocava a contatto col pop elettronico. Ricordate la voce del Tenore impastarsi a meraviglia col falsetto di Jimmy Sommerville in Tell me why? (Io e te insieme pugnam pel nostro amor…). La sua versione di Just can’t get enough dei Depeche Mode mantiene a distanza di anni tutta la sua carica vitalistica e trasgressiva:

Luciano: Ognor ti penso, e cresce in me il desio

Dave: And I just can’t get enough, I just can’t get enough

Luciano: Soltanto in te trova conforto il pensier mio

Dave: And I just can’t get enough, I just can’t get enough

Luciano: D’amor io brucio, siccome pira ardente

E bruciando pur non ne ho bastante – mai.

Qualche concessione al passato il Maestro doveva pur farla. Memorabile la sua versione di Light my fire, supportata dai tre Doors superstiti:

Sai ch’io non sarei sincero

Sai ch’io sarei ben bugiardo

Se or io ti dicessi, invero

Che non possiam salir più in alto

Orsù amor appicca il foco

Orsù amor appicca il foco

Di quella pira orrendo… foco!.

Passato e moderno. Sulla passerella i fantasmi dei Doors lasciavano lo spazio ai Clash all’apice della fama:

Diletta mia, mi devi dir

Debbo partirmene o restar?

S’io vado, vi saranno guai?

S’io resto, un doppio amante avrai?

Deh dimmi, mia diletta, inver:

debb’io partirmene o restar?.

E i Police:

Pavarotti: Ogni tuo sospir

Ogni tuo pensier

Ogni tuo piacer, ogni tuo voler

Io ti scruterò

Sting: Every single day

Every word you say

Every game you play

Every night you stay

I’ll be watching you

Pavarotti: Che, non lo sai?

Ti posseggo, ormai,

e reclamo inver

ogni tuo pensier.

Purtroppo tutto quello che ci resta di quegli anni felici sono un pugno di ricordi. Niente registrazioni, mp3, foto, niente. Dobbiamo affidarci alla nostra memoria, lacunosa e non sempre degna di fiducia. Ma saremmo grati se qualcuno ci volesse segnalare altri duetti storici del Maestro. A maggior gloria sua e dei suoi amici, la cittadinanza riconoscente.

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