Giorni vezzosi, inenarrabili

Stavo osservando che non succede al mondo quel che succede al nostro asilo d’infanzia:

il quale – se vi capita di tornarci – si restringe ogni anno un po’ di più: i soffitti si abbassano, lo scivolo rattrappisce, e di quel giardino così grande rimane soltanto uno spiazzo di verde. Al mondo accade l’inverso: ogni anno ingrandisce un po’ di più. Ovvero, noi diventiamo sempre più piccoli, man mano che cresciamo.

Ci è dato nel corso della nostra vita di aumentare le nostre dimensioni per svariati centimetri, e a questa mutazione diamo una grande importanza. Ma non ci accorgiamo di come nel frattempo le nostre aspirazioni si restringano: a otto anni siamo degli Dei, a sedici ancora ancora rivoluzionari, riformisti a trentadue, rassegnati a sessantaquattro. Che ci succede?

Il fatto è che più cresciamo, più viaggiamo e conosciamo luoghi e persone, più saggiamo la complessità del mondo, che da bambini abbracciavamo in pochi essenziali ragionamenti. Man mano le moltitudini diventano liste d’individui, con nomi, cognomi e convinzioni, spesso più forti e radicali delle nostre. È incredibile quanti individui si aggirino per le strade oggigiorno. Gente complessa, irriducibile ai sondaggi. Date un’occhiata ai blog: una moltitudine di liberi pensatori, chi se l’aspettava? Non erano gli anni della piatta omologazione? Tra un po’ li rimpiangeremo.

Così, se penso a questo anno di Movimento, vedo che l’unico progresso apprezzabile è la quantità di persone che ho conosciuto. E questa città che pensavo di conoscere, ora la capisco forse dieci volte meglio. Ma so anche di essere dieci volte meno importante di quello che credevo un anno fa.

E se un anno fa speravo di avere una folla dalla mia parte, ora mi rendo conto di come sia un’impresa anche soltanto convincere una persona, e mi chiedo se mi sia mai successo veramente, se io abbia mai davvero convinto qualcuno di qualcosa. Direi di no.

Dedicato a Madame – che condivide i miei centimetri (e poco altro?)

a gara intorno

Ogni cosa sorride; invidia tace,

Non desta ancora ovver benigna; e quasi

(Inusitata maraviglia!) il mondo

La destra soccorrevole gli porge,

Scusa gli errori suoi, festeggia il novo

Suo venir nella vita, ed inchinando

Mostra che per signor l’accolga e chiami?

Fugaci giorni!

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