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Max è sempre Max. Più matto che mai

MAD MAX 4: THE MEGAN GALE REDEMPTION.

Mad Max: Fury Road (George Miller, 2015)

 

Alcuni lo davano per morto, che era la conclusione più logica visto il mondo là fuori. Per quanto altro tempo avrebbe potuto vagare di oasi in oasi, scappando da questo e da quello, col suo magnetismo animale per i guai? Qualcuno prima o poi se lo sarebbe pur mangiato – non prima di averne spremuto il prezioso sangue – per spolparne le ossa e distillarne idrocarburi. Non è il destino di tutti, in fondo?

 

Altri non si rassegnavano, e col tempo ci avevano imbastito una religione. Avrete notato che funziona quasi sempre così. C’è gente che continua a ricordare un passato, e sperare che prima o poi le cose si sistemeranno, qualche radiazione si dimezzerà, la pioggia non sarà più così acida e la terra ricomincerà a sputar semi buoni da mangiare. È l’idea del paradiso, che a ben vedere crea solo illusioni, civiltà e ogni altra sorta di problemi. Per alcuni è un luogo nel tempo, per altri nello spazio: un walhalla da qualche parte in cielo, o un’oasi al di là della salina. Se hai benzina per duecento giorni di viaggio arrivi ai cancelli dell’Eden: là hanno i prati verdi per giocare a golf e le televisioni con gli show, e state a sentire, per alcuni George Miller è salito su un aereo ad alta quota ed è fuggito laggiù e fa il regista di show con gli animali. Maialini parlanti. È una leggenda così stramba che rischia di essere vera, perché andiamo, chi sarebbe così pazzo da inventarsela? Maialini parlanti, e poi cosa? Pinguini ballerini?

 

J’adore.

Io sono di quelli che non credono né a una versione né all’altra. Per me il pazzo George non è morto e non è in paradiso ad animare cartoni. Secondo me è semplicemente da qualche parte nell’outback radioattivo, che continua a girare in tondo e fuggire dai suoi incubi di medico della mutua australiano che disinfettava le piaghe dei motociclisti. Ogni tanto scappa da qualcuno che lo vuole mangiare, ogni tanto salva donne e bambini da un prepotente. In realtà ormai donne e bambini sono mutati abbastanza da difendersi da soli, e non c’è Fanciulla in Pericolo che all’occorrenza non sappia caricare un ak47 e usarlo, se le rompi le ovaie. Però il pazzo George continua in qualche modo a salvare e scappare: è il suo destino. Secondo i vecchi calendari dovrebbe avere più di 70 anni, ecco anche a questo io non credo: il tempo è fuori i cardini da un pezzo, e il vecchio George non conosce un tempo che non sia l’altro ieri. Il mondo può appassire più o meno rapidamente, ma lui è ancora in giro a scappare e sparare e sbandare e ingrugnire, e da questo lo riconoscete incontrandolo: dalla scia di sangue non digitale che si lascerà dietro. Oppure sarà davanti a voi, e in quel caso alzate le mani e sbarrate gli occhi, non è il caso di opporre resistenza. Lui non usa chroma-key, lui puzza di latte e benzina e sudore polvere da sparo e no. Era il migliore all’inizio dei tempi; e a differenza dei tempi, non è peggiorato. L’ultraviolenza distopica degli anni ’70, l’immaginario post-bomba anni ’80, l’ipercinesi della generazione millennial, per lui sono una sola cosa, un unico film, un solo inseguimento. 

 

Tom Hardy in una delle due espressioni, quella ingabbiata (in realtà è bravissimo com’è sempre, ma non ce ne voglia se festeggiamo il fatto che il prossimo Mad Max dovrebbe ruotare sul personaggio di Charlize.

Se lo incontri e hai bisogno di lui, non offrirgli baci, sa di non meritarli. Il latte materno per lui non ha sapore; ancora più dell’acqua, quel che cerca benzina e munizioni, munizioni e benzina. Non ti aiuterà per amore o per giustizia, ma perché ha una gabbia davanti agli occhi e pensa che tu forse puoi staccargliela. In un mondo di pazzi innamorati della morte, lui non è meno pazzo degli altri; ma ha scelto di sopravvivere. Chi gli farà cambiare idea non è ancora nato. 

 

Al Cinelandia di Borgo S. Dalmazzo (20:20, 22:40 in 2D, oppure, in un inutile 3D, alle 20 e alle 22:35). Sempre in 2D al Fiamma di Cuneo (21:10); al Multilanghe di Dogliani (21:30); ai Portici di Fossano (21:15); al Cinecittà di Savigliano (16:00, 18:10, 20:20, 22:30).

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Spara, sbaglia, crepa, ripeti

Lei è l'”Angelo di Verdun”, e per tutto il film non fai che chiederti: ma perché sbarcate in Normandia se avete già vinto a Verdun? Cioè guardate che non ha senso.

Edge of Tomorrow (Doug Liman, 2014)

 

Presidente, mi scusi l’intrusione, per favore non suoni l’allarme che si trova nel cassetto destro della scrivania. Non urli nemmeno, la prego, ho già neutralizzato sia Antonio che Pasquale. Sì, conosco i nomi di battesimo dei corazzieri. Ora se mi lascia raccontare la mia storia – premetto che all’inizio le sembrerà assurda, ma poi vedrà che tutto quadra. Ah, tra cinque secondi squillerà il telefono. È Clio che vuole sapere se pranza con lei. C’è il polpettone. Dica di no, che ha un impegno importante.

 

Presidente, è il sei novembre 2011, lo spread è alle stelle e lei ha appena ricevuto una telefonata di Silvio Berlusconi che la informa, che ha intenzione di rassegnare le dimissioni. Da qui a un mese Lei scioglierà le Camere. Come posso saperlo? Lo so perché vengo dal futuro. Un futuro possibile, diciamo. In questo futuro, l’Italia è distrutta. È il focolaio di una spaventosa epidemia di influenza che ha già contagiato Europa e Africa. Russia e Cina stanno pianificando di invadere il continente ormai disabitato e spartirsi le risorse, ma non hanno fatto i conti con una mutazione del virus che farà altri miliardi di morti nei loro paesi. Tutto questo – mi creda, la prego – comincia oggi.

 

Tom legge +eventi! e sta facendo proprio quello che gli avevo chiesto un anno fa: un film di fantascienza all’anno – giocando sempre sulla sua immagine, ormai, di replicante di sé stesso. Edge of Tomorrow non ha i guizzi artistoidi di Oblivion, ma ti cattura dal primo minuto all’ultimo senza mai cadute banali.

Tra qualche giorno Lei scioglierà le Camere e indirà nuove elezioni in febbraio che saranno vinte di misura dal PD di Pierluigi Bersani. Per rassicurare i mercati internazionali, Bersani sarà costretto a misure impopolari. Reintrodurrà l’Ici cambiandone il nome, eccetera. Tutto questo è già ampiamente prevedibile, Presidente; ma quello che non avete previsto è l’ondata di rabbia che incuberà nel Paese e trionferà nelle elezioni del 2016, portando il Movimento di Beppe Grillo al 60% – non cominci a ridere come fa tutte le volte, la prego, la prego, potrei avere una di quelle golia che tiene nella ciotola sul comò? Grazie. 

 

Sarà una vera e propria rivoluzione. Il suo successore, Romano Prodi, verrà messo agli arresti con l’accusa di alto tradimento. I Cinque Stelle – so che adesso sembrano inoffensivi, ma non idea di quanta rabbia incuberanno nei prossimi anni – ci sarà una frangia anarconaturista che prevarrà sulle altre e, non appena al potere, renderà tutti i vaccini facoltativi e non mutuabili. Due anni dopo arriverà dall’Anatolia un virus particolarmente virulento, formato da cellule con una singolare proprietà atomica – quantistica, se solo avessi mai capito cosa significa – non sono io il medico, io sono la cavia del suo esperimento – insomma questi virus riescono a spostarsi nello spazio-tempo – cioè: tutti ci spostiamo nello spazio-tempo, ma loro si muovono in modo, diciamo, meno banale. Questo li rende molto virulenti, perché da lunedì possono contagiarti anche se tu occupi lo stesso spazio il martedì, mi capisce?

 

Il mio amico dott. Arci è però riuscito a coltivarne un ceppo tutto particolare e me lo ha inoculato. Questo succede tra dieci anni, secondo il vostro calendario. Tremilacinquecentosettantadue anni fa, secondo il mio tempo personale. Deve capire che io, dopo che Arci mi inocula il virus, mi risveglio nel 6 novembre 2011, trovo una scusa, prendo un treno, arrivo qui al Quirinale, e il più delle volte mi faccio ammazzare da Antonio o Pasquale mentre cerco di entrare qui a discutere con lei. Altre volte invece mi prendono vivo, scambiamo due chiacchiere e poi mi ammazzo io per non perdere tempo. È come in un videogioco dove ogni volta devi cominciare da capo… o quel bel film di Tom Cruise, ha presente? No, certo che no, non è ancora uscito. Allora facciamo così: è come il Giorno della Marmotta, con quel bravo attore americano, Bill Murray, che ogni giorno si sveglia nello stesso posto: ecco. Soltanto che io devo salvare l’umanità, tutte le volte, e non ci sono ancora riuscito, e comincio ad avere un’età, capisce?

 

Tremilaseicento anni, perdio. 

 

Mi affascina il solo fatto che per migliaia di anni non abbiamo mai scritto o letto una sola storia su un loop temporale; poi nel 1993 è uscito Groundhog Day, e da lì in poi la si trova dappertutto, anche negli special natalizi di Paperino. A dire il vero Richard A. Lupoff scrisse un racconto con un loop temporale nel 1973, ma ha rinunciato a fare causa.

Allora, mi creda pure pazzo, ma mi stia ad ascoltare. Chiami Mario Monti. Nel giro di una settimana lo nomini senatore a vita. No, non è lui che salverà l’Italia e il mondo, decisamente no. Ma servirà a prendere tempo. Governerà per un anno, con una squadra di tecnici. Faranno scelte ovviamente impopolari, ma almeno non le caricheranno unicamente sulle spalle del PD. Poi andremo a votare, prima che il Movimento di Grillo abbia il tempo per ottenere la maggioranza assoluta. 

 

Chi vincerà? Ha un’importanza relativa. Posso dirle che ormai le abbiamo provate tutte. Se rivince Berlusconi lo spread schizza a mille, caos, rielezioni, vince Grillo, game over. E io mi risveglio il 6 novembre. 

 

Se vince Bersani, gli mancano comunque i numeri per fare un governo solido. Deve allearsi con Berlusconi in cambio dell’immunità. Dura comunque un paio d’anni e poi caos, rielezioni, Grillo, game over. 

 

Ho anche provato Matteo Renzi. Il sindaco di Firenze, ha presente? Ma certo, ha fatto una leopolda pochi giorni fa, beh, una volta mi sono detto: proviamo. Gli ho fatto vincere le primarie contro Bersani. Poi è andato alle elezioni, ha vinto di poco e ha ottenuto più o meno lo stesso risultato di Bersani: alleanza con Berlusconi, misure impopolari, caos, game over. Le giuro che le ho provate davvero tutte. Sono tremilacinquecentosettant’anni che ci sto provando, capisce? 

 

Ora le spiego la strada più promettente che mi sono aperto fin qui, e per favore non scuota la testa come fa sempre. Ci teniamo Mario Monti per un anno, e poi il Pd vincerà con Bersani, ma di poco, di pochissimo. Infatti dopo più di un mese di trattative lei l’incarico lo darà… non rida… a Enrico Letta. Sì, glielo darà lei, che nel frattempo sarà rieletto presidente – è l’unico modo, mi dispiace – Oh, certo, lei si sente stanco, lei. Vuole sapere come mi sento io dopo tremilaseicento anni?

 

Alla fine è rimasto un film giapponese – benché non ci sia un solo giapponese nel film – come il romanzo illustrato da cui è tratto: un inno ai kamikaze, a dare la vita per la causa suprema, eccetera. Con un finalino hollywoodiano appiccicato malamente che si può perdonare (Lei ci crede un sacco, ha fatto preparazione atletica sul serio).

Nel frattempo Renzi prosegue la sua scalata al partito, senza neanche partecipare alle elezioni. È l’uomo nuovo, capisce. A fine 2013 vince le primarie, diventa segretario del PD, apre a Berlusconi sulle riforme. Solo in quel momento io e lei lo contattiamo e gli raccontiamo tutta la storia, e lo obblighiamo a sostituire Letta a Palazzo Chigi. Sarà una cosa un po’ brusca ma non c’è nessuna alternativa. A fine maggio ci sono le europee e Grillo deve perderle. Quindi Renzi deve vincerle, capisce? 

 

So che ha capito. Questa discussione, l’abbiamo fatta migliaia di volte e mi creda, la conosco meglio di chiunque… come dice?

 

Cosa succederà dopo che Renzi ha vinto alle europee?

 

Eh, saperlo.

 

Vede, non ne ho la minima idea. È una cosa che fin qui non è ancora successa. Mi son detto: proviamo anche questa. 

 

Adesso chiami Mario. No, nell’agenda ha il numero dell’università, ma a quest’ora è al ristorante. Deve chiamarlo al cellulare. Le do il numero. Sì, lo so a memoria. 

 

Edge of Tomorrow è davvero un bel film d’azione con Tom Cruise ed Emily Blunt che sparano a ragni giganti negli esoscheletri. Lo trovate dappertutto: in 2d al Cityplex di Alba (17:00, 19:45, 22:00); al Cinelandia di Borgo S. Dalmazzo (15:00, 15:15, 17:30, 18:00, 20:00, 21:00, 22:35); al Fiamma di Cuneo (17:30, 20:00, 22:35); al Multilanghe di Dogliani (17:30, 20:45); ai Portici di Fossano (16:15, 18:30, 21:15); all’Italia di Saluzzo (16:00, 18:00, 20:00, 22:20); al Cinecittà di Savigliano (16:00, 18:10, 20:20, 22:30); in 3d al Vittoria di Bra (17:30, 21:00). Buona visione!

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La fine del mondo (non è questo gran sballo)

C’è già la gif animata.

Facciamola finita (This Is The End, Evan Goldberg e Seth Rogen, 2013)

 

Seth Rogen (Seth Rogen) e Jay Baruchel (Jay Baruchel) sono due attori canadesi che magari di nome non vi dicono niente ma appena li vedete in video vi sembra di riconoscerli. Seth ha fatto un po’ più di carriera di Jay e vive a Hollywood; Jay non sopporta Hollywood ma è arrivato per il week-end e vorrebbe avere il suo vecchio amico tutto per sé. Seth invece lo trascina alla festa d’inaugurazione della nuova casa di James Franco (James Franco, in una delle sue interpretazioni più convincenti), dove ci sono altri vip che riconosci a malapena e Michael Cera che sniffa come un bidone aspiratutto e tocca il culo di Rihanna (Rihanna). E qualcuno secondo me al cinema ci va semplicemente per questo: vedere Rihanna che prende a ceffoni l’insopportabile strafatto Michael Cera. Jay è sempre più a disagio, e poi… finisce il mondo. Il mondo non fa che finire, al cinema, ultimamente. È il terzo film apocalittico che vado a vedere in un mese. È senz’altro il più bizzarro, ma richiede un po’ di pazienza. Ci sono due modi per approcciarsi a Facciamola finita senza liquidarlo come un film dove attori famosi che non conosci tanto bene interpretano sé stessi in assurde scenate di gelosia e scappano da implausibili mostri digitali.

 

Il primo è stonarsi, prima durante e dopo. Gli autori non ne fanno un mistero: la trama di Facciamola finita è stata buttata giù mentre si passavano la canna, sembra di sentirli mentre si domandano, boh, come funziona l’apocalisse? Come si sale in cielo? Facciamo che si apre un faretto a occhio di bue dal cielo e ti risucchia? Certo, chi non vorrebbe essere risucchiato? Ahahah, risucchiato, hai capito? L’hai capita? E passala, dai. L’altro sistema per penetrare il film è mettersi a studiare il contesto, i generi e i sottogeneri, tanto quanto basta per scoprire che Facciamola finita è una stoner comedy con molta bromance, che si evolve in un apoca-blockbuster. Insomma lo avete capito, io tra la cannabis e wikipedia non ho mai avuto un attimo di esitazione. Il cast del film è lo stesso di una commedia apprezzata anche dalla critica, Pinapple Express, che io ho snobbato, chissà perché? Forse perché in Italia lo hanno venduto al botteghino col titolo Strafumati? Per carità, dal punto di vista commerciale avevano probabilmente ragione. Insomma è una banda di amici che si divertono a prendersi gioco di loro stessi, e questo è notevole: soprattutto James Franco, che si atteggia a collezionista d’arte e poi distrugge le sue opere per barricarsi. Franco e compagni sono attori, tutto quello che sanno è mediato dal mezzo cinematografico: le loro armi sono le armi di scena, quando provano a effettuare un esorcismo usano lo script dell’Esorcista come “manuale”. Tra un colpo di scena e l’altro restano barricati nella villa a mettere in discussione i loro rapporti, sicché il modello inevitabile è quello del Grande Fratello. C’è persino il confessionale. Un grande fratello con le celebrità, la droga, e i mostri demoniaci: non male. Cosa manca? Cosa manca? Rifletti bene. Un aiutino: Rihanna viene inghiottita dagli inferi dopo pochi minuti. Cosa manca? Forse ci sono.

 

Dove sono tutte le donne?

Una commedia senza donne? Sul serio?

 

Emma spacca sei culi alla volta, se la fate incazzare.

Cioè no, a un certo punto salta fuori Emma Watson (Emma Watson) con una grossa ascia. È un momento abbastanza esilarante, ed è bello vedere la piccola Ermione mostrare più scorza di tutti quei maschietti messi assieme, ma svela anche la difficoltà di fare entrare donne in questo film. Così com’è entrata, la Watson se ne deve andare il più presto possibile. Non può restare lì, non funzionerebbe. Porterebbe una tensione erotica, e questo film non può gestire questo tipo di tensione. È un film per adulti, secondo le metriche americane, ma l’eros non c’entra nulla. È per adulti perché è una stoner comedy, un film dove si mostra la droga e la gente che si droga. Tanto la droga è occultata nel realismo televisivo, tanto è esibita in questo tipo di film. Se trovi una lattina aperta, di sicuro ci hanno messo l’ecstasy, e Michael Cera va in giro a soffiarti la coca nel naso. Un’altra cosa che esibisce questo film – tenetevi forte – è una rivista porno. Segnatevela, potrebbe essere l’ultima rivista porno che compare in un prodotto cinematografico. Ne sono consapevoli anche i personaggi: chi è che si compra un giornaletto al giorno d’oggi? James Franco. Dice che gli piace leggere. Una gag d’altri tempi. I personaggi se la contendono con molta più energia di quella spesa per cercare di trattenere Emma Watson. D’altro canto non c’è molto spazio nel loro cuore. Sono troppo impegnati a rimproverarsi tra loro per non essere stati amici fedeli, e perdonarsi, e tradirsi di nuovo, come in un reality ma di soli maschi.

 

È quella cosa che in America si chiama bromance, e che da noi ho il sospetto che non funzioni più di tanto: l’insistenza sull’amicizia virile, ai limiti dell’omoerotismo (che però alla fine viene sempre negato). Il gran bene che vuoi ai tuoi vecchi compagni di spogliatoio, pare che non ci sia altro al mondo. Miliardi di persone sono state o risucchiate in cielo o inghiottite dagli inferi, e non c’è un solo personaggio del film che mostri preoccupazione per famigliari, parenti – mamme, mogli, fratelli, fuori non c’è più nessuno che importi. Le uniche persone importanti sono dentro, e dentro è importantissima questa cosa che Seth abbia tradito Jay con James o con Jonah. Come nei reality, alla fine ti rendi conto che passano il tempo a parlare di nulla. Nemmeno di sé stessi, sarebbe già qualcosa. Ma non ricordo di aver mai visto qualcuno capire sé stesso durante un reality, di solito sono tutti concentrati a parlare alle spalle del tizio che ha imboscato la lattina di fagioli. Il film prende esattamente questa china ed è un peccato, anche perché quando qualche critico USA la definisce la commedia più riuscita e corrosiva dell’anno, io ho il terribile sospetto che abbia ragione; che il convento non stia passando niente di meglio. Facciamola finita è un film divertente, ma ci sono film divertenti che parlano dell’amicizia, dell’amore, della vita, della società, di com’è difficile crescere o invecchiare, eccetera. Facciamola finita non parla quasi di niente. Per un attimo – quando decidono di “farsi tutte le droghe” rimaste in casa, cominci a sperarci: ci siamo, adesso saltiamo di livello, e il film diventa una specie di Grande Abbuffata Americana anni Dieci. Oppure si scopre che tutta l’apocalisse è soltanto un delirio… Invece no, si mettono a ballare come coglioni e finisce tutto lì, anche la droga ne esce malissimo, come un passatempo innocuo che annoia prima della playstation. Il vero tesoro, la cosa più ambita di tutte, più della droga, del giornaletto porno e di Emma Watson, è una merendina.

 

A un certo punto si capisce che non sapevano come andare avanti e si sono detti: mettiamoci i mostri. È un limite di Hollywood, se vuoi, l’assenza di limiti. Se Evan Goldberg e Seth Rogen vogliono dei mostri in un loro film, li ottengono. Anche abbastanza spaventosi. Non importa che spostino i film in una direzione horror che ha poco senso. In passato le limitazioni tecniche avrebbero convinto i registi a farsi venire una vera idea, ma oggi… perché farsi venire buone idee quando puoi risolvere tutto con qualche bel mostro? Così alla fine Facciamola finita rimane sostanzialmente un film dove attori famosi che non conosci tanto bene interpretano sé stessi in assurde scenate di gelosia e scappano da implausibili mostri digitali. Sì, dovevo venire fumato, lo so. Lo trovate al Cinelandia di Borgo San Dalmazzo alle 20:20 e alle 22:40, è vietato ai minori di 14 anni.

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In culo all’Apocalisse

Goya, Blake. Doré. Del Toro.

Pacific Rim (2013, Guillermo Del Toro).

I Kaiju. Io non sono sicuro che a Cuneo possiate capire, che rompimento di coglioni siano i Kaiju. Uno guarda il telegiornale e pensa di farsi un’idea. Anch’io la pensavo così, poi si è aperta la faglia qua dietro. Niente di paragonabile per carità, lo sappiamo che i nostri son kaiju ruspanti, che non tirano giù grattacieli o centrali nucleari. Al massimo se la prendono con un condominio, una palestra, un magazzino. Però davvero non avete idea, di quanto rompano i coglioni i kaiju. Anche quando non escono. Magari stanno fermi per un mese – pensate che in quel mese noi si dorma? No, no, ci vanno nei sogni, li calpestano, sgambettano nei nostri progetti del futuro, ci lasciando la bava, fanno questo i kaiju. Ti svegli urlando: ma prenditi piuttosto un condominio. E lasciami i sogni. Prendi quello sfitto qua di fianco. Tanto i prezzi son crollati. Fanno questo i kaiju. Si siedono sul tuo mutuo ventennale, ci fanno la cacca di ammoniaca. Ti svegli sudato e vedi tua moglie che sta ditando lo smàrfon.

“Ma cosa fai a quest’ora”.

“Ho sentito qualcosa”.

“Stavi sognando”.

“L’hai sentito anche tu, ti sei svegliato”.

“Mi sono svegliato per la lucina di quel cazzo di smàrfon”.

“Vedi? Lo sapevo io. Ne è uscito uno di seconda categoria, a Massa Finalese”.

“Un kaiju di seconda categoria”.

“Esatto”.

“Mi hai svegliato per un cazzo di kaiju di seconda categoria, non lo senti nemmeno con gli strumenti un kaiju di seconda categoria”.

“Magari adesso viene qui”.

“Da Massa fin qui, certo. Manco i pompieri chiamano più, per un kaiju di seconda. Non ci vanno neanche i vigili urbani”.

“Potrebbe essere l’inizio di una sequenza”.

“Se prova ad attraversare il Secchia se lo mangiano le pantegane, un kaiju di seconda categoria. Io te lo rompo quello smàrfon di merda”.

“Me l’hai regalato tu”.

 

 

Brutto pezzo di rettile se ti avvicini di nuovo ti spacco il cranio a randellate giuro che lo faccio

Non so se da Cuneo riusciate a capirci, è che ce li portiamo a letto i kaiju. Di giorno rovistiamo i solai, le cantine abbandonate. Troviamo vecchi bracci di gru, motori dei Landini, campane sganciate da campanili sigillati.

 

“Ma cosa ci vuoi fare con la campana, dai”.

“È bronzo, è buono, ci facciamo la testa”.

“All’età del bronzo siam tornati?”

“Per prendere la rincorsa”.

 

Siamo la resistenza, cos’altro dovremmo essere. Abbiamo vaghe nozioni del tempo e dello spazio. A volte in qualche cassetto ci imbattiamo in un tesoro dell’infanzia – un torso intero di un Mazinga Z, qualche arto di Jeeg robot d’acciaio.

“Questo a diesel funziona”.

“E i raggi gamma?”

“Potremmo usare le resistenze”.

“Si fonde tutto”.

“Va bene, fottiamoci dei raggi gamma. Cerchiamo un’alabarda”.

“Spaziale”.

“L’antenna di via Marx”.

“Perfetta”.

 

Se avessimo saputo che tutto questo ci sarebbe servito – le catene di trasmissione dei Ciao Piaggio, carcasse di betoniere, l’argano dell’OM Lupetto, le teste di Daitarn…

 

Con l’energia del sole bla bla bla beppegrillo bla bla bla… mentre si esibisce i meganoidi fanno in tempo a presentarsi alle elezioni e vincerle.

“Non ci facciamo un cazzo con una testa di Daitarn”.

“Ma dai, è così bella”.

“Lo sai che va a energia solare, sì?”

“Così non sporca”.

“No, macché, devi soltanto rivestire tutta la città di pannelli fotovoltaici, pregare che non piova e aspettare che carichi per una settimana. E dopo hai abbastanza energia per fargli fare la demo. Hai presente la demo, sì?”

E ora con l’energia del sole vincerò!

“Con l’aiuto del sole vincerò. E poi si spegne”.

“Ma no, dai”.

“E il kaiju se lo incula”.

“Che schifo”.

“È successo, sai. A un Gundam di Crevalcore. Si è sbilanciato e si è bloccato a novanta. Il kaiju gli è arrivato dietro in un attimo”.

 “Viviamo in tempi orribili”.

 

Ai bambini non sappiamo cosa dire. Tesoro, ci dispiace, abbiamo fatto un mutuo in una terra di mostri che non avevamo previsto – benché in certi affreschi cinquecenteschi ferraresi risultassero chiarissime evidenze di combattimenti tra draghi ed enormi armature – pensavamo fosse mitologia, pensavamo fosse fiction, ci dispiace tanto. Pensavamo che sarebbe andato tutto bene, l’economia avrebbe tirato per sempre, e sopra i vani degli euromissili americani avremmo riempito tutta questa vallata di villette a schiera col giardino l’altalena e la cuccia del cane. Invece stiamo scavando rifugi anche per te, tesoro. Facciamo fatica a guardarli in faccia, i bambini, e ci rimettiamo a rovistare vecchi garage.

A questo film tutto è concesso, compresa la scena con la bambina con la scarpetta rossa.

 

“Una tastiera alfanumerica, potrebbe servire”.

“Se si leggessero le lettere… butta via, è uno Spectrum a sfioramento, ti partono le lame rotanti senza che te ne accorga. Ci tagliamo i piedi da soli”.

“Non ce le abbiamo le lame rotanti”.

“Mio cugino ha detto che ci porta le frese in ghisa, andranno bene. E questa che cos’è?”

“Robaccia, butta via”.

“Ma sembra antropomorfa”.

“È un pezzo di transformer”.

“Bleah. Ti suona il telefono”.

“Ah sì, è… è l’allarme”.

“Che palle. Che dice?”

“Ma niente, un… un terza categoria”.

“Dove?”

“A Fossoli”.

“Che palle. Che palle”.

“Avevano appena riaperto la scuola”.

“Viene verso di noi”.

“Piscerà su tutta la ciclabile, io adoro quella ciclabile. E la ferrovia…”

“Se intercetta il regionale per Suzzara fa un macello. Ci andiamo?”

“Non so. Abbiamo il torso di un Mazinga, i cingoli di un fiat trattori, la testa in bronzo…”

“Abbiamo l’alabarda”.

“In fondo è solo un terza categoria, voglio dire, gli fai un po’ di paura e scappa via”.

“Oppure gli spacchiamo il culo”.

“Pensi che possiamo?”

“Guardati intorno, fratello. Sta andando tutto a puttane. Dove vorresti essere mentre tutto va a puttane? Dietro una scrivania? In un cantiere? O dentro un torso di Mazinga?”

“Va bene, si va a Fossoli”.

“Stavolta gli spacchiamo il culo a quel bastardo. Dammi la mano”.

 

Abbiamo l’alabarda. Abbiamo i cingoli. Le lame rotanti arriveranno. Cancelleremo l’apocalisse un po’ per volta, come uno scarabocchio: con le nostre gomme staedtler smangiucchiate. I bambini alzeranno la testa e ci guarderanno negli occhi, e vedranno degli eroi.

 

(Pacific Rim è un film di Guillermo del Toro, costato dieci milioni di dollari in meno di World War Z e dieci milioni di volte più bello, con i robottoni di quando eravamo piccoli – sono proprio loro, sono arrugginiti, hanno tutte le scritte consumate, e si smontano appena provi a usarli. Ma sono tornati. Il mondo ormai se ne frega, il mondo ha altre priorità, ma loro hanno un lavoro da finire, un’apocalisse da cancellare. È difficile da spiegare, e non so se a Cuneo interessi. È un film di enormi robot che le prendono da enormi lucertoloni, e io ho pianto per mezz’ora. C’è che odio i kaiju. Li odio veramente tanto). 

 

Pare che sia molto bello anche in 3d – lo dice Bernocchi ed è uomo di fede – la versione in occhialini è al Cinelandia di Borgo San Dalmazzo alle 20:05 22:45 e al Multisala Impero di Bra alle 21:15. Lo trovate in 2d al Cinelandia di Borgo San Dalmazzo alle 20:00 e alle 22:40; ai Portici di Fossano alle 21:30; al cinema Italia di Saluzzo alle 21:30.

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Un film morto. Vivente. No, morto.

I SOLDI DEL BIGLIETTOOOOOOOH.... GGGRRRR....
I SOLDI DEL BIGLIETTOOOOOOOH…. GGGRRRR….

 World War Z (Marc Forster, 2013)

 

1. Qualcosa sta succedendo a tutti i film di zombi. Forse è cominciato con quel telefilm tratto da quel fumetto. O con qualche remake del sequel del remake – insomma, a un certo punto tra i film di zombi si è sparso il contagio, in tutto il mondo sono diventati noiosi e prevedibili. Brad Pitt indaga. Passa da un set catastrofico a Philadelphia a un film di guerra girato in notturna per risparmiare, a un altro set catastrofico in Israele, e ovunque non trova che noia e prevedibilità. Da dove si è diffuso il morbo? “Non importa chi è stato il primo” gli dice una comparsa qualsiasi, “cerca piuttosto un modo per ravvivarli”. Dopo un atterraggio di fortuna in Galles (equipaggio e passeggeri erano stati annoiati a morte dall’ennesimo film di zombi), Pitt precipita nei pressi di una cineteca e ha un’intuizione: per salvare il genere bisogna iniettargli il peggior virus narrativo dell’ultima generazione.
“Ditemi dove lo tenete rinchiuso”.
“No, non possiamo… no! Guarda come ha ridotto Star Trek!”.
“È la nostra unica speranza, liberatelo. Facciamoci tutti un’endovena di Lindelof”.

 

2. Che poi non è nemmeno giusto dare la colpa a Lindelof. È un film nato sbagliato, da un’idea compromissoria (un film di zombi con meno sangue possibile, affinché non sia vietato ai 14enni negli USA che altrimenti restano a casa a guardarsi Romero in dvd), e con la terribile responsabilità di avere devastato un libro omonimo che proprio non se lo meritava. Il risultato finale, dopo ripensamenti e riscritture, sta al libro di Max Brooks come uno zombi sta a un essere umano: il libro era vivo, brillante, pieno di idee e di riflessioni sociali, politiche, economiche; il film è un brandello di narrativa morta, anzi più brandelli di narrativa morti messi assieme, che camminano stancamente in direzione del finale all’unico scopo di infettare qualche altro film, magari un sequel. In un certo senso Pitt e compagnia sono riusciti a realizzare non già un film di zombie, ma un film zombi, un film morto vivente. Più morto che vivente. 

 

CIAO! Che fate di bello? Io ACQUISTO IL CORPO DELLA MOGLIE DI BRAD nei contenuti speciali del DVD.

3. Finalmente un film di cui posso rivelare il finale, visto che lo hanno buttato via e Lindelof ne ha scritto uno diverso (che poi non è neanche così malissimo, dai). Dunque, l’aereo da Gerusalemme atterra senza grossi intoppi in Russia. Qui le simpatiche guardie aeroportuali sparano a tutti i vecchi i deboli e i malati, e arruolano gli altri nella grande guerra patriottica contro gli zombi. Brad e la cecchina israeliana vengono quindi impiegati nella difesa di Mosca, e hanno modo di notare che gli zombi slavi sono molto più lenti di quelli americani o israelopalestinesi. La geniale intuizione è che non reggano il freddo. Appena Brad se ne rende conto, primo al mondo (i canadesi troppo scemi per condividere l’informazione) si appende a qualche telefono satellitare e cerca ovviamente la moglie. Non so se avete notato, ma l’agente segreto delle Nazioni Unite, se deve fare una telefonata sola, non la fa alle Nazioni Unite, ma alla moglie per chiedere se i bambini stanno bene, e la fa coi nostri soldi di contribuenti mondiali, e poi uno si sorprende che gli zombi vincano le elezioni. Comunque. Adesso tenetevi: la famiglia si trova in un campo profughi in Florida, zona subtropicale (quindi zombi velocissimi), e per garantirsi la sopravvivenza la moglie VENDE IL SUO CORPO. E non lo vende a chicchessia, ma per esempio A MATTHEW FOX DI “LOST”, che se siete pronti di riflessi avete notato in una scena iniziale su un elicottero; e se lo avete notato vi sarete pure chiesti: ma che ci fa Matthew Fox di Lost? Nulla; passava sul set per caso in elicottero; ma prima che Lindelof ci mettesse le mani COMPRAVA IL CORPO DELLA MOGLIE DI BRAD PITT, o le faceva da pappone, non ho capito bene. Brad capisce che deve assolutamente tornare a casa prima che le cose si mettano davvero male, quindi attraversa la Russia e il Pacifico e sbarca in Oregon. Fine del film e arrivederci al prossimo. Sette euro bene spesi, vero? Dopo tre anni che ci lavoravano lo script era una cosa del genere. Ne hanno anche girato dei pezzi (la battaglia di Mosca). Poi qualcuno deve essersi detto: ma sul serio? Dopo tutti gli sforzi per produrre un film di zombi senza sangue e sbranamenti; dopo averne girato metà al buio per evitare che si vedano i morsi e le budella; dopo aver dosato il sangue col contagocce… sul serio ci infiliamo il mercimonio della madre di famiglia iuessei? Come siamo riusciti a trasformare un bel romanzo satirico in un polpettone deprimente come questo? Chi ci aspettiamo che verrà a vederlo, quale famiglia porterà i figlioletti al cinema estivo a vedere un film di zombi in cui il papà diventa un fantaccino russo e la mamma con tanto amore per i figli fa le marchette in un campo profughi? Come ne usciamo da questo guaio?

“Apri la valigetta”.

“No, la valigetta no!”
“Non abbiamo altra speranza”.
“Ma hai visto cosa è successo a Prometheus”
“Ti dico che è l’unica speranza. Dieci milligrammi di Lindelof, sparati in vena. Persino gli zombi lo schifano”. 

 

4. Ma Brad Pitt da qui in poi farà sempre così? Metterà la famiglia in tutti i film che fa? Adotterà un bambino ogni volta? Se gli danno i Tre Moschettieri, lo trasformerà in “La famiglia D’Artagnan?” Se Craig gli cede il ruolo, lui sposa Ms Moneypenny nell’episodio “007 – Casa Dolce Casa”?

 

Non è un muro.

5. Per fare un esempio di come il film abbia mortificato il libro: l’episodio di Gerusalemme. Come tutte le cose che c’entrano con Israele, è molto controverso; i muri nel film sono molto simili a quella “barriera difensiva” (era vietato chiamarla “muro”) costruita nel decennio scorso che rese ancora più difficile la vita dei palestinesi ma pose fine agli attentati suicidi in Israele – anche se alla prova dei fatti gli zombi si mostreranno assai più determinati ed efficienti di Hamas e Jihad Islamica. Ma il risultato finale è così amorfo, anche da un punto di vista ideologico, che puoi persino accusare il film di antisemitismo subliminale: c’è una pandemia mondiale di morti viventi e gli israeliani LO SAPEVANO CON UN MESE DI ANTICIPO. Che bella idea, chissà a chi è venuta, chissà quante pacche sulle spalle gli hanno dato, ehi, eppure mi ricorda qualcosa… ebrei che conoscono una catastrofe in anticipo… dove l’ho già sentita? era una leggenda metropolitana, vero? Nel romanzo l’episodio assumeva un indirizzo politico chiaro: Brooks immagina che l’emergenza forzi israeliani e palestinesi a creare uno Stato unitario per fare fronte comune contro i morti viventi – salvo dover fare i conti con una rivolta degli ultrafondamentalisti ebrei che degenera in guerra civile. È forse l’idea portante del libro: gli zombi non sono il vero problema, il problema è la difficoltà degli umani a ad andare d’accordo, a fronteggiare un’emergenza in modo razionale. E poi sì, per Brooks i fondamentalisti sono la quinta colonna degli zombi. È un’idea forte, può farti discutere, ma è irriproducibile in un blockbuster. Non puoi offendere gli israeliani, fondamentalisti o meno, in un blockbuster. Nemmeno i cinesi puoi più offendere, e quindi a Brad nessuno vuole dire che il paziente zero è in Cina. Nel libro era chiaro, nel film non si può dire. Non si può nemmeno spostare in qualche altro Paese, perché è un blockbuster e deve andare nelle sale di tutto il mondo. L’unico Paese di cui può parlare male un blockbuster, lo si capisce con chiarezza, è la Corea del Nord. Quindi, insomma, la globalizzazione porta alla pandemia. Non importa quanto un’idea di partenza sia originale, e interessante, e piena di contenuti originali: quando la trasformi in un blockbuster diventerà invariabilmente la storia di un padre di famiglia che salva il mondo da una minaccia. A quel punto perché non riguardarsi la Guerra dei Mondi, dove i bambini non sono semplici burattini in balia degli incidenti stradali?

 

6. Ancora sull’episodio di Gerusalemme: alla fine gli zombi riescono a saltare la barriera, ma perché? Perché la gente dentro fa troppo rumore. E perché fanno troppo rumore? Perché i palestinesi e gli israeliani stanno innalzando canti di pace, sciagurati! Il complesso militare industriale ce la mette tutta per salvarci dai morti viventi, e i pacifisti con le loro canzoni inutili aprono i cancelli ai morti viventi. Ora, da un punto di vista politico i film catastrofisti si possono dividere in due famiglie, a seconda di come trattano il potere. Possono denunciarne la miopia, mettendo in scena presidenti e generali inetti che prendono decisioni sbagliate (spesso osteggiando con un geniale scienziato che ha capito tutto facendo equazioni sulla lavagna mesi prima). Oppure possono attaccarsi alle braghette dei generali come l’unica risorsa: viva lo Stato d’emergenza. Abbiamo bisogno di un esercito forte, in caso di catastrofi. E abbiamo bisogno di catastrofi, sennò ci stanchiamo a finanziare un esercito forte. Questo film – questa carcassa di film – è del secondo tipo, più per pigrizia che per reale convinzione. Vedi la disinvoltura con cui ammazza subito presidente e vicepresidente, così non c’è neanche bisogno di mostrare un fotogramma di Casabianca, ormai comandano gli ammiragli. E il geniale scienziato? Lo mandano subito nel posto più infestato al mondo, via il dente via il dolore.

 

7. Più che un film catastrofico, insomma, una catastrofe in sé: vedibile, persino divertente a sprazzi, come certi incidenti stradali che ci fanno rallentare, anche se il giorno dopo ricordiamo soltanto il senso di colpa. Vi susciterà la stessa simpatia delle lamiere contorte: un po’ le stesse sensazioni di un B-Movie, ma con tanti milioni di dollari in più. E alla fine capisci come deve sentirsi Lindelof: l’ebrezza del Frankestein della narrativa fantastica anni ’10. Mi avete dato dei pezzi di carne morta, organi sparsi che nemmeno combaciavano, io li ho cuciti assieme, gli ho dato un senso, e adesso vedete: cammina. Sì, via, più che camminare barcolla. Però funziona, si può fare! E arrivederci al sequel. Sì, certo, aspettaci.

 

Se volete evitare War World Z, state alla larga dal Cinelandia di Borgo San Dalmazzo (20:10, 22:40, oppure in 3d, che scuro com’è dev’essere una fregatura memorabile, alle 20:15 e alle 22:45); dai Portici di Fossano (21:30); dal cinema Italia di Saluzzo (20:00, 22:15); dal Cinecittà di Savigliano (20:30, 22:30).